La direttiva 2024/2881 mira a ridurre l’inquinamento atmosferico e fissa un obiettivo ambizioso: raggiungere livelli prossimi allo zero entro il 2050.
Tale obiettivo include limiti più severi per gli ossidi di azoto e per il particolato. Inoltre, la direttiva richiede di regolamentare l’impiego dell’urea solida non protetta, che se distribuita superficialmente è soggetta a elevate perdite per volatilizzazione.
Questa indicazione trova applicazione diretta in Italia con la delibera del Consiglio dei ministri del 20 giugno 2025, che stabilisce il divieto di utilizzo dell’urea dal 1° gennaio 2028 nelle regioni del Bacino Padano.
Tale passaggio segna un cambiamento significativo che costringe il settore a delle alternative per fertilizzare il mais.
Perché l’urea è il concime azotato per eccellenza
L’urea presenta 3 punti forti:
- un’elevata concentrazione dell’elemento nutritivo (46%);
- una tempistica di rilascio più progressiva dei concimi ammoniacali o nitrici;
- il più basso costo per unità di azoto somministrata.
Come viene regolamentato l’impiego dell’urea in Europa
Con modalità e tempi diversi, la risposta alla Direttiva della qualità dell’aria è stata già affrontata e definita in molti dei paesi della UE, spesso nell’ambito dell’attuazione di precedenti provvedimenti normativi, come la Direttiva Nitrati (tabella 1).

Considerazioni agronomiche
È opportuno un breve esame di alcune soluzioni per la protezione del granulo.
Rivestimento del granulo
La prima soluzione riguarda l’impiego di accorgimenti di protezione del granulo di urea dalle perdite di ammoniaca. Numerose soluzioni sono state proposte per offrire un rivestimento del granulo, tuttavia a fronte di una certa efficacia, tali soluzioni sono risultate mediamente costose.
Inibizione dell’ureasi
La soluzione che inibisce l’attività dell’ureasi presenta anch’essa alcune alternativa, tra le quali l’impiego di NBPT e di NPPT che sono le più conosciute e nel caso della prima anche la più diffusa. Rispetto al rivestimento, l’inibizione dell’ureasi risulta meno costosa, non modifica il titolo dell’azoto (46) e al momento è la principale soluzione proponibile.
Urea NBPT tra le alternative per fertilizzare il mais
In termini operativi e con riferimento al mais, le numerose esperienze con l’urea NBPT evidenziano che le modalità di distribuzione possono essere le medesime con un certo vantaggio produttivo a parità di dose o di una riduzione degli apporti in unità di azoto in media del 10% a parità di resa e con costi sostenibili.
Rimangono alcune incognite:
- l’industria dei fertilizzanti dovrà convertirsi rapidamente alla produzione di urea protetta;
- la protezione con inibitori è soggetta a una riduzione della concentrazione residua di NBPT per ossidazione, con conseguenze su logistica e stoccaggi;
- per i concimi con diverse matrici azotate si dovranno definire i contenuti massimi di urea non protetta.
Necessità di una messa a punto della normativa
In conclusione, il mondo agricolo e soprattutto quello dei cereali richiede che la normativa sia messa a punto celermente perché tutto il settore possa adeguarsi e la tecnica agronomica trovare applicazione.
Tratto dall’articolo pubblicato su L’Informatore Agrario n. 03/2026
Le alternative all’urea per fertilizzare il mais
di A. Reyneri, R. Meloni
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