La «sfida» del Green Deal attende i biostimolanti

Il prossimo decennio sarà decisamente intenso per il settore dei mezzi tecnici, dagli agrofarmaci ai fertilizzanti passando, soprattutto, per i biostimolanti, che si dovranno misurare con le nuove sfide poste dal Green Deal, in particolar modo quelle relative alla strategia Farm to Fork e biodiversità.

Sono sfide che vedono alla prova, in primis, i produttori di mezzi tecnici, chiamati a investire sempre di più in Ricerca e Sviluppo per fornire agli agricoltori prodotti con minore impatto sull’ambiente e con performance sempre più elevate. «Il settore dei fertilizzanti vede con favore i principi del Green Deal e riteniamo fondamentale individuare tutte quelle misure opportune per promuovere un’agricoltura ancora più sostenibile». A dirlo è Giovanni Toffoli, presidente di Federchimica-Assofertilizzanti, a cui abbiamo posto alcune domande.

Dott. Toffoli, per le imprese produttrici di fertilizzanti l’economia circolare e il miglioramento delle performance dei prodotti sono concetti ormai familiari.

Il concetto di economia circolare è oggi uno dei presupposti fondamentali per raggiungere la neutralità climatica (una delle parole d’ordine del Green Deal) e il nostro obiettivo dovrà essere quello di andare a migliorare e/o creare nuove tecnologie utili alla mitigazione dei cambiamenti climatici. I biostimolanti, ad esempio, giocano un ruolo fondamentale in questa transizione.

Giovanni Toffoli, presidente di Federchimica-Assofertilizzanti

Questi prodotti hanno, infatti, la capacità di intervenire su quei processi fisiologici della pianta in grado di migliorarne la resistenza agli stress abiotici, ovvero tutte quelle avversità climatiche che interferiscono negativamente sul ciclo colturale delle piante. Rappresentano quindi un valido strumento a disposizione degli agricoltori per fronteggiare il cambiamento climatico.

L’impiego dei biostimolanti, inoltre, unitamente all’adozione dell’agricoltura di precisione, dell’uso di sistemi di difesa biologica e integrata e del miglioramento genetico, contribuirà a realizzare un efficace modello di intensificazione sostenibile delle colture, percorso virtuoso su cui le imprese operanti in Italia hanno sempre scommesso.

Il Comitato europeo per la standardizzazione CEN/TC 455 sta lavorando agli standard analitici dei biostimolanti, per definire prove sperimentali e metodiche di laboratorio per la loro valutazione di conformità. Perché è un passo importante per questa categoria?

L’Italia e l’industria italiana hanno dato fin da subito un contributo fondamentale all’interno di questi tavoli di lavoro. Tali gruppi sono, infatti, presidiati in larga maggioranza dalle autorità e dagli esperti – di cui molti sono italiani (a cui è stato anche affidato il coordinamento di due Working Group) – provenienti dal mondo della Ricerca, Università e dalle imprese di settore, segno evidente della professionalità e delle altissime competenze presenti in questo settore nel nostro Paese.

Entrando poi nel merito dei lavori, ci tengo a evidenziare che questo tipo di attività sono fondamentali per fornire non solo alle Autorità di controllo e sorveglianza, ma anche alle Imprese, una serie di indicazioni chiare e rigorose per valutare le caratteristiche intrinseche dei prodotti e testarne l’efficacia agronomica in campo.

Saranno, infatti, messi a disposizione metodi di valutazione standardizzati in grado di verificare l’efficacia dei claim dichiarati nelle etichette dei biostimolanti. Il comitato dei biostimolanti, che opera in seno al CEN (TC 455) sta già affrontando diversi temi specifici, come, ad esempio, la definizione degli standard per la valutazione dei requisiti qualitativi dei prodotti, le modalità di campionamento, e, soprattutto, la messa a punto di protocolli ad hoc per la determinazione delle prove agronomiche sperimentali atte a comprovare la funzionalità del prodotto, nonché la realizzazione di un glossario tecnico-scientifico al fine di standardizzare le terminologie a livello internazionale. I lavori sono molti e per questo è necessario la partecipazione di tutti per riuscire a rispettare i tempi imposti dalla Commissione per arrivare preparati alla commercializzazione dei nuovi prodotti nel 2022.

I biostimolanti saranno quindi dotati di un’etichetta che aiuterà gli utilizzatori a impiegarli al meglio, ma quali sono i tempi previsti?

Le tempistiche sono chiare, il nuovo regolamento dei fertilizzanti (regolamento UE 1009/2019) si applicherà a partire dal 16 luglio 2022, pertanto i prossimi anni saranno fondamentali non solo per rivedere i modelli di produzione, ma anche per adeguare le etichette dei prodotti. Le nuove etichette, data la complessità dell’impianto normativo e la numerosità delle materie prime impiegabili nella produzione di biostimolanti saranno ancora più dettagliate attraverso l’aggiunta di un set di informazioni che metteranno l’agricoltore nelle condizioni di operare al meglio, sfruttando al massimo le performance del prodotto. Un esempio per tutti riguarda le istruzioni in cui deve essere indicato l’effetto dichiarato per ogni pianta bersaglio, purché l’informazione riportata in etichetta si riferisca a fattori verificabili.

Un altro aspetto che merita di essere evidenziato è che il nuovo sistema di etichettatura prova a disciplinare la questione «dual use». Un qualsiasi prodotto fertilizzante, infatti, tra cui anche un biostimolante, che contiene sostanze per le quali sono stati stabiliti dei limiti massimi per i residui (disciplinati dal regolamento 396/2005), deve riportare in etichetta specifiche istruzioni che garantiscono che l’uso previsto del prodotto non comporti il superamento di tali limiti nei prodotti alimentari o nei mangimi.

 

Articolo di L. Andreotti pubblicato su L’Informatore Agrario n. 38/2020