Gli effetti del conflitto tra USA e Israele contro l’Iran, iniziato il 28 febbraio scorso, si stanno già facendo sentire sul mercato dei fertilizzanti.
L’urea, strettamente legata all’andamento del prezzo del gas, è tra i prodotti più colpiti.
L’ultima quotazione della Borsa merci di Torino del 5 marzo indica l’urea agricola a 665 euro/t, con un aumento del 14% rispetto alla settimana precedente e del 24% dall’inizio dell’anno. Un balzo che rispecchia l’impennata dei prezzi registrata anche sui mercati internazionali.
Mercati immobile
Dietro questi numeri, però, c’è una situazione più complessa: il mercato reale è praticamente fermo. Le scorte presenti sul territorio italiano sono molto basse, conseguenza diretta della forte volatilità delle quotazioni degli ultimi mesi. Chi dispone ancora di qualche quantità di prodotto preferisce non venderla, mantenendo un atteggiamento prudente in attesa di capire come evolveranno le tensioni geopolitiche e i prezzi.
Blocco dello Stretto di Hormuz
Il blocco totale dello Stretto di Hormuz da parte del Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche (IRGC) rappresenta uno degli scenari più critici per l’economia globale. Attraverso questo corridoio marittimo passa circa un quinto del petrolio mondiale e oltre il 30% del gas naturale liquefatto, rendendolo uno dei principali «colli di bottiglia» energetici del pianeta.
Attualmente centinaia di petroliere sono ferme nel Golfo Persico e i prezzi di petrolio e gas sono schizzati verso l’alto, con il Brent balzato oltre i 90 dollari al barile e il gas europeo in aumento del 25–50%.
Il nodo Egitto
Con forti probabilità l’urea proveniente dall’Egitto risentirà di questo contesto; non a caso il Paese ha sospeso temporaneamente le esportazioni di gas naturale attraverso l’impianto di liquefazione di Idku, a Nord, per rafforzare le forniture al mercato interno e tutelare la stabilità della rete elettrica nazionale.
L’unico Paese realmente autosufficiente nella produzione di urea è l’Algeria, che però dispone di una capacità produttiva molto inferiore rispetto a quella egiziana.
La situazione in Italia
In Italia, secondo indiscrezioni, Yara non riavvierà gli impianti: questo significa che non ci sarà produzione nazionale di urea.
Il problema centrale resta comunque il gas. Se questa risorsa manca, a fronte di una domanda interna che rimane estremamente rigida, la produzione di concimi azotati di sintesi diventa sostanzialmente impossibile.
Di conseguenza, per i prossimi due mesi reperire urea per le colture in campo o di prossima semina sarà una missione davvero complicata.
Tratto dall’articolo pubblicato su L’Informatore Agrario n. 6/2025
Guerra in Iran: scatta l’allarme prezzi (e forniture) per l’urea
di Lorenzo Andreotti
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