Cercospora della bietola, come prevedere le infezioni

La cercospora della bietola (Cercospora beticola Sacc.) rappresenta in Italia la principale patologia della barbabietola da zucchero, causando un danno produttivo fino al 40% (in funzione dell’epoca di estirpo e della gravità di attacco). Le piante colpite iniziano a produrre una nuova rosetta di foglie per sopperire a quelle necrotizzate, influenzando negativamente il peso della radice e il contenuto di zucchero.

In questi ultimi anni il fenomeno si è aggravato non solo per i noti fenomeni di ceppi di cercospora divenuti resistenti a numerosi fungicidi sistemici, ma anche per il forte stress da siccità e soprattutto da elevate temperature che subiscono i bietolai a seguito dei cambiamenti climatici. Le elevate temperature, oltre ad accelerare il fenomeno di disseccamento fogliare, possono indurre un surriscaldamento dei tessuti alla base del colletto, con conseguente aumento dei fenomeni di retrogradazione (perdita di polarizzazione), fino all’innesco di vere e proprie marcescenze della radice.

Sviluppo dei modelli previsionali e monitoraggio dei conidi

Sulla base delle conoscenze del ciclo biologico della cercospora sono stati sviluppati i modelli previsionali. Questi rappresentano l’elemento chiave per prevedere lo sviluppo della cercospora e intervenire con la massima tempestività e razionalizzazione dei trattamenti fungicidi. I modelli previsionali messi a punto dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza sono Cercopri e Cercodep, adottati dal Servizio fitosanitario dell’Emilia-Romagna nell’ambito dell’attività di previsione e avvertimento svolto in ambito regionale. Tali modelli consentono di individuare due aspetti basilari: la prima comparsa della malattia, sulla base del calcolo delle condizioni necessarie per l’insediamento delle prime infezioni; lo sviluppo dell’infezione dopo il suo insediamento (area fogliare ammalata) e la previsione del posizionamento ottimale dei trattamenti.

Per prevedere gli attacchi di cercospora della bietola, oltre alle condizioni ambientali di sviluppo (modelli previsionali) è necessario monitorare in campo dapprima l’arrivo dell’inoculo sui bietolai, poi la diffusione, nonché la concentrazione dei conidi aerodiffusi nel corso della stagione. La conoscenza della dispersione temporale dell’inoculo di C. beticola può fornire informazioni utili che potrebbero essere utilizzate per ottimizzare la gestione degli interventi di contenimento della malattia, nonché fornire un supporto alla validazione dei modelli previsionali già adottati. D’altra parte un ruolo chiave per la diffusione della malattia è la conoscenza dell’arrivo dei conidi sulle foglie di bietola, oltre che le condizioni di sviluppo. Entrambi questi aspetti possono essere perseguiti mediante l’impiego dei captaspore.

 

Tratto dall’articolo pubblicato su L’Informatore Agrario n. 24-25/2019
Cercospora della bietola, quando iniziare i trattamenti
Di G. Campagna, R. Bugiani, R. Pilani
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