Qualità e sostenibilità per il futuro del mais

mais

Impegnative e imprevedibili: questi due aggettivi caratterizzano le sfide che attendono il futuro del mais italiano, che per continuare ad essere una coltura di riferimento per gli areali della Pianura Padana dovrà contare sempre di più sulla ricerca e sull’assistenza tecnica.
Questo tema è stato al centro della partecipatissima 7° edizione dell’evento «Agricoltura conservativa: dalla teoria alla pratica» organizzato a Montichiari (BS) dal Condifesa Lombardia Nord Est.
Dopo i saluti del presidente Giacomo Lussignoli, del direttore Fernando Galvan, della consigliera regionale Federica Ebis e del presidente di Coldiretti Lombardia Paolo Voltini, quest’anno la giornata si è aperta con l’assegnazione del premio intitolato a Mauro Agosti, compianto responsabile del servizio tecnico venuto a mancare nel 2017.
Ad essere premiati sono stati alcuni studenti e classi degli istituti «G. Pastori» di Brescia e «V. Dandolo» di Bargnano (Brescia) per il loro impegno «in campo» in collaborazione con i tecnici del Consorzio.

Un momento della premiazione in memoria di Mauro Agosti

Agrotecniche e genetica contro il clima che cambia

La sessione tecnica è stata aperta da Andrea Giuliacci, Meteorologo di Meteo Expert e volto noto delle reti Mediaset, che ha fatto il punto sul cambiamento climatico in atto: «luglio 2019 è stato a livello planetario il mese più caldo dell’Era Moderna e l’Italia è un “hot spot” di questa evoluzione del clima.
In Italia dagli inizi del 1800 le temperature medie sono salite di oltre 2 gradi e il 2018 è stato l’anno più caldo. Dal 1880 le piogge sono diventate più irregolari e si sono estremizzate: siccità più frequente, ma anche nubifragi più numerosi».

Questo andamento meteo ha influito pesantemente su resa e qualità del mais e secondo Amedeo Reyneri, docente di agronomia e colture erbacee presso l’Università di Torino «è necessario adottare nuove strategie agronomiche mirate all’anticipo della fioritura del mais senza dimenticare le concimazioni starter, la difesa della plantula e anche l’impiego di biostimolanti al seme. In un contesto di prezzi internazionali bassi e mercati aperti – ha aggiunto Reyneri – il mais nazionale si ridurrà ulteriormente se non riprende il circolo virtuoso delle produzioni e non si recupera valore con le specialità in filiera, senza dimenticare che è fondamentale aumentare l’efficienza dei fattori della produzione».

Anche le risorse genetiche possono giocare un ruolo importante: «la biodiversità costituisce una preziosa sorgente di nuovi genotipi – ha sottolineato Carlotta Balconi, del CREA – Cerealicoltura e Colture Industriali di Bergamo. Le diverse situazioni pedoclimatiche del nostro Paese e le distinte modalità di coltivazione hanno dato luogo a numerose varietà locali di mais che, se adeguatamente valorizzate, potrebbero giocare un ruolo cruciale nello sviluppo di nuove varietà in grado di contrastare le sfide derivanti dai cambiamenti climatici».

I tanti partecipanti alla settima edizione del convegno

«Sul fronte della battaglia qualitativa per il mais del futuro – ha evidenziato Davide Ferrigo, ricercatore del Dipartimento Territori e Sistemi agroforestali dell’Università di Padova – è importante prendere in considerazione l’importanza dello sfruttamento delle difese naturali delle piante mediato da microrganismi, ma anche la diversa suscettibilità dei diversi ibridi di mais alle malattie. Le nostre evidenze sperimentali hanno inoltre messo in luce che alcune pratiche dell’agricoltura conservativa sembrano in contrasto con la riduzione del rischio micotossine nel mais, ma è possibile sfruttare il biocontrollo per ridurre l’inoculo dei funghi patogeni e micotossigeni nei residui non interrati».

Qualità per la zootecnia

La mattinata si è conclusa con gli interventi di Giorgio Colombo e Adriano Politi, di Syngenta, che hanno spiegato quanto tecnologia e genetica siano fattori essenziali sia per la sostenibilità del mais, sia per ottenere trinciato di mais di qualità e soprattutto omogeneo, introducendo al contempo la sessione pomeridiana, che è stata aperta da Elena Bonfante, alimentarista di Dairy Innovations Italia, che ha posto l’accento su quali siano le scelte da compiere quando il prodotto mais è destinato all’alimentazione delle bovine. Sullo stesso tema, ma dedicato ai suini, è stato l’intervento di Simone Bergamini, tecnico per Assocom-O.P.A.S., mentre Pietro Marino, ricercatore del Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’ Università degli Studi di Milano ha concluso la giornata parlando di impiego di cover crop in maiscoltura: «nel contesto della pianura lombarda alcune varietà specifiche di cover crop (senape bianca, avena strigosa, segale, trifoglio alessandrino, veccia villosa) hanno grandi potenzialità produttive in termini di biomassa, mentre l’effetto sulla produzione e asportazione di azoto dalle cover crop utilizzate in precessione non ha dato risultati altrettanto apprezzabili, ma la ricerca continuerà nei prossimi anni».

 

Lorenzo Andreotti