Il mais italiano sta affrontando una delle stagioni più difficili degli ultimi anni. Dall’inizio dell’estate, i comunicati diffusi da Coldiretti, Confagricoltura e dai Consorzi di difesa territoriali evidenziano uno scenario caratterizzato da eventi climatici estremi e spesso contrapposti: da un lato la siccità prolungata e le ondate di calore, dall’altro violenti temporali, grandinate e raffiche di vento superiori ai 100 km/h. Il risultato è un quadro di forti perdite produttive e di crescente instabilità per una coltura strategica come il mais.
Mais sotto pressione per lo stress idrico
Secondo la recente «mappa della sete» elaborata da Coldiretti, il principale fattore di rischio nelle regioni del Centro-Nord è stato lo stress idrico. In Piemonte le perdite stimate per le principali colture, tra cui il mais, oscillano già tra il 30% e il 40%, con il rischio di arrivare a livelli ancora più elevati in assenza di precipitazioni significative. Situazioni critiche vengono segnalate anche in Lombardia, dove molti agricoltori hanno anticipato le trinciature per limitare i danni da carenza idrica, e in Veneto, dove l’irrigazione di soccorso non sempre riesce a compensare le alte temperature.
Temporali e grandine aggravano i danni
In Emilia-Romagna, alle conseguenze della siccità si sono aggiunti gli effetti dei fenomeni temporaleschi. Coldiretti segnala riduzioni produttive del mais fino al 30% in alcune aree del Bolognese, mentre i nubifragi di metà luglio hanno provocato vaste superfici di colture allettate, compromettendo la raccolta e aumentando il rischio di perdite qualitative della granella. Le prime ricognizioni parlano di danni per milioni di euro tra produzioni agricole, impianti e strutture aziendali.
Ancora più pesante il bilancio nelle province lombarde di Mantova e Cremona. I comunicati Coldiretti riportano tempeste caratterizzate da fenomeni assimilabili a “tropical storm”, con mais e sorgo completamente abbattuti. In alcune aree dell’Alto Mantovano le organizzazioni agricole temono perdite fino all’80% della produzione. Parallelamente, il Condifesa Mantova-Cremona (Codima) riferisce un forte incremento delle denunce di sinistro relative a mais, soia e pomodoro da industria a seguito delle grandinate e delle raffiche superiori ai 100 km/h registrate nella seconda metà di luglio.
Anche Confagricoltura, attraverso le strutture territoriali, ha documentato danni significativi. In provincia di Piacenza, dopo le grandinate di inizio luglio, numerosi appezzamenti maidicoli hanno subito fenomeni di allettamento diffuso. Le prime valutazioni raccolte dall’organizzazione indicano parcelle completamente compromesse, con interi appezzamenti di mais schiacciati dal vento proprio nella fase cruciale dello sviluppo vegetativo.
Costi aziendali in forte in aumento
Dal punto di vista tecnico, gli eventi registrati nel 2026 confermano la crescente vulnerabilità del mais agli estremi climatici. La scarsità d’acqua riduce lo sviluppo della coltura e penalizza l’impollinazione, mentre venti e grandine provocano allettamento, rottura degli stocchi e perdita diretta di produzione. A ciò si aggiungono maggiori costi irrigui, aumento delle spese energetiche e incremento delle richieste di risarcimento assicurativo
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