zootecnia, un settore fragile da proteggere
Non più il “grande imputato” del cambiamento climatico, ma un settore fragile, strategico e da proteggere. Con una netta inversione di rotta rispetto alla stagione dei vincoli del Green Deal, la Commissione europea ha adottato lo scorso 7 luglio la sua prima Strategia zootecnica globale, accompagnata da un Piano d’azione per le proteine.
L’obiettivo è blindare un comparto che in Europa vale 400 miliardi di euro di fatturato, conta 4 milioni di aziende agricole e dà lavoro a 7 milioni di persone, spesso in aree rurali altrimenti destinate allo spopolamento. Per farlo, Bruxelles propone un nuovo approccio basato su cinque pilastri, preferendo gli incentivi economici e i percorsi volontari ai divieti calati dall’alto.
I 5 pilastri della nuova strategia
- Scudo contro le crisi: Bruxelles intende potenziare gli strumenti di gestione del rischio, ipotizzando un nuovo sistema di assicurazione e riassicurazione per tutelare gli allevatori dai danni causati da epidemie e shock climatici.
- Competitività e reciprocità: La transizione verso allevamenti senza gabbie sarà sostenuta da fondi dedicati. Inoltre, l’UE si impegna a pretendere il rispetto degli standard europei (soprattutto sul benessere animale) anche per i prodotti importati dall’estero, nel rispetto delle norme OMC.
- Sostenibilità su misura: Stop alle penalizzazioni generiche. Verranno creati metodi armonizzati per calcolare le emissioni reali a livello di singola azienda. Le riforme sul benessere animale (per galline, polli e suini) saranno graduali, basate su dati scientifici e accompagnate da adeguati sostegni finanziari.
- Presidio del territorio: Per contrastare l’abbandono delle aree vulnerabili, nasce l’idea di una “tabella di marcia” per i macelli mobili o a bassa capacità, riducendo così lo stress dei trasporti per gli animali e valorizzando le filiere cortissime.
- Un “Marchio di Eccellenza” europeo: Verrà creato un sistema di certificazione per rendere visibili e remunerativi sul mercato gli alti standard di qualità, sostenibilità e origine della carne e dei derivati dell’UE.
La sfida della sovranità proteica: target 35% entro il 2035
Insieme alla strategia per l’allevamento, Bruxelles ha presentato il Piano d’azione per le proteine. L’Europa soffre storicamente di una forte dipendenza dall’estero per i mangimi e le colture proteiche (come la soia).
I dati parlano chiaro: oggi solo il 25% delle proteine vegetali consumate nell’UE è prodotto internamente. L’obiettivo del nuovo piano è portare questa quota al 35% entro il 2035, incentivando la coltivazione di leguminose e oleaginose nei campi europei, riducendo la dipendenza dalle importazioni e migliorando la circolarità delle risorse.
Un cambio di paradigma nato dal dialogo
Questo pacchetto di riforme non nasce da decisioni unilaterali, ma è il frutto di oltre un anno di serrati negoziati tra la Commissione, gli Stati membri, le associazioni di categoria (in primis il Copa-Cogeca) e la società civile. Dopo anni di tensioni e proteste dei trattori, l’Unione Europea sembra aver compreso che la transizione ecologica non può essere fatta contro gli allevatori, ma deve essere realizzata con gli allevatori.



