Parlare di castagne in piena estate per scardinare il luogo comune che lega questo prodotto esclusivamente ai mesi autunnali. È questo il presupposto strategico del “Castanetum Flower Festival”, evento in programma dal 20 giugno al 20 luglio (per cinque fine settimana) lungo tutta la penisola nelle Città del Castagno. L’iniziativa è stata presentata a pochi giorni dal suo via ufficiale a Roma, presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati a Montecitorio. L’obiettivo è accendere i riflettori su una filiera che necessita di cura, programmazione e investimenti dodici mesi l’anno, valorizzando il territorio anche nei periodi non convenzionali.
L’incontro romano ha fornito l’occasione per un confronto tecnico sul futuro della castanicoltura italiana, un comparto che rappresenta un asset vitale per le aree interne: si stima generi un valore economico annuo compreso tra i 2 e i 4 miliardi di euro, sostenendo circa 18.000 aziende agricole e garantendo occupazione a 25.000 addetti diretti. Numeri importanti che si scontrano, tuttavia, con la necessità di un quadro normativo aggiornato, indispensabile per contrastare l’abbandono colturale e affrontare la competitività del mercato globale.
La forbice statistica
La discrepanza tra i circa 40.000 ettari censiti dall’Istat e gli 800.000 ettari totali stimati dall’Inventario Forestale Nazionale (INFC) dipende esclusivamente dai criteri di classificazione. Il dato Istat mappa la Superficie Agricola Utilizzata (SAU), ovvero i soli frutteti professionali in attualità di coltura. L’Inventario Forestale fotografa invece l’intera estensione biologica della specie (pari al 9,2% del patrimonio boschivo nazionale): di questo areale, il 75% è costituito da castagneti da legno, mentre oltre il 36% è rappresentato da boschi invecchiati o privi di gestione, improduttivi per le aziende ma cruciali per la tenuta idrogeologica.
Il nodo legislativo
Proprio sul recupero produttivo di questo patrimonio si gioca la partita della futura legge quadro nazionale sulla castanicoltura (disegni di legge A.C. 170, 565, 616 e 754). Si tratta di un provvedimento dalla gestazione particolarmente lenta, già all’esame del Parlamento nella scorsa legislatura; l’obiettivo attuale delle forze politiche è accelerare l’iter per giungere a un’approvazione definitiva entro la fine di quella in corso. Alla conferenza stampa di presentazione a Montecitorio, coordinata dall’onorevole Alessandro Giglio Vigna (Lega), hanno preso parte anche i deputati del PD Antonella Forattini, Sara Ferrari e Marco Simiani, a testimonianza di un impegno bipartisan.
Il fulcro tecnico della riforma risiede nella semplificazione burocratica, un concetto approfondito da Massimo Seragnoli, coordinatore del Festival. Il problema centrale oggi è di natura giuridica: i castagneti storici sono spesso sottoposti a rigidi vincoli forestali che equiparano il castagno a un qualsiasi albero di un bosco selvatico, limitando o vietando gli interventi dell’uomo. Seragnoli ha chiarito che la nuova legge dovrebbe invece riconoscere la specificità del castagno come pianta da frutto, restituendo all’agricoltore la piena autonomia di intervenire con potature, innesti e operazioni di pulizia senza dover affrontare lunghe trafile autorizzative. L’obiettivo è legittimare la figura del castanicoltore come “custode” del territorio: la sua azione sulla pianta non è un danno per l’ambiente, ma la prima garanzia per mantenerla in salute e produttiva.
Fare squadra
Sul fronte economico, la priorità della filiera è invertire un trend commerciale negativo che dal 2012 vede l’Italia importare più castagne di quante ne esporti, a causa della forte pressione sui prezzi esercitata dai mercati asiatici.
In questo scenario, i distretti agroalimentari di qualità si confermano strumenti essenziali di progettazione integrata per aggregare le piccole produzioni frammentate. Come ricordato da Roberto Mazzei, referente del Distretto della Castagna della Campania, «la montagna si mantiene viva solo se vi si può accedere e se si garantisce la sostenibilità economica del reddito degli agricoltori. La strategia per il futuro passa anche da un percorso di educazione e conoscenza del prodotto che deve partire dalle scuole, coinvolgendo i bambini».
Il rilancio del settore richiede un coordinamento istituzionale duraturo, come l’accordo siglato tra UNCEM e l’Associazione Nazionale Città del Castagno. Per Igor De Santis, rappresentante UNCEM, il castagneto va considerato a tutti gli effetti «un’infrastruttura delle aree interne, un simbolo che storicamente ha retto l’economia di innumerevoli realtà collinari e montane. Oggi va guardato come un’opportunità da declinare in chiave multifunzionale: agricoltura, produzione di qualità e turismo rigenerante».
Lorenzo Fazzi, presidente dell’Associazione Nazionale Città del Castagno, ha indicato i tre pilastri per il futuro del comparto: “Identità come presidio del territorio, aggregazione delle forze produttive e convergenza istituzionale. È fondamentale parlare con una voce unica per valorizzare e salvaguardare il castanea sativa europeo anche all’interno del tavolo di settore ministeriale della frutta in guscio appena riattivato”.
Un’esigenza di coesione ripresa dall’on. Giglio Vigna, che ha sottolineato il valore della cooperazione per la deeper Italy, l’Italia profonda dei piccoli comuni: «Lo spirito di questo festival diffuso dimostra che le aree interne devono fare squadra per superare l’isolamento e valorizzare le proprie eccellenze».
Gaetano Menna



