Pomodoro al Centro-Sud a rischio anarchia

raccolta pomodoro da industria

Il potenziale del pomodoro da industria italiano si attesta sui 5,8 milioni di t ma la campagna 2026 viaggia a due velocità. Il Nord ha fissato il prezzo a 134-137 euro/t lo scorso 27 marzo (un timing comunque tardivo), mentre al Centro-Sud regna lo stallo. Arrivati a meno di un mese dalla raccolta, manca ancora l’accordo sul prezzo. Ne parliamo con Michele Ferrandino, anello di congiunzione di Cia-Agricoltori italiani con l’Oi Pomodoro Centro-Sud e coordinatore delle datoriali facenti parte dell’organismo interprofessionale.

Ferrandino, siamo al 9 giugno e manca l’intesa. Con quale spirito vi avvicinate alla raccolta?

La preoccupazione tra i produttori è altissima.

Michele Ferrandino

Coltivare 1 ha di pomodoro al Sud oggi costa all’incirca tra i 12.000 e i 12.500 euro/ha. Sono capitali importanti che non possono essere investiti navigando a vista, senza alcuna garanzia sui prezzi di ritiro e sui margini di rientro. Trovarsi a ridosso della campagna di raccolta in questa situazione di totale indecisione significa non poter fare impresa.

Cosa si rischia materialmente ad arrivare alla raccolta e alla consegna senza un contratto?

Andiamo incontro all’anarchia totale nella filiera. Senza uno scudo contrattuale condiviso, i produttori sono completamente in balia della controparte industriale.

Lo scorso anno il Tavolo interprofessionale aveva prodotto l’intesa, ma poi quell’accordo non è stato rispettato. Cosa è successo?

L’anno scorso il Tavolo aveva fatto pienamente il suo dovere definendo un buon accordo, concepito per ottenere il riconoscimento erga omnes. Se l’accordo fosse diventato erga omnes, tutte le aziende sarebbero state obbligate per legge a rispettarlo. Il problema è nato quando alcune Op dissenzienti sono uscite dall’Oi: con la loro fuoriuscita, infatti, sono venuti a mancare i numeri della rappresentatività necessari per far scattare l’obbligatorietà collettiva. Da quella fuoriuscita è nato il «mercato delle vacche» e la rincorsa ai rialzi spot. Lo dico chiaramente: se si firma un accordo collettivo e poi non lo si rispetta, crolla la tenuta etica ed economica di tutto il settore.

Il Nord ha chiuso a fine marzo. Voi come vi state muovendo sui Tavoli per sbloccare la situazione?

Per accelerare i tempi e uscire dall’impasse i rappresentanti al Tavolo negoziale hanno scelto una via pragmatica: mutuare una parte delle regole dal 2024 e una parte dal 2025. Quindi, in questa fase la trattativa dovrà definire esclusivamente il prezzo. Va ribadito che al Sud i costi colturali sono oggettivamente superiori: come parte agricola abbiamo richiesto tra i 150 e i 160 euro/t. Si attende la risposta industriale.

Si parla di unificare le Oi di Nord e Centro-Sud in un’unica entità nazionale. È questa la via d’uscita per il futuro?

Sulla carta è una prospettiva, ma al momento non è un percorso praticabile. Ora l’urgenza assoluta è chiudere il prezzo 2026 con un accordo solido che ricomprenda tutti. Per quanto riguarda il futuro i rappresentanti di parte agricola hanno già espresso all’Anicav la volontà di riaprire il confronto quanto prima.

 

Tratto dall’articolo pubblicato su L’Informatore Agrario n.16/2026
Pomodoro al Centro-Sud a rischio anarchia
di Gaetano Menna
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