Dal rapporto Monitor dei distretti agroalimentari italiani al 31 dicembre 2025 curato dal Research Department di Intesa Sanpaolo e presentato a maggio scorso, emerge che la dinamica di crescita dell’export agroalimentare made in Italy dei distretti si è mantenuta costante in tutti i trimestri dell’anno (+4,2% nel periodo ottobre-dicembre), ed è analoga a quanto registrato dall’export agroalimentare italiano, di cui i distretti rappresentano il 42% in termini di valori esportati (+5,2% nel 2025).
Una filiera, quella agroalimentare, che Intesa Sanpaolo – nell’ambito della Divisione Banca dei Territori guidata da Stefano Barrese – accompagna verso modelli di crescita fondati su innovazione, sostenibilità, internazionalizzazione e rafforzamento competitivo delle imprese grazie alla Direzione Agribusiness:una rete nazionale composta da 250 punti operativi, di cui 94 filiali specializzate, al servizio di oltre 80 mila clienti.
Attraverso il Programma Sviluppo Filiere, Intesa Sanpaolo supporta 172 filiere agroalimentari, di cui 36 sostenibili, coinvolgendo oltre 8.500 fornitori e quasi 22.000 dipendenti, per un giro d’affari complessivo di circa 26 miliardi di euro, in comparti strategici che spaziano dal tartufo al prosciutto, dalla zootecnia all’olivicoltura fino al lattiero-caseario.
Massimiliano Cattozzi, responsabile Direzione Agribusiness della Divisione Banca dei Territori Intesa Sanpaolo, ha dichiarato: “Il rafforzamento dell’export agroalimentare italiano sui mercati internazionali testimonia la capacità di adattamento e la vitalità di un settore che continua a crescere facendo leva su qualità, innovazione e identità territoriale. Un percorso che abbiamo sostenuto concretamente attraverso uno stanziamento di 10 miliardi di euro destinato agli investimenti delle filiere agroalimentari e con un modello di advisory dedicato alla finanza straordinaria, unico nel panorama nazionale, pensato per accompagnare le PMI nei percorsi di crescita, innovazione e consolidamento competitivo. In questo scenario, anche gli strumenti come l’iperammortamento rappresentano una leva importante per accelerare la trasformazione delle imprese, che integriamo nelle nostre soluzioni finanziarie per rendere più sostenibili e accessibili i piani di sviluppo.”
I numeri in sintesi
La filiera che contribuisce maggiormente è quella agricola, con 504 milioni in più nel 2025 (+12,3%).
A tre anni dalla grave ondata di maltempo, si distingue in particolare il distretto dell’Ortofrutta romagnola (+17,4%).
Segue la filiera del lattiero-caseario (+13,5%). Progressi a due cifre per il distretto lattiero-caseario della Lombardia sud-orientale (+16,6%), quello di Reggio Emilia (+19,6%), il Parmense (+10%) e la Mozzarella di bufala campana (+12,7%).
Arretra leggermente la filiera vitivinicola (-1,7%). In lieve calo i Vini di Langhe, Roero e Monferrato (-0,9%), i Vini del veronese (-0,9%) e il Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene (-3,1%).
Molto positiva la filiera del caffè (+20,2%), + 324 milioni, di cui 241 realizzati dal distretto del Caffè, confetterie e cioccolato torinese (+24,5).
Anche la filiera della pasta e dolci si distingue con un incremento del 6,1%, in particolare il distretto dei Dolci di Alba e Cuneo (+13,7%),
Bene anche la filiera delle carni e salumi (+9,3%), grazie agli ottimi risultati del distretto dei Salumi del modenese (+14,9%) e delle Carni e salumi di Cremona e Mantova (+11,2%),
Sostanzialmente invariata la filiera delle conserve: il maggior distretto in termini di valori esportati, le Conserve di Nocera, arretra del 7,5%.
Segna un deciso arretramento la filiera dell’olio, che chiude in calo del 21,6% (dopo il +42% del 2024), in un contesto di raffreddamento dei prezzi (-10%).
La Germania si conferma nel 2025 principale partner commerciale per i distretti agro-alimentari, con un progresso del 4%. Seguono gli Stati Uniti, in calo del 7,1%. Sul podio anche la Francia (+4,4%). Il mercato americano rappresenta l’11,6% del totale delle vendite all’estero dei distretti agroalimentari; mentre l’esposizione verso i Paesi del Medio Oriente direttamente coinvolti nel conflitto si ferma all’1,8%.



