Nel primo trimestre del 2026 il mercato lattiero-caseario, sia a livello europeo sia nazionale, continua a essere caratterizzato da un aumento dell’offerta, una dinamica avviata già da agosto 2025 e tuttora in atto. È quanto evidenzia il Crefis (Centro ricerche economiche sulle filiere sostenibili dell’Università Cattolica del Sacro Cuore).
Nel 2025 le consegne di latte nell’Unione europea hanno raggiunto i 148,1 milioni di tonnellate, in crescita dell’1,8% su base annua, mantenendosi su livelli ancora più elevati nei primi mesi del 2026.
A febbraio, in particolare, si è registrato un incremento del 4,4% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Un andamento analogo si osserva anche in Italia, dove le consegne del primo trimestre si attestano intorno ai 3,5 milioni di tonnellate (+3% su base annua).
L’elevata disponibilità di prodotto ha esercitato una pressione al ribasso sui prezzi, soprattutto nel segmento del latte spot, sia sul mercato nazionale sia comunitario.
Nei primi tre mesi del 2026 il prezzo del latte non contrattualizzato ha continuato a diminuire, scendendo a marzo a 207,5 euro/t (-19,2% su febbraio), con una media trimestrale di 253,8 euro/t. Si tratta di un calo marcato: -43,2% rispetto al trimestre precedente e -55,9% su base annua.
Anche il latte spot di origine francese e tedesca, dopo un temporaneo recupero a febbraio, ha registrato un nuovo ridimensionamento in marzo.
Il mercato resta dunque in una fase di difficoltà, nonostante nelle ultime settimane si sia osservato un lieve rimbalzo dei prezzi del latte spot nazionale, a fronte di una sostanziale stabilizzazione per quello di provenienza europea.
La flessione si riflette anche sui prezzi del latte alla stalla. In Italia, nel primo trimestre 2026, il valore medio si è attestato a 478,5 euro/t, in calo del 12,4% rispetto al trimestre precedente e del 16,5% su base annua. Analoga la dinamica a livello europeo, con una media di 440,8 euro/t (-12,1% congiunturale e -17,7% tendenziale). I livelli di marzo risultano i più bassi dal maggio 2022: 474,9 euro/t in Italia e 407,8 euro/t in Germania.
Diversificata la situazione nel comparto dei formaggi dop. Il Grana Padano evidenzia un sensibile aumento produttivo, con quasi 1,7 milioni di forme nei primi tre mesi dell’anno (+4% su base annua), a cui si accompagna un calo dei prezzi: lo stagionato 9 mesi si ferma a 9,31 euro/kg (-7,5% sul trimestre precedente e -13,9% su base annua).
Segno opposto per il Parmigiano Reggiano, che registra una crescita produttiva più contenuta (+5,7% nel trimestre) ma prezzi in ulteriore aumento: 14,25 euro/kg nel primo trimestre (+3,7% congiunturale e +13,2% tendenziale), sui livelli più elevati della serie storica. Le due dop riflettono dunque equilibri differenti tra domanda e offerta e strategie divergenti da parte dei consorzi.
Indicazioni contrastanti arrivano infine dai prodotti industriali. Il burro registra un deciso calo su base trimestrale (-30,2%) e annua (-57%); dopo un temporaneo aumento a marzo, il prezzo è tornato a scendere nel mese successivo, riportandosi sui livelli medi del trimestre.
In controtendenza il latte scremato in polvere, i cui prezzi sono in crescita nei principali mercati internazionali, con un +7,7% per l’Europa rispetto al trimestre precedente.
Secondo il Crefis, quest’ultimo segnale potrebbe indicare un iniziale rafforzamento della domanda globale di latte, con possibili effetti di stabilizzazione nel medio periodo o, quantomeno, di attenuazione della dinamica ribassista nei mercati europeo e italiano nei prossimi mesi.



