Il settore ortofrutticolo italiano è uno dei pilastri dell’agroalimentare nazionale. Eppure, proprio mentre cresce la sua rilevanza economica e sociale, emergono criticità strutturali che rischiano di frenarne lo sviluppo. Su tutte, l’elevata difficoltà di reperire manodopera qualificata. È questo il filo conduttore del convegno promosso da ForAgri ed Eban a Macfrut 2026, con ricercatori, parti sociali e istituzioni riuniti in un confronto serrato sui dati e sulle prospettive del comparto.
Ad aprire i lavori è stato Vincenzo Conso, Presidente ForAgri, che ha sottolineato come la formazione rappresenti una leva centrale per il rilancio del sistema economico e uno strumento concreto per contrastare fenomeni come concorrenza sleale e caporalato. Roberto Caponi, Presidente Eban, ha evidenziato la necessità di rendere più attrattivo il lavoro agricolo, rafforzando il ruolo degli enti bilaterali territoriali nell’analisi dei fabbisogni.
Un settore con fragilità strutturali
Gabriele Canali, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha presentato i risultati dell’indagine realizzata da Vsafe. Le produzioni ortofrutticole si caratterizzano per un utilizzo intensivo di lavoro, il che le rende particolarmente sensibili alle dinamiche occupazionali. Il dato più significativo: oltre il 50% delle aziende impiega esclusivamente lavoratori stagionali. La stagionalità non è solo una caratteristica produttiva, ma anche il principale ostacolo alla formazione sistematica e alla costruzione di percorsi professionali stabili.
Sul fronte dell’agricoltura di precisione emerge un paradosso: la vera barriera all’adozione delle nuove tecnologie non è finanziaria, ma umana. Le aziende sarebbero pronte a investire, ma non trovano le competenze per valorizzare gli strumenti disponibili. Crescono anche le richieste di formazione manageriale: controllo di gestione, sistemi qualità ISO 9001, lettura e interpretazione dei dati.
La formazione come strategia strutturale
Michele Distefano, Direttore ForAgri, ha illustrato l’evoluzione dei piani formativi 2022–2025. La dimensione economica media dei progetti supera stabilmente i 20.000 euro, avvicinandosi o superando i 30.000 negli avvisi più recenti. Segno che la formazione non viene più usata per interventi occasionali, ma si configura come attività strutturata e strategica. Nel periodo 2021–2025 crescono significativamente le tematiche legate al digitale, alla sostenibilità e alla gestione aziendale, in linea con l’evoluzione normativa e le richieste del mercato.
Le voci delle parti sociali e delle istituzioni
Paolo Mele rappresentante di Giunta di Confagricoltura e Claudio Paitowsky, Presidente Confederdia, hanno ribadito l’impegno delle parti sociali per rafforzare l’attrattività del settore, con particolare attenzione alle sfide legate alle risorse idriche. Maria Carmela Serluca, Assessore all’Agricoltura della Regione Campania, ha sottolineato la necessità di sistemi formativi capaci di intercettare i bisogni dei territori e accompagnare lavoratori e imprese nei processi di sviluppo.
Nessuna transizione senza competenze
Natale Forlani, Presidente INAPP, ha richiamato la necessità di affrontare con responsabilità le grandi transizioni in atto — demografica, tecnologica e sociale — valorizzando competenze e risorse umane. A chiudere i lavori, Vincenzo Conso ha ribadito che non esiste transizione del settore senza una transizione delle competenze, annunciando un protocollo con Eban per promuovere la cultura della formazione. Un passo che potrebbe segnare una svolta nella governance formativa dell’intero comparto.
Lorenzo Andreotti



