Normativa matura per i crediti di carbonio ma va costruito il mercato

crediti di carbonio, riciclo

Il carbon farming non è più soltanto una prospettiva ambientale, ma una concreta opportunità di integrazione al reddito per le aziende agricole, a patto che la tecnologia e le regole europee non lascino indietro nessuno.
È questo il messaggio centrale della terza edizione dell’European carbon farming summit, evento internazionale svoltosi dal 17 al 19 marzo scorsi a Padova.

Normativa crediti di carbonio

A inizio febbraio l’UE ha varato le prime metodologie applicative del regolamento (UE) 2024/3012 (Crcf – Carbon removal certification framework). Queste nuove regole volontarie si concentrano su tre attività tecnologicamente mature di contrasto alla COin atmosfera:

  • DACCS – la cattura diretta dall’aria;
  • BioCCS – la riduzione delle emissioni biogeniche;
  • BCR – la rimozione di carbonio tramite biochar.

Le ricadute in campo

Durante un panel organizzato da Confagricoltura Veneto, Kurt Vandenberghe, direttore generale della DG Clima, ha rassicurato il comparto agricolo: «Non ci sarà transizione ecologica con bilanci in rosso». Per questo Bruxelles sta lavorando alla creazione di un buyers club europeo, un consorzio di grandi aziende pronte ad acquistare crediti di carbonio, così da assicurare un mercato stabile e un ritorno economico certo alle imprese agricole.

Dal lato agricolo, Elisabeth Werner, direttrice generale della DG Agri, ha ricordato che le norme ambientali non compromettono la produttività. L’analisi dei Piani strategici della Pac mostra infatti un potenziale incremento del sequestro di carbonio su circa 30 milioni di ettari in Europa.

L’agricoltura chiede tutele

Il presidente di Confagricoltura e del Copa, Massimiliano Giansanti, ha sottolineato che i costi della transizione non possono gravare solo su chi lavora la terra. L’obiettivo ha ribadito, dev’essere la creazione di un mercato «funzionante e bilanciato», in cui il valore del carbonio sia realmente riconosciuto alle aziende agricole.

Dal settore privato è arrivata un’apertura significativa. Rémi Rocca, Global Vice President of Sustainability di Royal Canin, ha annunciato che l’azienda sta investendo 1 miliardo di dollari nella riduzione delle emissioni lungo la propria filiera. Rocca ha però invitato le istituzioni a fare la propria parte per ridurre il rischio di mercato: utilizzare i fondi pubblici come garanzia nei primi anni di adozione delle tecnologie verdi, così da stimolare ulteriormente gli investimenti privati.

Tratto dall’articolo pubblicato su L’Informatore Agrario n. 8/2025
Normativa matura per i crediti di carbonio ma va costruito il mercato
di Gaetano Menna
Per leggere l’articolo completo abbonati a L’Informatore Agrario