Il calo del prezzo UE mette in crisi il «latte commodity»

Il calo dei prezzi del latte sta mettendo in difficoltà i produttori in tutta Europa, incluso il modello cooperativo del Centro e del Nord del Continente.

Questo tema è stato al centro delle discussioni del «Milchforum» (Forum del latte) di Berlino, tenutosi dall’11 al 13 marzo, proprio mentre il prezzo medio UE del latte crudo è arrivato a poco più di 45 centesimi al litro, ‒6% rispetto a un mese fa.

Divergenze tra Paesi e modelli produttivi

In Paesi come l’Italia, poi, la forbice tra i prezzi delle consegne contrattualizzate e di quelle spot è più che doppia.

Il picco di produzione stagionale si avvicina e segue uno «tsunami» di latte arrivato soprattutto nella seconda parte del 2025 un po’ ovunque, ma specialmente dove regna il modello cooperativo nordico: Benelux, Danimarca e Germania.

Questo modello, strutturato all’insegna dell’efficienza massima e delle economie di scala per aggredire i mercati mondiali (con una logica di commodity), sta peggio di quello francese (circa ‒5 centesimi in media) orientato alla sovraregolamentazione, ma in grado di diversificare meglio l’offerta grazie all’elevata specializzazione produttiva.

Se è vero che la logica da «latte commodity » fa soffrire gli allevatori tedeschi, è altrettanto vero che questi sono consapevoli di venire da anni di prezzi più che buoni e sono pronti a seguire la «legge della domanda e dell’offerta».
Per i transalpini, senza la regolamentazione nazionale contro le pratiche sleali ‒ la legge Egalim ‒ le cose andrebbero anche peggio.

Proposte degli allevatori europei

Per lo European Milk Board (organizzazione che riunisce 21 associazioni di produttori di latte in 16 Paesi europei) l’unica risposta è un meccanismo europeo di incentivazione alla riduzione volontaria della produzione. Ma la Commissione, al momento, non è intenzionata a riconoscere uno stato di crisi generalizzato del comparto.

 

di A.D.M.
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