Il ricorso al doppio prezzo del latte bovino concordato il 9 dicembre 2025 dai rappresentanti della filiera lattiero-casearia italiana sta dimostrando tutti i suoi limiti mettendo in difficoltà molti allevatori.
Sistema simile alle quote latte, con alcune differenze
Il meccanismo concordato riecheggia in pratica il ben noto sistema delle quote latte, con alcune differenze sostanziali:
- innanzitutto, gli acquirenti penalizzano immediatamente e direttamente il produttore applicando un prezzo inferiore, invece di rinviare il pagamento di una multa alle autorità nazionali competenti;
- inoltre, mentre il regime delle quote di produzione era regolato da una pletora di normative, il doppio prezzo è stato sdoganato senza definire regole armonizzate di applicazione e senza alcuna limitazione.
Doppio prezzo con discrezionalità
I primi acquirenti hanno acquisito uno straordinario e inaspettato potere di mercato e applicano il doppio prezzo in modo discrezionale. Inoltre, risulta addirittura che ci siano imprese lattiero-casearie che impiegano in maniera selettiva il dispositivo del prezzo differenziato in base al fornitore.
Di conseguenza, prevale un ricorso arbitrario, improvvisato e magari fantasioso per regolare questioni in sospeso e provocare disagio ad alcuni conferenti adeguatamente selezionati.
Gli allevatori devono essere tutelati
La crisi del latte bovino tra il 2025 e il 2026 evidenzia ancora una volta la necessità di dotare gli allevatori di strumenti più efficaci per tutelare i propri interessi economici ed evitare accordi contrattuali affrettati e privi di un’adeguata analisi di impatto.
Tratto dall’articolo pubblicato su L’Informatore Agrario n. 7/2025
Doppio prezzo del latte, sistema penalizzante
di Ermanno Comegna
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