Il girasole si conferma comparto interessante

girasole

Pur essendo un player secondario sui mercati internazionali, per l’Italia la coltura del girasole rappresenta un importante complemento sia a livello agricolo sia a livello agroindustriale per quanto riguarda il comparto degli oli vegetali. In Italia si seminano infatti mediamente 110.000 ha di girasole, una superficie inferiore allo 0,4% rispetto a quella coltivata a livello globale.

Superfici nazionali stabili

In Italia, tra le colture oleaginose il girasole è meno rilevante della soia, ma riveste un ruolo centrale nelle regioni del Centro, in particolare nelle Marche (35.000 ha), in Umbria (15.400 ha) e in Toscana (15.000 ha), dove rappresenta una delle poche colture da avvicendamento economicamente sostenibili dopo il frumento duro e gli altri cereali a paglia. Nonostante la sua rilevanza a livello agroindustriale, superfici e produzioni del girasole sono rimaste pressoché stabili negli anni, con un trend complessivo poco elastico. Il confronto tra le campagne 2024 e 2025 conferma questa staticità. Inoltre, per fare un esempio, nel 2012 la superficie era pari a 112.000 ha rispetto ai circa 110.000 attuali.

Un mercato particolare

Il mercato nazionale dei semi di girasole è caratterizzato dalla presenza di pochi acquirenti e una molteplicità di strutture addette alla raccolta e commercializzazione della materia prima. Tra i gruppi industriali più importanti ricordiamo il Gruppo Tampieri di Faenza (Ravenna), attivo anche nel settore bioenergetico, e Cereal Docks di Camisano Vicentino (Vicenza), con diversi stabilimenti nel Nord-Est e leader anche nella trasformazione di altri semi oleosi come la soia. Il mercato dei semi di girasole ha una dinamica particolare: i prezzi vengono fissati all’inizio della campagna e subiscono poche variazioni nelle settimane successive, con quotazioni rilevate solo per un breve periodo.

Focus sui prezzi

La scorsa campagna ha registrato prezzi più elevati rispetto al 2024, pur mantenendo un significativo sconto rispetto, ad esempio, alle quotazioni francesi, proprio a causa della scarsa fluidità del mercato nazionale. Si tratta di prezzi medi che subiscono poche oscillazioni nelle cinque-sei settimane di rilevamento. Al contrario, il mercato francese è molto più dinamico e volatile, con oscillazioni per il raccolto 2025 tra 570 e 540 euro/t (prezzo medio attuale FOB Bordeaux), quindi mediamente più elevate rispetto ai prezzi italiani.

prezzi medi del girasole alto oleico

L’opportunità del bio

La situazione è difficilmente modificabile, data la ridotta offerta e la struttura del mercato. Negli ultimi anni, tuttavia, il comparto ha registrato una notevole crescita della produzione biologica di girasole, caratterizzata da prezzi decisamente più interessanti. Secondo l’ultimo rapporto Sinab, con dati aggiornati al 2024, in Italia si coltivavano 5.576 ha di girasole biologico nel 2015, diventati quasi 13.000 nel 2024, pari all’11,7% della superficie totale. Tra i fattori alla base di questo sviluppo non ci sono soltanto i contributi destinati alle aziende agricole, ma anche un differenziale di prezzo sempre più favorevole rispetto ai cereali. Nella campagna 2024 il girasole biologico ha registrato un prezzo medio di 490 euro/t (circa 55 euro in più rispetto al convenzionale), mentre nella scorsa campagna il prezzo medio ha raggiunto 686 euro/t, con uno scarto di quasi 190 euro rispetto al prodotto convenzionale. Naturalmente occorre considerare che il biologico ha rese unitarie inferiori e costi di coltivazione più elevati, ma in un mercato di dimensioni così ridotte come quello italiano il girasole biologico rappresenta comunque una valida alternativa.

Tratto dall’articolo pubblicato su L’Informatore Agrario n. 7/2025
Il girasole si conferma comparto interessante
di Herbert Lavorano
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