Il mercato europeo del riso, tra surplus produttivi, pressioni competitive e turbolenze globali, sta attraversando una delle fasi più complesse degli ultimi anni.
A segnalarlo è l’Ente nazionale risi, che sottolinea la necessità di un rilancio del settore.
Nella campagna 2024-2025 le importazioni UE hanno raggiunto il record di 1,73 milioni di t in equivalente riso lavorato, contribuendo a una situazione di sovrastoccaggio.
L’incertezza sugli approvvigionamenti globali ha spinto gli operatori europei ad anticipare gli acquisti, aumentando i volumi importati anche senza una reale crescita della domanda.
Il Ruolo chiave del dollaro
A favorire gli ingressi dall’estero ha contribuito il deprezzamento del dollaro che ha reso più convenienti gli acquisti nell’Eurozona di risi esteri, una dinamica che ha messo in allarme soprattutto i risicoltori italiani, i quali faticano a competere con i grandi player asiatici.
Un ulteriore elemento di sostegno ai flussi in entrata nell’UE è stato il forte deprezzamento (fino al –40% a gennaio su base annua) dei noli marittimi, che hanno contribuito a rendere più stabili le rotte verso il canale di Suez.
Effetti delle turbolenze globali sul mercato del riso
Alla Borsa risi di Vercelli le quotazioni attuali, a eccezione dei risi tondi, registrano riduzioni a doppia cifra anno su anno:
- l’Arborio cede il 35%;
- Carnaroli e Indica perdono il 25%;
- Risone, contrazione del 4% ma con riduzioni di oltre il 20% per il Lungo B.
La beffa delle preferenze
A peggiorare gli umori è stata la notizia del via libera della Commissione per il commercio internazionale (Inta) del Parlamento europeo all’accordo sul regolamento del Sistema di preferenze generalizzate (Spg). L’accordo contempla un meccanismo di salvaguardia che farebbe scattare i dazi per i Paesi meno avanzati (Pma) solo al superamento di 561.000 t di importazioni nell’UE. Una «soglia beffa» – spiega l’Ente risi – quasi impossibile da attivare se non a danni già avvenuti.
Per Copa e Cogeca – che in una nota hanno ribadito la loro contrarietà all’accordo – le perdite per l’economia europea sarebbero del tutto sproporzionate rispetto ai benefici economici per i Paesi esportatori.
Tratto dall’articolo pubblicato su L’Informatore Agrario n. 03/2026
Il riso paga il conto delle turbolenze globali
di F.Pi.
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