Le concessioni di Bruxelles alla Pac
Dopo settimane di negoziati tra il Governo italiano e la Commissione europea, arrivano importanti novità per il futuro della Politica agricola comune (Pac).
A partire da gennaio 2026, la cosiddetta riserva rurale del 10% potrà essere interamente destinata agli interventi a favore delle imprese agricole. Questa decisione segna un punto di svolta per il settore, con un impatto diretto sulla dotazione finanziaria prevista per il periodo 2028-2034.
Più fondi per la Pac italiana
Grazie alla possibilità di utilizzare fino al 10% della riserva non pre-allocata, la dotazione complessiva per l’Italia passa da 31 miliardi di euro, previsti nella proposta di luglio 2025, a 40,7 miliardi di euro, superando di circa un miliardo la cifra del settennio 2021-2027.
A livello europeo, l’incremento ammonta a 45,3 miliardi di euro, portando la dotazione totale a 293,7 miliardi. Tuttavia, la decisione finale sull’impiego anticipato di queste risorse spetta ai singoli Stati membri.
Il ruolo del Governo italiano
Il risultato è frutto di un intenso pressing politico condotto dal Governo e dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, che ha negoziato direttamente con la presidente della Commissione Ursula von der Leyen e le principali capitali europee. L’obiettivo era duplice: rafforzare la Pac e trovare un compromesso sull’accordo commerciale con il Mercosur, tema che continua a suscitare forti polemiche tra le organizzazioni agricole.
Mercosur: le proteste delle organizzazioni agricole
Nonostante i progressi sulle clausole di salvaguardia, le principali sigle del settore restano contrarie all’accordo. Il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, ha dichiarato: «Non ci fidiamo della von der Leyen; i requisiti di reciprocità sono parsi insufficienti». Anche Confagricoltura, con Massimiliano Giansanti, ha espresso timori per «l’evidente asimmetria tra i vincoli imposti ai produttori italiani e le condizioni meno onerose dei Paesi Mercosur».
Sulla stessa linea Cia-Agricoltori Italiani, con Cristiano Fini, che ha ribadito: «La qualità del nostro Made in Italy non è mai stata in vendita».
Preoccupazioni condivise da Copagri e FedagriPesca Confcooperative, che chiedono controlli serrati per tutelare le produzioni più esposte.
Tratto dall’articolo pubblicato su L’Informatore Agrario n. 1/2026
Le concessioni alla Pac di Bruxelles
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