Albicocco: le varietà consigliate per i nuovi impianti

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L’albicocco in ambito nazionale è coltivato su una superficie stimata attorno ai 20.000 ha, tendenzialmente stabile o in leggero incremento, grazie alla notevole vivacità in ambito di rinnovo varietale, che ha sostanzialmente determinato cambiamenti molto veloci negli assetti varietali delle imprese agricole, siano esse associate che non. Innanzitutto oggi è possibile coltivare albicocco da metà aprile a settembre, a seconda delle aree, con varietà adatte a zone con limitato accumulo di ore in freddo, per arrivare anche a zone più fredde di pianura nel passato soltanto dedicate a pesco o pomacee.

L’aspetto estetico ha visto un deciso rinnovo a partire dai primi anni dopo il 2000, con varietà a colorazione di fondo aranciata e sovracolorazione rosso brillante, unita in genere a elevata shelf life, mentre non sempre si è accompagnata a queste caratteristiche un’adeguata qualità organolettica dei frutti, talvolta eccessivamente acidi nella loro componente di buccia e polpa.

Dal punto di vista fitosanitario, la specie albicocco è suscettibile di sviluppo di varietà resistenti alla virosi della sharka, per cui questo sta diventando un obiettivo prioritario di molti programmi di miglioramento genetico dedicati a questa specie, cosa non possibile a oggi per il pesco.

Ultima innovazione è quella del frutto a colorazione totalmente rossa; questo carattere è sicuramente molto interessante, in quanto di notevole impatto visivo e quindi propedeutico all’acquisto; ovvio che dovranno associarsi a questo anche caratteristiche organolettiche di pregio, in quanto le aspettative del consumatore saranno decisamente più alte rispetto alle tradizionali albicocche giallo-verdi, ormai superate, o a quelle attuali che si possono definire bicolori.

Tutta la filiera dedicata all’albicocco presta un deciso interesse a questa specie, a patto che si riesca a impiantare varietà valide dal punto di vista agronomico, commerciale e organolettico.

Parlando di un’ipotetica varietà ideale di albicocco, questa dovrebbe avere le seguenti caratteristiche:

  • dal punto di vista estetico il colore deve essere arancio di fondo, con blush molto esteso, con forma rotonda comunque non eccessivamente allungata;
  • calibro superiore ai 45-50 mm;
  • buon sapore, possibilmente aromatico, non eccessivamente acido;
  • un’adeguata vita post-raccolta e anche in pianta, sia per un’ottimale gestione a magazzino sia al punto vendita.

A monte di tutto ciò devono essere presenti caratteri di autofertilità, e possibilmente resistenza a sharka. Una parziale autofertilità può essere tollerata soltanto per produzioni extra precoci, dove la bassa produttività viene in genere compensata da alte remunerazioni per chilo venduto.

 

Tratto dall’articolo pubblicato su L’Informatore Agrario n. 10/2019
Albicocco: le varietà consigliate per i nuovi impianti
di S. Foschi
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