Matteo Tartaggia, la Corte dei Conti Ue e i controlli sul bio

Matteo Tartaggia, membro della Corte dei conti europea, parla dell’audit condotto sui controlli per i prodotti biologici. La situazione è migliorata rispetto al 2012, ma resta del lavoro da fare soprattutto sulle importazioni dai Paesi extra UE che secondo le stime del rapporto coprono il 15% del fabbisogno dell’Unione.

Ben Allen, aiuti a chi investe per ridurre emissioni

Ben Allen, responsabile agricoltura dell’Istituto Europeo Politiche ambientali (Ieep), parla di come coinvolgere gli agricoltori nell’obiettivo di realizzare un’agricoltura europea a zero emissioni nette (in cui, cioè, emissioni e assorbimento di CO2 siano in equilibrio).

Filmato alla European Climate Foundation, Bruxelles 28 febbraio 2019.

Domanda

L’Ieep ha pubblicato uno studio su come realizzare un’agricoltura europea a zero emissioni nette entro il 2050. Quale ruolo per gli agricoltori e come incentivarli a fare la loro parte in questa transizione?

Risposta

Quando si parla di impegnarsi per l’attenuazione del cambiamento climatico, gli agricoltori non si sentono a proprio agio. Si pensa che l’azione climatica voglia dire smettere di produrre o cambiare radicalmente ciò che già si fa, e tutto questo genera una specie di rifiuto.

In realtà, nel nostro rapporto noi ci concentriamo su azioni come l’aumento dell’efficienza, il sequestro di carbonio nei suoli e nella biomassa, e anche cambiare le cose che produciamo e come le produciamo.

Per gli imprenditori e per tutti coloro che guardano avanti queste sono opportunità di provare nuove idee, senza dimenticare che contribuire ad attenuare l’impatto dei cambiamenti climatici nel settore primario vuol dire contribuire alla sostenibilità economica a lungo termine delle aziende. A questo si collega ovviamente l’aspetto delle azioni di adattamento ai cambiamenti climatici, di cui non parliamo molto nel rapporto, ma che è cruciale per la sostenibilità a lungo termine.

Realizzare questi cambiamenti, tuttavia, implica anche ripensare gli incentivi agli agricoltori. Da questo punto di vista il sistema dei pagamenti dovrebbe cambiare diventando premiante per chi si impegna nella riduzione delle emissioni, ma si dovrebbero anche prendere in considerazione aiuti per la transizione [climatica] a lungo termine.

Alcune delle azioni che proponiamo non si realizzano dal giorno alla notte e richiedono tempo. Quindi sarebbe importante avere un sostegno per aiutare gli agricoltori a programmare, sperimentare, essere intraprendenti e così poter prendere le decisioni di cui tutta la società ha bisogno per attenuare l’impatto dei cambiamenti climatici sulla produzione agricola.

Luc Vernet, perché è giusto rimandare la riforma della Pac

Luc Vernet, tra i fondatori del think tank Farm-Europe, spiega perché l’Europarlamento fa bene a rallentare sui tempi di approvazione della riforma della Pac. La proposta della Commissione “non è innocua”, dice Vernet, e per migliorarla ci vogliono “tempo e riflessione”. Filmato a Bruxelles il 21 febbraio 2019.

Domanda

La commissione agricoltura dell’Europarlamento voterà i regolamenti della riforma della Pac a inizio aprile, vuol dire che è praticamente impossibile che i testi arrivino in plenaria prima della fine della legislatura.

Risposta

Adottare la posizione dell’Europarlamento prima della fine della legislatura era una missione impossibile per gli eurodeputati. All’inizio del mandato dell’attuale commissario europeo una riforma non era prevista, si doveva mettere a regime la riforma precedente. Solo molto tardi la commissione europea ha deciso di presentare una comunicazione e, meno di un anno fa, dei testi di regolamento che delineano una riforma che non è irrilevante.

Faccio un esempio che è concreto malgrado la complessità dell’architettura della proposta di riforma. La Commissione europea propone di avere 27 sistemi di controllo e audit differenti degli agricoltori [uno per ciascuno Stato membro], con potenziali problemi di distorsione della concorrenza, associati a due livelli supplementari di controllo sui risultati conseguiti dalla Pac. Il primo per misurare la performance su base annuale e il secondo su base poliennale.

Questi due livelli si basano su indicatori che, in realtà, non sono affatto indicatori di performance. Al contrario, si limitano a contare le misure fatte. Eppure tutto il lavoro che dovrebbe essere fatto per essere credibili quando si parla di una Pac orientata alla performance e ai risultati conseguiti, dovrebbe basarsi sul proporre dei veri indicatori di performance.

Credo che la decisione degli eurodeputati di posticipare il voto alla prossima legislatura e la loro volontà di approfondire la proposta della Commissione europea rifletta la presa di coscienza sul fatto che ci troviamo di fronte a una riforma che non è innocua, ma che necessita di tempo e riflessione per essere ben calibrata, per mantenere una politica che sia davvero comune e con una visione chiara dei bisogni dei sistemi agricoli e degli agricoltori europei.

 

Paolo De Castro: Pac post 2020, tutto da ridiscutere

Paolo De Castro, primo vicepresidente della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo, spiega le perplessità della Commissione sulla proposta di riforma della Pac post 2020, che a questo punto verrà definita dalla prossima legislatura

Leonardo Pofferi, no a corsa a tappe forzate sulla Pac

Leonardo Pofferi, presidente del comitato di coordinamento cooperativo del Cogeca, esprime la preoccupazione da parte delle organizzazioni di rappresentanza europee sui tempi di approvazione della riforma della Pac all’Europarlamento. Filmato a Bruxelles il 14 febbraio 2019.

Catherine Geslain Lanéelle, il mio programma per la Fao

Catherine Geslain Lanéelle, candidata UE alla Direzione generale della Fao: l’orgoglio dell’agroalimentare europeo e il modello di cooperazione dell’UE per realizzare un’organizzazione in cui tutti, anche gli agricoltori europei, possano sentirsi a casa propria. Filmato a Bruxelles il 25 Gennaio 2019.

 

D: Perché un agricoltore italiano, francese o tedesco dovrebbe essere interessato al fatto che l’UE abbia presentato una candidata unica per la direzione generale della Fao? 

R: Perché la Fao è l’organizzazione mondiale dell’agricoltura e dell’alimentazione e tra i suoi 194 membri ci sono tutti i Paesi europei, che sono tra i più attivi e i più generosi nei contributi. Perché la Fao offre consulenze sulle politiche pubbliche e contribuisce a trovare soluzioni per un’agricoltura più produttiva e più sostenibile.

Una candidatura dell’UE ha senso perché sono più di 40 anni che non è diretta da un europeo, perché l’UE ha costruito un grande settore agricolo e agroalimentare di cui essere orgogliosi e per questo motivo può portare alla Fao conoscenze e competenze.

Soprattutto, portiamo il metodo di lavoro comunitario, che può aiutarci a migliorare la cooperazione anche nel rapporto con altri Paesi del mondo. Infine, c’è da precisare che vorrei fare della Fao un’organizzazione dinamica e attiva in cui tutti possano sentirsi a casa propria.

Massimiliano Giansanti, guardia alta sugli accordi euromediterranei

Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, ha incontrato a Bruxelles i commissari europei Phil Hogan e Vytenis Andriukaitis. Con Hogan Giansanti ha affrontato il tema degli accordi commerciali dell’UE con Paesi della sponda sud del Mediterraneo, ricordando la necessità di tutelare le produzioni nazionali. Filmato a Bruxelles il 24 gennaio 2019.

Al via il 16° Concorso oleario internazionale “Aipo D’Argento”

Anche nel 2019 L’Informatore Agrario e Aipo Verona (Associazione interregionale produttori olivicoli) organizzeranno il Concorso oleario internazionale “Aipo D’Argento”, evento promosso e organizzato dal 2004 con l’intento di stimolare la crescita culturale e professionale dell’olivicoltura nazionale e internazionale oltre che l’affermazione qualitativa, sui principali mercati mondiali, dei propri prodotti oleari.

Tutte le istruzioni per partecipare al concorso su www.aipoverona.it/contenuti/pagina/910

Daniel Rosario, il ritorno dei dazi sul riso da Cambogia e Birmania

Daniel Rosario, portavoce della Commissione europea per l’agricoltura e il commercio, spiega i criteri che hanno motivato la decisione di ripristinare i dazi sul riso importato dai Paesi del Sud-est asiatico. Filmato a Bruxelles il 17 gennaio 2019.

 

La Commissione europea ha ripristinato i dazi sul riso importato da Cambogia e Birmania. Con quale logica?

L’UE è il mercato più aperto del mondo. Per i paesi meno avanzati come Cambogia e Birmania, abbiamo disposizioni speciali che consentono di esportare a dazio zero in Europa qualsiasi tipo di prodotto tranne le armi, in modo da aiutare le popolazioni di quei paesi a uscire dalla povertà. Tuttavia, insieme a queste concessioni abbiamo anche norme che ci consentono di verificare l’impatto di queste importazioni per ogni settore dell’economia europea.

Nel caso del riso, abbiamo ricevuto dalle autorità italiane una richiesta ben documentata sulla base della quale abbiamo aperto un’indagine.

L’indagine ha confermato che in effetti le importazioni di riso indica da Cambogia e Birmania nell’UE si sono verificate a un ritmo mai visto prima, con un aumento enorme che ha impattato negativamente sui produttori del riso europeo.

Ecco perché abbiamo deciso di ripristinare i dazi.

Il settore del riso europeo ha detto queste cose per anni… L’UE non può essere più reattiva?

Abbiamo ricevuto la richiesta dalle autorità italiane nel febbraio 2018, abbiamo aperto la nostra indagine nel marzo 2018 e oggi abbiamo le misure in vigore.

A mio avviso la reazione è stata abbastanza rapida, tenuto conto che queste sono decisioni che non si prendono di punto in bianco. Dobbiamo avere basi solide, ecco perché i tempi lunghi dell’indagine.

I risultati e la successiva decisione vanno poi discusse con tutti i Paesi membri per avere il loro sostegno. Per questo mi sento di dire che in questo caso la Commissione è stata molto reattiva.

Incoraggiamo inoltre i produttori e i governi dell’UE a fare uso degli strumenti che la legislazione europea mette a disposizione per casi come questi, ma l’iniziativa deve partire dai Paesi membri, in questo caso le autorità italiane.