Il 9 gennaio scorso, la riunione degli ambasciatori dei 27 Stati membri dell’Unione Europea (Coreper) ha espresso il primo via libera ufficiale alla firma dell’accordo commerciale con il blocco del Mercosur. L’intesa, che unisce l’UE ad Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, punta a formalizzare la più grande area di libero scambio al mondo, forte di un bacino di circa 800 milioni di consumatori e un pil globale di 20 trilioni di dollari.
Il voto a maggioranza qualificata ha visto il sostegno dell’Italia, mentre Francia, Polonia, Austria, Ungheria e Irlanda si sono espresse negativamente. La firma definitiva è attesa per il 17 gennaio in Paraguay.
Sotto il profilo tecnico, l’accordo mira a eliminare oltre 4 miliardi di euro di dazi doganali annui per gli esportatori europei, garantendo la protezione di 340 indicazioni geografiche europee, di cui 57 italiane.
Uno dei punti cardine della trattativa è stato l’abbassamento della soglia del meccanismo di salvaguardia dall’8% al 5%. Tale meccanismo funge da “freno d’emergenza”: qualora le importazioni di prodotti sensibili (come carni bovine, riso, zucchero o miele) aumentino di oltre il 5% rispetto ai volumi medi o provochino un crollo dei prezzi interni, la Commissione Europea ha il mandato di attivare indagini accelerate e ripristinare temporaneamente i dazi per proteggere i produttori comunitari.
Nonostante le garanzie, la tensione resta alta. Il 9 gennaio, in concomitanza con la riunione del Coreper, gli agricoltori autonomi del Coapi (Coordinamento Agricoltori e Pescatori Italiani) hanno manifestato con i trattori a Milano, presidiando la sede della Regione. Una nuova ondata di proteste è stata indetta per il 19 gennaio dai CRA (Comitati Riuniti Agricoli – Agricoltori Traditi), che hanno annunciato manifestazioni e presidi diffusi su tutto il territorio nazionale subito dopo la firma ufficiale del trattato.
La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha rivendicato l’approccio dell’esecutivo dichiarando che: «Non ho mai avuto una preclusione ideologica rispetto al Mercosur, ma ho avuto un approccio molto pragmatico; si è creato un equilibrio che mi è sembrato sostenibile nella speranza che l’accordo possa portare solo vantaggi, garantendo allo stesso tempo le tutele necessarie per il sistema agricolo».
Il Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha sottolineato il potenziale di crescita per il sistema Paese spiegando che: «L’accordo di libero scambio ha rappresentato una grande opportunità per tutte le nostre imprese, essendo un’intesa destinata a far crescere le nostre esportazioni con l’obiettivo ambizioso di raggiungere quota 700 miliardi di euro di export totale».
Il Ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, ha posto l’accento sulla tutela della competitività affermando che: «Abbiamo chiesto e ottenuto regole, alle quali l’Unione europea sta lavorando e sul cui progresso vigileremo, che imporranno una cosa logica: i prodotti in ingresso non possono contenere residui di sostanze vietate per gli agricoltori europei. Giocare con le stesse regole è alla base della competitività delle nostre imprese».
Ma Coldiretti resta perplessa e il presidente Ettore Prandini ha ribadito che: «Non ci fidiamo della Von der Leyen; nonostante il miglioramento sulle clausole di salvaguardia, i requisiti di reciprocità sono parsi insufficienti, perché chi vuole esportare in Europa deve rispettare gli stessi standard produttivi e sanitari richiesti alle nostre aziende».
Il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, ha espresso preoccupazione per l’impatto economico segnalando che «l’accordo rischia di consolidare un’evidente asimmetria tra i vincoli imposti ai produttori italiani e le condizioni decisamente meno onerose dei paesi Mercosur, creando una disparità che penalizza il nostro modello basato sulla qualità».
Cristiano Fini, alla guida di Cia-Agricoltori Italiani, ha ribadito che il valore del comparto non può essere oggetto di mediazione osservando che «la qualità del nostro Made in Italy non è mai stata in vendita e abbiamo continuato a legare il nostro consenso a controlli serratissimi e alla parità di regole, dato che la partita sulla reciprocità è parsa ancora un elenco di promesse».
Il presidente della Copagri, Tommaso Battista, ha preso atto dell’avanzamento dei negoziati pur mantenendo alta la guardia e dichiarato che «ormai il dado è tratto, dunque diventa fondamentale mettere in campo ogni sforzo per vigilare sulle possibili perturbazioni di mercato, specie per le produzioni più esposte come carni, riso, mais, zucchero e miele».
«Abbiamo rivolto un plauso al lavoro del governo per l’abbassamento al 5% della soglia di salvaguardia, ma – ha detto Raffaele Drei, presidente di FedagriPesca Confcooperative – resta fondamentale la necessità di proteggere le nostre produzioni rafforzando i controlli sulle merci che entrano nel mercato unico».
Invece il mondo industriale del vino è risultato favorevole e Lamberto Frescobaldi, presidente di Unione Italiana Vini (UIV), ha espresso soddisfazione: «L’intesa potrà contribuire ad ampliare gli sbocchi commerciali del vino italiano in Brasile, dove l’eliminazione di dazi fino al 35% inciderà finalmente sulla competitività delle nostre imprese».
Anche Giacomo Ponti, per Federvini, ha accolto con favore l’esito negoziale. «L’accordo – ha rilevato – costituisce un’opportunità strategica grazie a un quadro normativo che recepisce le istanze dell’industria, introducendo clausole di salvaguardia e monitoraggio idonee a tutelare l’equilibrio del comparto».
G.Me.



