L’industria della meccanica agricola nazionale realizza solo il 30% del proprio fatturato sul mercato interno, mentre il restante 70% viene dalle esportazioni, che mai come in questo momento sono condizionate da una congiuntura non favorevole.
“L’instabilità geopolitica, le sanzioni commerciali e le nuove barriere doganali – ha spiegato recentemente la presidente di FederUnacoma – Mariateresa Maschio – hanno penalizzato il commercio globale di macchinario agricolo, stimato in flessione del 2,1%, con un valore complessivo di 85,7 miliardi di euro, finendo per condizionare anche le nostre esportazioni di settore”.
I dati Istat sul commercio estero, aggiornati all’ottobre scorso, indicano una flessione dell’export di macchine italiane del 4,8% in valore rispetto allo stesso periodo 2024, una contrazione dovuta, in special modo, al crollo del mercato USA (-34%).
Arretrano anche Francia (-7%) e Germania (-2%) che diventano primo e secondo mercato di sbocco per i macchinari made in Italy. In crescita risulta invece l’export verso la Spagna (+31,3%) e la Polonia (+11,8%) che però non presentano volumi tali da compensare la flessione sui principali mercati.
La strategia dell’industria di settore è ora finalizzata ad aprire nuovi sbocchi in India, in America Latina e nel Sud Est asiatico, anche per contendere quote di mercato ai costruttori emergenti di Cina ed India.
La Cina, in particolare, ha raggiunto nel 2025 una quota del mercato europeo pari al 9% e una quota su quello italiano pari al 12% con l’offerta di tecnologie a basso prezzo.



