Le strategie per il mais della cooperazione

La quarta edizione del convegno «Mais e cooperazione» promosso da Confcooperative Fedagripesca Veneto ha riportato, ancora una volta, al centro dell’attenzione il ruolo strategico di questa coltura per l’agroalimentare regionale all’apertura della campagna 2026 dopo un 2025 segnato da criticità fitosanitarie e instabilità dei mercati.
Durante l’evento, tenutosi lo scorso 27 febbraio a Montecchio Maggiore (Vicenza), è emerso come il mais continui a ricoprire un ruolo fondamentale per l’economia agricola regionale e per l’intera filiera agroalimentare italiana.
Tuttavia, il settore si trova oggi ad affrontare un contesto complesso a causa sia dell’elevata volatilità dei mercati nazionali e internazionali sia degli effetti su resa e qualità del cambiamento climatico. Questo scenario rende imprescindibile individuare nuove soluzioni e strategie comuni per rafforzare la competitività del settore.

Il valore della cooperazione agricola

Ad aprire il convegno è stato Emilio Pellizzari, presidente del Coordinamento di settore seminativi e grandi colture di Confcooperative Fedagripesca Veneto, che ha sottolineato come la cooperazione rappresenti un pilastro insostituibile per la tenuta della filiera maidicola. Pellizzari ha evidenziato che le cooperative, grazie alla loro capacità di aggregare l’offerta, svolgono un ruolo fondamentale nel garantire maggiore stabilità e coesione al sistema agroalimentare in un periodo caratterizzato da continui cambiamenti.

Raffaele Drei, presidente di Fedagripesca-Confcooperative, durante il suo intervento

Micotossine: focus della ricerca

Una parte centrale dell’incontro è stata dedicata al tema delle micotossine, una delle principali criticità che incidono sulla qualità del mais. Le ricercatrici Sabrina Locatelli e Ilaria Alberti del CREA hanno illustrato l’attuale stato della ricerca, spiegando come sia necessario migliorare le pratiche agronomiche e sviluppare metodi più efficaci per prevenire le contaminazioni. L’analisi della serie storica degli ultimi anni conferma che, nonostante gli sforzi per contenere il fenomeno, la presenza di micotossine nel prodotto finale resta significativa, alimentando incertezza tra gli operatori.

Innovazione agronomica e scenari di mercato

L’intervento di Amedeo Reyneri, docente dell’Università di Torino, ha ampliato il dibattito spiegando che l’adozione di agrotecniche mirate, favorita anche dal ruolo organizzativo delle cooperative, costituisce un passaggio essenziale per migliorare la competitività delle imprese. Ha inoltre sottolineato l’importanza di ibridi innovativi a taglia ridotta, più adatti a colture intercalari e capaci di migliorare la resilienza produttiva, e di un sistema colturale integrato, che ottimizzi nutrienti, gestione del suolo e tecniche rigenerative in risposta ai cambiamenti climatici e alla crescente pressione ambientale. La sessione tecnica si è conclusa con l’analisi di Andrea Cagnolati di Grain Services srl, che ha offerto una lettura dettagliata dello scenario economico attuale e delle tendenze che caratterizzeranno il mercato del mais nel 2026.

Il ruolo dell’aggregazione

In conclusione dell’evento, il presidente di Confcooperative Fedagripesca, Raffaele Drei, ha sottolineato che la crisi dei seminativi italiani, mais compreso, richiede un ripensamento della Pac, poco adeguata alle sfide poste da cambiamenti climatici e instabilità geopolitiche. Drei ha ribadito che una politica agricola moderna deve rafforzare le filiere, sostenere il modello cooperativo e garantire redditività e futuro alle imprese. «La cooperazione ‒ ha concluso ‒ è uno dei pochi reali strumenti per aggregare forze, integrare le filiere e distribuire valore, aumentando il reddito degli agricoltori».

Lorenzo Andreotti