Le proteste di Strasburgo congelano il Mercorsur

I manifestanti davanti alla sede del Parlamento Europeo a Strasburgo

A Strasburgo, martedì 20 gennaio, il rombo dei motori dei trattori ha scosso il cuore delle istituzioni europee ed ha ottenuto in pieno il suo obiettivo: il giorno seguente il Parlamento europeo ha approvato la richiesta (con 334 sì, 324 no e 11 astenuti) di rinviare alla Corte di giustizia dell’Ue l’accordo commerciale con il Mercosur, congelando la ratifica e aprendo, di fatto, una fase di stallo che durerà, con tutta probabilità, fino a fine 2026.
La mobilitazione presso la città francese, indetta sotto l’egida del Copa-Cogeca (il coordinamento delle organizzazioni agricole e cooperative europee), ha portato in piazza tra gli 8 e i 10.000 partecipanti da tutta Europa e un migliaio di mezzi agricoli.
La protesta è esplosa con forza in seguito alla firma ufficiale dell’accordo di libero scambio tra UE e i Paesi del blocco sudamericano, avvenuta ad Asunción, in Paraguay, sabato 17 gennaio.
Per gli agricoltori – tornati in piazza a un mese di distanza dalla manifestazione di Bruxelles contro una riforma della politica agricola comune giudicata punitiva – il trattato Mercosur rappresenta il punto di non ritorno.

Atmosfera molto tesa

L’atmosfera tra Place de la République e l’Eurocamera è stata carica di tensione politica.
Gli spagnoli di Asaja hanno esposto cartelli con un secco «Von der Leyen stop», mentre la delegazione francese della Fnsea (Fédération nationale des syndicats d’exploitants agricoles, la principale organizzazione sindacale degli agricoltori francesi), ha dominato numericamente il corteo con circa 5.000 agricoltori, facilitati dalla vicinanza logistica.
Immediatamente dopo spiccava Coldiretti, che ha mobilitato circa 1.000 iscritti carichi di palloncini, cartelli e striscioni con lo slogan «Ursula go home».

L’intervento di Massimiliano Giansanti. Alle sue spalle – tra gli altri – Cristiano Fini, Arnaud Rousseau (Fnsea), Ettore Prandini

Lungo le strade di Strasburgo, le sigle e le bandiere che rappresentano gli agricoltori nei vari Paesi membri si sono unite, mischiate in un caleidoscopio di colori di giubbotti e bandiere, a testimoniare un malessere transnazionale.

«No MarkSur»

Proprio sugli striscioni di Coldiretti ha campeggiato il gioco di parole più aspro e sottile della giornata: «No MarkSur, Ursula über Alles».
Un attacco diretto alla presidente della Commissione che gioca sulla sua nazionalità tedesca.
«MarkSur» sostituisce il nome del trattato richiamando provocatoriamente il vecchio Marco tedesco, suggerendo una liberalizzazione piegata agli interessi industriali e manifatturieri della Germania; il richiamo all’inno «Deutschland über Alles» accusa invece la Von der Leyen di una gestione autoritaria («Ursula sopra tutto») che impone un accordo commerciale penalizzante, ignorando le necessità vitali delle imprese agricole europee.

Claudio Costantino