PAC e Mercosur, 45 miliardi anticipati: il prezzo politico dell’accordo

Ursula von der Leyen “taglia e cuce” la proposta di Quadro finanziario pluriennale dell’Unione europea nel tentativo di disinnescare le proteste degli agricoltori e, al tempo stesso, consolidare il consenso politico attorno all’accordo di libero scambio con il Mercosur. La mossa della presidente della Commissione è chiara: anticipare all’inizio del 2028 l’accesso a circa 45 miliardi di euro destinati al sostegno delle filiere agricole europee, così da facilitare il sì di Paesi chiave come Italia e Francia.
Non si tratta però di nuove risorse.

Con l’impianto a fondo unico previsto per il prossimo bilancio UE, quanto viene rafforzato sul fronte agricolo sarà inevitabilmente sottratto ad altri capitoli di spesa. Un’operazione di redistribuzione interna che rischia di acuire le tensioni tra politiche europee, più che risolverle.

Uno scambio politico

Nella lettera inviata alla presidenza cipriota del Consiglio UE e alla presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, von der Leyen propone che gli Stati membri possano accedere, già in fase iniziale dei piani nazionali, a fino a due terzi delle risorse normalmente disponibili con la revisione intermedia. Una quota che, come sottolinea la stessa presidente, equivale a circa 45 miliardi di euro “immediatamente mobilitabili”, pur restando all’interno della dotazione complessiva PAC pari a 293,7 miliardi.
Il collegamento con il dossier Mercosur è evidente. L’anticipo delle risorse viene letto come uno strumento di compensazione per attenuare l’impatto dell’accordo commerciale sulle produzioni agricole più esposte. Un’ipotesi che ha però acceso un fronte critico compatto nel mondo agricolo italiano.

Le reazioni del mondo agricolo

Per Coldiretti, l’accordo resta «sbagliato e pericoloso»: inaccettabile, secondo l’organizzazione, utilizzare fondi PAC per compensare gli effetti di un trattato che aprirebbe il mercato europeo a prodotti ottenuti con standard ambientali, sanitari e sociali inferiori. Le risorse comunitarie – ribadisce Coldiretti – devono sostenere reddito e sovranità alimentare, non riparare danni annunciati a filiere strategiche come carne bovina, zucchero e riso.
Anche Confagricoltura esprime forti perplessità, pur riconoscendo il valore strategico degli accordi commerciali. Il punto critico resta la competitività: l’agricoltura europea, avverte l’organizzazione, non può essere la variabile di aggiustamento delle politiche di apertura dei mercati. I 45 miliardi rischiano di essere solo un tampone temporaneo, incapace di compensare squilibri strutturali e concorrenza sleale nel lungo periodo.
Per Cia–Agricoltori Italiani, la questione è di coerenza politica. L’UE chiede agli agricoltori sacrifici crescenti in nome della transizione ecologica, mentre apre a importazioni che non rispettano le stesse regole. Usare la PAC come contropartita al Mercosur significa, secondo la Cia, indebolire una politica già sotto pressione e sottrarre risorse a innovazione, giovani e sviluppo rurale.
Sulla stessa linea Copagri, che parla di un utilizzo «distorto» della PAC e chiede clausole di salvaguardia efficaci, reciprocità delle regole e piena tracciabilità dei prodotti importati.
Il dossier Mercosur mette così a nudo una frattura profonda: mentre Bruxelles guarda agli equilibri geopolitici e industriali, l’agricoltura europea teme che quei 45 miliardi di euro diventino il simbolo di una PAC sempre più chiamata a compensare decisioni politiche, invece che a costruire il futuro del settore.