Il Carbon border adjustment mechanism (Cbam), il nuovo dazio europeo sulle importazioni di materie prime ad alta intensità di CO2, nasce per evitare distorsioni competitive e promuovere produzioni più sostenibili.
Secondo Oriano Bezzi, amministratore delegato di Panfertil, le colture agrarie, tutte indistintamente, crescono e si sviluppano assorbendo elementi nutritivi e acqua dal suolo, ma anche anidride carbonica dall’atmosfera.
L’IMPATTO REALE DELLE FERTILIZZAZIONI
È importante, di conseguenza, comprendere il reale impatto della concimazione sulle emissioni e sull’assorbimento di CO2. Il carbonio è un componente fondamentale della sostanza organica, le piante possono contenerne anche il 50% in peso, esso proviene dalla CO2 assorbita dall’atmosfera, ogni tonnellata di carbonio che si trova nelle piante proviene da 3,6 tonnellate di CO2 che la pianta ha sottratto all’atmosfera.
Tutti i prodotti coltivati in agricoltura hanno un contenuto di carbonio sia nella parte utile, il raccolto, sia nelle paglie o negli stocchi e anche nell’apparato radicale. La concimazione, sia essa minerale oppure organica o anche organo-minerale, ha come obiettivo l’aumento delle produzioni.
Un agricoltore che spende 300-400 euro per concimare il mais con 400- 500 kg/ha di urea lo fa perché sa che questa cifra gli rientra con gli interessi; questo significa che la produzione per ettaro deve aumentare di almeno 3-4 tonnellate di granella vendibile sul mercato, diversamente l’operazione sarebbe in perdita e l’agricoltore non farebbe questo tipo di interventi.
Ora, se la produzione di granella per ettaro, nelle zone vocate in una coltura gestita a regola d’arte, si aggira sulle 14-15 tonnellate, si deduce che la mancata concimazione ureica farebbe scendere la produzione almeno di 3-4 tonnellate, vale a dire di almeno il 25%.
IL BILANCIO NEL MAIS DELL’ANIDRIDE CARBONICA
Facciamo un piccolo bilancio della CO2 che entra in gioco in questa attività produttiva. La CO2 assorbita in una stagione da 1 ettaro di mais, stando alle notizie facilmente reperibili anche
via internet, si aggira sulle 40-42 tonnellate.
Se non concimassimo con urea avremmo una perdita di produzione di almeno il 25%, secondo noi in realtà molto di più, ma prendiamo questo dato per un calcolo approssimato per difetto.
Il nostro ettaro di mais con una minor produzione del 25% assorbirebbe il 25% in meno di CO2, circa 10 tonnellate di CO2 non prelevata dall’atmosfera. La CO2 immessa nell’atmosfera, connessa alla produzione dei 500 kg di urea sarebbe di 600-700 kg cui potremmo aggiungere 10 o 12 kg per il combustibile impiegato per l’applicazione.
Risultato: senza concimazione ureica 1 ettaro di mais assorbe circa 30 tonnellate di CO2; con una corretta concimazione con l’urea ne assorbe più di 40 tonnellate, un risultato virtuoso di 10 tonnellate in più di CO2 assorbita per ettaro.
CALCOLI VALIDI PER TUTTE LE COLTURE
Queste considerazioni sono ripetibili per la totalità delle colture agrarie, possiamo fare i calcoli per il frumento, per il girasole come per la medica o il sorgo. Il risultato rimane sempre lo stesso: la maggior produzione che si ottiene con una concimazione fatta a regola d’arte consente il recupero della CO2 generata nella fabbricazione del fertilizzante e dà un risultato molto positivo in termini di decarbonizzazione complessiva.
Allora qual è il senso di tassare i fertilizzanti con l’obiettivo di decarbonizzare? Se l’obiettivo è la decarbonizzazione avrebbe più senso fare il contrario. L.A.



