Ogni stagione estiva riporta drammaticamente al centro dell’attenzione il tema degli incendi boschivi, con immagini di vaste superfici percorse dal fuoco, habitat compromessi ed ecosistemi profondamente alterati. Un fenomeno che, in una regione come la Calabria, caratterizzata da un patrimonio forestale di straordinario valore e da un territorio particolarmente complesso e vulnerabile, richiede una risposta organizzata, continuativa e fondata sulla conoscenza del rischio.
La lotta all’incendio parte prima dell’innesco del fuoco

In merito a ciò il Piano regionale di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi (AIB) 2026, attraverso il quale la Regione Calabria definisce un sistema integrato di azioni, affianca alle capacità di intervento e spegnimento le attività di previsione, prevenzione, monitoraggio del territorio e coordinamento delle diverse componenti operative. Un’impostazione che riconosce come la lotta agli incendi non possa esaurirsi nella gestione dell’emergenza, ma debba necessariamente iniziare molto prima dell’innesco del fuoco.
Ma proprio partendo dall’impostazione preventiva e integrata del Piano AIB regionale occorre compiere un ulteriore passo: spostare progressivamente l’attenzione dalla sola capacità di risposta all’incendio alla gestione delle condizioni territoriali che possono favorirne l’innesco e, soprattutto, la propagazione.
Limitare la riflessione al momento dell’emergenza rischia di offrire una visione parziale del problema. L’incendio boschivo rappresenta infatti l’effetto finale di dinamiche ecologiche, climatiche, territoriali e gestionali che si sviluppano nel tempo e che richiedono una lettura tecnica e multidisciplinare. Il bosco non costituisce semplicemente una superficie coperta da alberi, ma un ecosistema complesso, caratterizzato dall’interazione tra vegetazione, fauna, suolo, acqua e clima. Le foreste svolgono funzioni essenziali per la conservazione della biodiversità, ospitando numerose specie vegetali e animali, molte delle quali strettamente dipendenti dalla stabilità degli habitat forestali. Esse contribuiscono inoltre alla regolazione del ciclo idrologico, alla protezione del suolo dall’erosione, al sequestro del carbonio atmosferico, alla mitigazione dei cambiamenti climatici, alla produzione di ossigeno e alla fornitura di servizi ecosistemici fondamentali per il benessere delle comunità. Quando un incendio attraversa un ecosistema forestale, gli effetti non si limitano alla perdita della copertura arborea. Vengono alterati e spesso distrutti gli habitat, compromesse le reti ecologiche, impoverita la fertilità del suolo, distruggendo la sostanza organica presente nel terreno, riducendo l’attività biologica, favorendo l’erosione e alterando le proprietà fisiche del suolo, e ridotta la capacità del bosco di garantire le proprie funzioni ecologiche e protettive. La ricostituzione di tali equilibri richiede spesso decenni e, nei casi più gravi, può risultare incompleta o irreversibile. Per questo motivo la prevenzione non può essere interpretata esclusivamente come attività di sorveglianza o sensibilizzazione della popolazione, pur fondamentali, ma deve tradursi in una gestione forestale attiva, pianificata e scientificamente fondata. Infatti, la gestione tecnica del territorio e l’azione amministrativo-repressiva non sono settori distinti o alternativi, ma rappresentano i due pilastri complementari di un’unica e inscindibile strategia integrata di contrasto agli incendi boschivi. L’efficacia dell’uno dipende strettamente dalla solidità dell’altro.
Pianificazione forestale
La moderna gestione forestale si basa sul principio della gestione sostenibile delle risorse forestali, ovvero sulla capacità di garantire nel tempo la conservazione degli ecosistemi forestali conciliando tutela ambientale, funzionalità ecologica e utilizzazione razionale delle risorse. Gli interventi selvicolturali non rappresentano un’alterazione del bosco, bensì strumenti tecnici finalizzati a migliorarne la stabilità, la resilienza e la capacità di adattamento ai cambiamenti climatici. Diradamenti, cure colturali, gestione del sottobosco, riduzione della continuità del combustibile vegetale, manutenzione della viabilità forestale, realizzazione e manutenzione delle fasce parafuoco, monitoraggio fitosanitario e pianificazione degli interventi rappresentano attività indispensabili per ridurre il rischio di propagazione degli incendi e aumentare la resistenza degli ecosistemi forestali. L’abbandono gestionale, fenomeno che interessa ampie superfici forestali della Calabria, determina invece un progressivo accumulo di necromassa e biomassa secca, un aumento della continuità verticale e orizzontale del combustibile e una maggiore vulnerabilità agli incendi di elevata intensità. In tali condizioni, anche un evento di modesta entità può evolvere rapidamente in un incendio di difficile contenimento. In questo contesto assume un ruolo centrale la pianificazione forestale.
I Piani di Gestione Forestale costituiscono lo strumento tecnico attraverso il quale vengono programmati nel tempo gli interventi necessari a garantire la conservazione della biodiversità, la tutela degli habitat, la protezione idrogeologica e la valorizzazione sostenibile delle risorse forestali. Una pianificazione efficace consente di conoscere il territorio, individuare le aree maggiormente vulnerabili, programmare gli interventi prioritari e ottimizzare l’impiego delle risorse economiche disponibili.
Tuttavia, una strategia efficace non può limitarsi al solo ambito prettamente selvicolturale. Una quota estremamente significativa del fenomeno incendiario interessa infatti ambiti non strettamente forestali, quali aree incolte, terreni agricoli abbandonati, formazioni a macchia mediterranea (alta e bassa) e garriga. In numerosi casi, l’innesco ha origine proprio all’interno di terreni agricoli coltivati o marginali a causa di pratiche scorrette o non conformi alla normativa riguardante l’abbruciamento e la gestione dei residui colturali, di sfalcio e potatura e la presunta pulizia dei terreni stessi da erbe infestanti e rovi. Da queste zone d’interfaccia rurali, le fiamme si propagano con estrema rapidità verso habitat naturali e seminaturali di pregio. Appare quindi indispensabile estendere la pianificazione della prevenzione all’intero paesaggio rurale, integrando le misure antincendio all’interno delle consuete pratiche agronomiche e di gestione del territorio.
Il ruolo di Dottori Agronomi e Forestali
I Dottori Agronomi e Forestali, in virtù delle specifiche competenze tecnico-scientifiche in materia di territorio, ambiente e gestione della vegetazione, possono contribuire alla mappatura delle aree di rischio attraverso attività di fotointerpretazione di immagini satellitari, rilievi territoriali e analisi della copertura vegetale, finalizzate all’identificazione delle superfici caratterizzate da elevata combustibilità e da condizioni di abbandono, consentendo di orientare in modo efficace la programmazione degli interventi di prevenzione e di definire le priorità operative sul territorio. La gestione integrata del rischio incendi si fonda sulla collaborazione tra istituzioni, enti territoriali e competenze tecniche specialistiche, oltre che su un’efficace azione di prevenzione. In questo quadro, i Dottori Agronomi e i Dottori Forestali possono offrire un contributo qualificato alle Amministrazioni comunali nella pianificazione delle misure di prevenzione e gestione del rischio, nell’individuazione delle aree maggiormente vulnerabili e delle priorità di intervento, nonché nella progettazione e nell’attivazione di sistemi di monitoraggio e sorveglianza del territorio. Il loro apporto tecnico-scientifico può così concorrere al rafforzamento delle strategie locali di prevenzione, alla riduzione delle condizioni favorevoli all’innesco e alla propagazione degli incendi e, più in generale, alla tutela attiva del patrimonio ambientale, forestale e rurale.
La centralità della prevenzione
Tra le principali misure di prevenzione che possono essere proposte rientrano la manutenzione periodica dei terreni incolti mediante sfalcio delle erbe secche e rimozione delle sterpaglie, la riduzione del carico combustibile attraverso interventi di potatura, diradamento e gestione della vegetazione arbustiva, nonché la realizzazione e la manutenzione di fasce parafuoco lungo strade, sentieri, canali e margini dei centri abitati.
Particolare rilievo assume il recupero dei terreni abbandonati e il ripristino delle pratiche agricole tradizionali, attraverso la promozione di usi produttivi compatibili che favoriscano il presidio attivo del territorio e contribuiscano a ridurre le condizioni favorevoli all’innesco e alla propagazione degli incendi.
Il progetto «Eco-Pastore Custode del Bosco»
Un’esperienza concreta e particolarmente positiva è rappresentata dal progetto «Eco-Pastore Custode del Bosco», promosso in Aspromonte dal Dott. Forestale prof. Giuseppe Bombino, docente dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria e allora presidente dell’Ente Parco. L’iniziativa coinvolse direttamente i pastori nelle attività di vigilanza, prevenzione e segnalazione tempestiva degli incendi, valorizzandone la conoscenza capillare della montagna. La loro presenza costante contribuì alla costruzione di una vera infrastruttura umana di presidio e tutela del territorio.
Catasto Incendi Comunale
Un modello virtuoso che merita di essere recuperato e integrato stabilmente nella programmazione regionale antincendio. Accanto alla pianificazione forestale e rurale, un tassello fondamentale e troppo spesso trascurato è il Catasto Incendi Comunale, istituito dalla Legge quadro in materia di incendi boschivi n. 353 del 2000. Si tratta di uno strumento indispensabile per far rispettare i vincoli sanciti dalla norma, come ad esempio il divieto assoluto di destinazione a pascolo e la sospensione dei cambi di destinazione d’uso. Tuttavia, la reale applicazione di questo strumento trova un ostacolo concreto nella grave carenza di organico degli uffici tecnici comunali, spesso privi delle risorse necessarie per un aggiornamento tempestivo della mappatura. In questo scenario, un supporto strutturato da parte della Regione diventerebbe propedeutico e indispensabile per garantire la concreta attuazione della legge sul territorio: la Regione potrebbe infatti mettere a disposizione tecnologie avanzate come il telerilevamento, la fotointerpretazione satellitare e il sorvolo con droni, fornendo agli enti locali dati certi e perimetrazioni accurate per rendere vincolanti e operativi i divieti previsti e facilitando il controllo da parte degli Enti e Forze dell’Ordine preposti.
Aggiornare la normativa
Un ulteriore nodo cruciale riguarda la necessità di un aggiornamento della l. 353/2000 che introduca norme ancora più stringenti, vietando tassativamente anche l’asporto e la rimozione della biomassa legnosa bruciata dai terreni percorsi dal fuoco, salvo rarissimi casi eccezionali e circoscritti di messa in sicurezza del territorio validati da tecnici abilitati. Tale passaggio appare fondamentale per chiudere ogni possibile scorciatoia o interesse speculativo legato al conferimento del materiale secco alle centrali a biomasse.
Iniziare guardando alla causa

Infine, occorre guardare con chiarezza alle cause del fenomeno: secondo i dati storici del Nucleo Informativo Antincendio Boschivo (NIAB) del Comando Carabinieri Tutela Forestale e i report del sistema europeo EFFIS, oltre il 95% degli incendi registrati sul territorio italiano hanno matrice antropica, con una quota stazionaria tra il 70% e l’80% direttamente riconducibile ad azioni dolose. La Calabria, con il suo vasto patrimonio boschivo di oltre 600.000 ettari, figura costantemente tra le regioni maggiormente colpite per superficie percorsa dal fuoco (come confermato dai report ISPRA ed EFFIS-Copernicus). Tra il 2008 e il 2018, la Regione ha registrato oltre 9.000 incendi per un totale di circa 120.000 ettari bruciati (dati Protezione Civile Regionale), e negli anni ad alta criticità climatica (come il 2017, il 2021 e il 2025) l’estensione delle superfici boscate e agricole andate in fumo si è attestata su valori drammatici. La prevenzione e la corretta gestione silvicolturale e agronomica devono essere affiancate da un’intensa e mirata attività investigativa volta a profilare, individuare e perseguire i responsabili. Questa azione repressiva necessita poi di essere sostenuta da una comunicazione istituzionale forte e trasparente: l’ampia diffusione della notizia dell’individuazione dei colpevoli e della certezza della pena rappresenta uno strumento dissuasivo fondamentale. Tuttavia, il vero cambio di passo richiede un’incisiva opera di disseminazione culturale per promuovere il senso civico, stimolare le denunce e superare quelle dinamiche di silenzio da cui il territorio deve fermamente prendere le distanze. Il fatto che gli incendi si verifichino con sistemica puntualità quasi sempre negli stessi luoghi e nelle stesse finestre temporali della stagione calda rappresenta un elemento conoscitivo prezioso: da un lato deve guidare le forze dell’ordine e gli organi inquirenti a concentrare risorse, pattugliamenti e tecnologie di sorveglianza in modo mirato e tempestivo proprio su tali aree critiche; dall’altro deve spingere le comunità locali a farsi custodi attive del proprio patrimonio, spezzando ogni catena di complicità per proteggere un bene comune.
Conoscere e divulgare
A questo quadro deve affiancarsi un ulteriore pilastro fondamentale: la formazione e l’educazione al rischio incendi, intese come strumenti di prevenzione capaci di incidere nel tempo sui comportamenti individuali e collettivi. È necessario promuovere percorsi di alfabetizzazione ecologica e di conoscenza del territorio che coinvolgano università, istituti scolastici, agricoltori, cittadini e comunità locali, favorendo la diffusione di corrette pratiche nella gestione dei residui vegetali, nella prevenzione degli inneschi accidentali, nel riconoscimento delle situazioni di pericolo e nella tempestiva segnalazione delle emergenze. In questo processo assume particolare valore la presenza sul territorio dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria e in particolare del Dipartimento di Agraria che, anche attraverso i corsi di laurea in «Scienze forestali e ambientali» e «Gestione sostenibile del territorio forestale e montano», alimenta un patrimonio di conoscenze, ricerca e formazione specialistica di grande rilevanza per la Regione. La formazione universitaria dei futuri professionisti agronomi e forestali costituisce infatti un valore aggiunto non soltanto per la qualificazione delle competenze tecniche, ma anche per la costruzione di una più diffusa cultura della prevenzione, capace di formare coscienze consapevoli del valore del bosco, della complessità degli ecosistemi e della necessità di una gestione attiva e responsabile del territorio.
In questa prospettiva, Università, Ordine professionale, istituzioni scolastiche e amministrazioni pubbliche possono costituire una rete stabile di conoscenza e divulgazione, nella quale ricerca scientifica, competenze professionali ed educazione ambientale concorrano alla formazione di una nuova consapevolezza collettiva. L’Ordine dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali intende mettere a disposizione le proprie competenze tecniche, educative e divulgative, favorendo il raccordo tra mondo accademico, istituzioni e comunità locali, nella convinzione che la prevenzione degli incendi inizi anche dalla conoscenza e dalla formazione delle coscienze.
La gestione delle foreste richiede competenze altamente specialistiche. Così come la progettazione di un’opera civile viene affidata a un ingegnere e la tutela della salute umana a un medico, anche gli ecosistemi agro-forestali e il paesaggio rurale necessitano delle competenze proprie dei Dottori Agronomi e Forestali. Professionalità indispensabili per analizzare la complessità del territorio, guidare gli agricoltori verso idonee pratiche di abbruciamento e smaltimento delle biomasse, pianificare la difesa antincendio nelle aree di interfaccia, valutare la stabilità dei soprassuoli e garantire una tutela attiva e sostenibile del patrimonio naturale.
L’Ordine dei Dottori Agronomi e Dei Dottori Forestali della Provincia di Reggio Calabria- Commissione «Foreste, Ambiente e Pianificazione Territoriale»
Coordinatori: Dott. Forestale Denis Rullo – Dott. Forestale Pasqualina Siclari – Componenti: Dott. Agronomo Alberto Simone; Dott. Forestale Francesco Iannelli; Dott. Agronomo Minniti Pasquale; Dott. Agronomo Morabito Stefano; Dott. Agronomo Michelangelo Rizzo.



