Caccia: la nuova legge piace agli agricoltori

Il disegno di legge 1552 sulla caccia è stato licenziato dal Senato in un clima di tensione tra il mondo venatorio, che lo difende come aggiornamento necessario e le associazioni ambientaliste, che denunciano un grave arretramento nella tutela della fauna.

Novità per le Aziende faunistico-venatorie

Il testo sopprime il vincolo del «senza fini di lucro» per le Aziende faunistico-venatorie (Afv); queste realtà potranno ora costituirsi in forma di impresa agricola, generando un reddito da reinvestire in finalità naturalistiche.
Per Coldiretti e Confagricoltura, questa novità potrà anche rilanciare il turismo venatorio, valorizzare la filiera della selvaggina e lo sfruttamento delle risorse spontanee del fondo.

Difesa delle colture e piani di controllo

Sul fronte della difesa delle colture, i proprietari e i conduttori dei fondi (previa licenza di caccia e formazione specifica) sono inseriti tra i soggetti attuatori dei piani di controllo, in particolare per il cinghiale. Agli agricoltori infatti viene riconosciuta la facoltà di trattenere i capi abbattuti sui propri fondi a titolo di compensazione per i danni subiti e i costi sostenuti, subordinatamente al superamento delle analisi igienico-sanitarie.
La perimetrazione delle aree di ripopolamento e cattura dovrà d’ora in avanti essere concordata con le Organizzazioni agricole maggiormente rappresentative.
Un passaggio destinato a far discutere è l’abrogazione del comma 17 dell’art. 10 che elimina la possibilità per i proprietari di sottrarre i propri fondi alla pianificazione venatoria regionale per «motivi etici o religiosi», ciò per garantire una gestione faunistica uniforme sul territorio.

Limiti finanziari

La legge sconta il limite invalicabile dell’invarianza finanziaria, che ha impedito l’istituzione del Fondo nazionale per il risarcimento danni richiesto, nelle consultazioni, da Cia-agricoltori italiani e Copagri, così come lo scorporo degli indennizzi dal regime de minimis auspicato da Confagricoltura.
Confcooperative agroalimentare, nell’esprimere una valutazione positiva sulla «difesa attiva» dell’agricoltore, ha chiesto che rimanga una facoltà e non un obbligo; in ogni caso, non deve pregiudicare il diritto ai risarcimenti integrali per le devastazioni causate dalla fauna selvatica.

 

Tratto dall’articolo pubblicato su L’Informatore Agrario n. 18/2026
Caccia: la nuova legge piace agli agricoltori
di Claudio Costantino
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