Il conseguimento di uve caratterizzate da un’elevata acidità totale, in particolare per quanto riguarda il contenuto di acido malico, associata a una moderata concentrazione zuccherina rappresenta oggi uno degli obiettivi più critici nella produzione di vini base spumante. L’innalzamento delle temperature e l’anticipo dei processi di maturazione rendono sempre più complesso mantenere questi parametri entro valori ottimali.
In questo contesto, la gestione agronomica del vigneto assume un ruolo determinante nel modulare la dinamica di maturazione. Le scelte impiantistiche, a partire dalla localizzazione degli appezzamenti, orientano il potenziale produttivo verso ambienti caratterizzati da temperature più contenute ed elevata escursione termica, privilegiando aree collinari e versanti meno esposti alla radiazione solare diretta.
Anche l’orientamento dei filari incide in modo significativo sull’intercettazione della luce e sul microclima della chioma, influenzando indirettamente il metabolismo degli acidi e l’accumulo degli zuccheri. Una corretta progettazione dell’impianto deve inoltre essere affiancata da una gestione della chioma finalizzata a controllare lo sviluppo vegetativo e il grado di ombreggiamento dei grappoli.
L’equilibrio tra superficie fogliare, posizione dei grappoli e arieggiamento consente di preservare maggiormente l’acido malico, contenere la sintesi zuccherina e favorire lo sviluppo di profili aromatici fini e tendenzialmente neutri, con un basso contenuto di sostanze polifenoliche. In quest’ottica, potatura e gestione della chioma rappresentano leve agronomiche centrali, mentre irrigazione e nutrizione richiedono valutazioni specifiche e verranno affrontate in approfondimenti successivi.
Tratto dall’articolo pubblicato su Vite & Vino n. 3/2026
Trapianto tardivo della vite, come garantire l’attecchimento
di Riccardo Castaldi
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