Nei primi quattro mesi dell’anno il mercato del Pecorino Romano ha mantenuto la tendenza cautamente riflessiva evidenziata nella seconda metà del 2025, ma con progressivi segni di attenuazione.
In particolare, dopo dieci mesi di continui ritocchi al ribasso, il prezzo medio mensile del Pecorino Romano ha registrato, nell’aprile 2026, un primo timido segnale di recupero (+0,1%). Nell’insieme, la media dei corsi del primo quadrimestre dell’anno è risultata ancora inferiore a quella dell’anno scorso (‒6%), ma la tendenza in atto consente di prevedere, per i prossimi mesi, il graduale esaurimento del fenomeno.
Commercio estero
Dopo il Covid, il prezzo del Pecorino Romano è quasi raddoppiato (da 6,87 euro/kg nel 2019 a 13,71 euro/kg nel 2023) grazie alla ripresa dei consumi e a fattori economici favorevoli. Un ruolo importante lo ha avuto il rafforzamento del dollaro, che ha influenzato le esportazioni (soprattutto verso gli USA, che assorbono circa il 60% del prodotto).
Nonostante una riduzione dei volumi export tra 2021 e 2023 (-10%), il valore unitario del prodotto è aumentato di circa l’80%, mantenendo forte la domanda nel mercato nordamericano.
Bilancio positivo
Dopo la crescita produttiva del comparto nel periodo 2019-2021 (+8%) e la conferma del livello nei successivi tre anni, per il 2025 le stime indicano un calo attorno al 3,5% ampiamente compensato però dalla crescita delle importazioni. Il nostro tradizionale e «corposo» export non ne ha risentito.
Nel 2025 si è addirittura raggiunto un nuovo massimo storico con 25.500 t rappresentate per oltre due terzi da Pecorino e per oltre il 20% dall’export di Feta. In crescita anche l’offerta di formaggi e altri derivati della trasformazione del latte ovino e caprino che nel 2025 hanno sfiorato le 74.000 t di prodotto, nuovo massimo storico.
Tratto dall’articolo pubblicato su L’Informatore Agrario n. 14/2026
Mercato debole per il Pecorino Romano
di Gustavo Credazzi
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