La messa a dimora delle barbatelle rappresenta una fase cruciale per lo sviluppo del vigneto, con effetti diretti sulla crescita del primo anno e potendo condizionare in maniera significativa l’intera carriera produttiva.
Condizioni climatiche avverse possono obbligare a un trapianto tardivo, tra fine aprile e inizio maggio, fino ad arrivare a giugno inoltrato, a meno che non si decida di rimandare l’impianto all’anno successivo.
In diversi casi però non si può rimandare il trapianto in quanto le scadenze previste dai piani di ristrutturazione e riconversione dei vigneti obbligano a procedere comunque con una messa a dimora che va ben oltre le tempistiche ideali.
Gestione del trapianto tardivo

Quando si effettua un trapianto tardivo è necessario seguire con scrupolo le buone pratiche agronomiche e adottando alcuni accorgimenti prima e dopo il trapianto in modo da contrastare i fattori di stress a cui sono sottoposte le viti.
Tali accorgimenti riguardano la conservazione, la preparazione, la messa a dimora delle barbatelle e la cura successiva al trapianto delle viti.
La messa a dimora, in particolare, va effettuata solo su terreni ben asciutti e aerati, curando l’adesione del suolo all’apparato radicale.
Dopo il trapianto sono necessari interventi irrigui frequenti, una gestione del suolo che eviti la competizione delle infestanti e una corretta difesa fitosanitaria. Nutrizione e apporti azotati devono essere calibrati per sostenere lo sviluppo senza compromettere la lignificazione dei tessuti.
Tratto dall’articolo in pubblicazione su L’Informatore Agrario n. 15/2026
Trapianto tardivo della vite, come garantire l’attecchimento
di Riccardo Castaldi
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