I droni, noti anche come aeromobili a pilotaggio remoto – APR, sono una tecnologia che sta suscitando un crescente interesse anche nel settore agricolo grazie alla recente apertura all’impiego nei trattamenti fitosanitari oltre che nelle attività di monitoraggio e mappatura ormai consolidate fin dai primi anni Duemila. Recentemente, infatti, sono stati approfonditi i vantaggi derivanti da un loro impiego nell’irrorazione che interessano aspetti agronomici (ottimizzazione degli input chimici grazie ad applicazioni mirate, maggiore precisione nelle operazioni agronomiche, assenza di compattamento del suolo), operativi (più agevole accesso al campo, anche in condizioni difficili non solo in termini di giacitura ma anche climatica) e di sicurezza per l’operatore (minore esposizione ai prodotti fitosanitari).
Droni: mezzi aerei secondo la direttiva europea del 2009
Oggi il principale vincolo al pieno utilizzo dei droni nella distribuzione degli agrofarmaci resta di natura normativa. La direttiva europea sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari (2009/128/CE recepita in Italia dal dlgs 150/2021), infatti, vieta i trattamenti aerei e di fatto ne preclude l’impiego, dal momento che i droni sono equiparati ai mezzi aerei. Negli ultimi mesi sono state tuttavia avviate due iniziative normative con l’obiettivo di superare questa limitazione.
In attesa dell’attuazione del decreto semplificazioni
A livello italiano la legge n. 182/2025 dello scorso mese di dicembre nota come «decreto semplificazioni» introduce una modifica al dlgs 150 introducendo l’articolo 13-bis «L’irrorazione aerea con sistemi aeromobili a pilotaggio remoto UAS (Unmanned Aircraft System), di cui al regolamento di esecuzione (UE) 2019/947 della Commissione, del 24 maggio 2019, è consentita, in deroga alle norme vigenti e in via sperimentale, per un periodo di tre anni decorrenti dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, su terreni qualificati agricoli dai vigenti strumenti urbanistici, se svolta nei limiti e con le modalità di cui al presente articolo».
L’attuazione concreta di questo intervento normativo resta però subordinata al decreto attuativo atteso per fine maggio 2026 (sarebbe dovuto arrivare a metà marzo entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge n. 182/2005) che vedrà coinvolti quattro diversi Ministeri (Agricoltura, Salute, Ambiente e Trasporti), e che definirà le modalità operative, gli ambiti di utilizzo (colture, avversità, agrofarmaci) e i requisiti degli operatori.
Possibile scenario a livello europeo
A livello europeo invece con il pacchetto semplificazioni denominato Omnibus Food and Feed Safety la Commissione europea sta lavorando a una modifica della direttiva 2009/128/CE: l’obiettivo è di inserire l’utilizzo dei droni in agricoltura come tecnologia distinta dall’irrorazione aerea equiparandola alle macchine per la distribuzione tradizionale. In questo caso siamo nelle fasi iniziali di un percorso normativo ancora lungo, i cui tempi di approvazione non sono al momento quantificabili. Anche in questo caso sarà comunque necessario un decreto ministeriale che ne regoli l’utilizzo e una linea guida europea per l’autorizzazione di prodotti utilizzabili con drone.
L’articolo completo “Irrorazione aerea con droni nel limbo fino a fine maggio”
di Giannantonio Armentano pubblicato sul n. 5/2026 di MAD – Macchine agricole domani.
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