Il mercato italiano dei robot di mungitura (AMS-Automated milking systems) è in rapida espansione, spinto dalla necessità di ridurre la dipendenza dalla manodopera e di ottimizzare la produttività. Attualmente si stima che in Italia siano installati oltre 1.200 robot, pari a circa il 4-5% delle stalle da latte, con punte superiori al 10% nelle aziende medio-piccole.
Su scala globale, nel 2023 il mercato dei robot di mungitura valeva circa 2-3 miliardi di dollari , con tassi di crescita annui tra il 10 e il 15%, e si prevede che supererà i 6 miliardi entro il 2030-2035. L’Europa, in particolare l’Italia, rappresenta un’area strategica per i principali player (Lely, GEA, DeLaval, BouMatic, Fullwood-TDM) che investono in soluzioni modulari e scalabili. Le ultime innovazioni tecnologiche hanno trasformato questi sistemi in piattaforme intelligenti. Tra le novità segnaliamo:
- capacità di visione avanzata e Intelligenza artificiale per ottimizzare l’aggancio dei gruppi di mungitura alle mammelle, riconoscimento del capezzolo e selezione personalizzata (il sistema monitora i parametri individuali per adattare il vuoto e la frequenza, gestendo ogni animale in base alle sue esigenze);
- bracci elettrici silenziosi, come quelli di Gea DairyRobot R9500 e Fullwood Merlin, che riducono consumi energetici e stress per le bovine;
- sistemi a postazioni di mungitura multiple con controllo centralizzato, come le soluzioni Meridian (TDM), Gea R9600 e DeLaval VMSTM V300 in modalità batch, che permettono di mungere grandi mandrie con un solo operatore;
- gestione dati avanzata, aggiornamenti da remoto e sicurezza digitale, funzionalità come filtraggio automatico del latte, assistenza da remoto per manutenzione, braccio robotico con telecamera/laser e infrastrutture digitali protette per ottimizzare efficienza, benessere animale e semplificare la gestione aziendale;
- attenzione alla sostenibilità ambientale: studi in Lombardia e Nord Italia indicano che, nonostante l’introduzione del robot comporti un aumento in termini assoluti dei consumi elettrici, i medesimi rapportati all’unità di prodotto (chilogrammo di latte) restano stabili o si riducono, grazie a rendimenti produttivi più alti e anche alla diffusione delle fonti rinnovabili (ad esempio il fotovoltaico).



