Mais: strategie anti stress cercasi

In un contesto agricolo sempre più sfidante, dove i cambiamenti climatici e le pressioni ambientali mettono a dura prova tutte le colture da Nord a Sud Italia, il mais è una di quelle che più soffrono gli stress abiotici.
Per ragionare su quali siano le possibili strategie operative per contenere queste criticità, Aires (Associazione italiana essiccatori raccoglitori stoccatori di cereali e semi oleosi) ha riunito lo scorso 12 febbraio a Canaro (Rovigo) esperti del settore, ricercatori e agricoltori.
L’evento, aperto dal saluto del sindaco di Canaro Alberto Davì e introdotto da Gianfranco Pizzolato e Paolo Savoia di Aires, è entrato nel vivo con l’intervento di Amedeo Reyneri, docente di agronomia all’Università di Torino, che ha evidenziato come ondate di calore, siccità prolungate e fenomeni meteorologici estremi stiano diventando la norma per il mais, rendendo indispensabile l’adozione di pratiche agronomiche resilienti e la scelta di ibridi più tolleranti o morfologicamente più adatti.
La sua relazione ha sottolineato l’importanza di un approccio integrato che consideri la gestione del suolo, l’irrigazione di precisione e la nutrizione mirata per mitigare gli effetti negativi di questi stress.

Micotossine criticità strutturale

Un’altra criticità ormai strutturale per la filiera è quella legata alla presenza delle micotossine. Sabrina Locatelli del CREA-CI (Centro di ricerca cerealicoltura e colture industriali) di Bergamo ha illustrato il quadro per il 2025, evidenziando una doppia criticità: le fumonisine hanno dominato, ma le aflatossine non sono mancate, anzi.
Il rischio micotossine nel mais è in evoluzione, ha evidenziato Locatelli, e le differenze nei meccanismi di insorgenza richiedono, di conseguenza, approcci di gestione differenti.

Ricerca e innovazione per la prevenzione

Per affrontare questa minaccia, la ricerca sta sviluppando strumenti sempre più sofisticati. Ilaria Alberti, del CREA-CI di Rovigo, ha presentato un progetto pilota focalizzato sulla quantificazione precoce dei funghi micotossigeni.
Questo studio esplora la complessa interazione tra ambiente, scelta degli ibridi e sviluppo delle micotossine, con l’obiettivo di identificare indicatori precoci che possano guidare gli agricoltori verso decisioni più informate e tempestive.
L’identificazione precoce dei rischi permetterà, si spera, di intervenire con strategie mirate, riducendo l’impatto delle tossine sul prodotto finale.

L’induzione di resistenza

Roberto Causin, esperto di patologia vegetale, ha approfondito il tema della risposta delle piante agli stress e l’impiego degli induttori di resistenza. Questi prodotti, spesso di origine naturale, sono in grado di stimolare le difese intrinseche della pianta, rendendola più robusta e meno suscettibile agli attacchi di patogeni o agli stress abiotici.
Causin ha però sottolineato un aspetto cruciale: l’efficacia di tali induttori è strettamente legata al loro corretto impiego. Frequenza e dosaggio dell’applicazione devono essere calibrati per ogni specifico contesto, poiché una stimolazione eccessiva potrebbe stressare la pianta, mentre un’applicazione insufficiente non fornirebbe un’adeguata protezione.

Approccio multidisciplinare

Il convegno di Canaro ha ribadito, ancora una volta, l’importanza di un approccio multidisciplinare e della collaborazione tra ricerca e mondo agricolo per garantire un futuro produttivo e sostenibile alla maiscoltura italiana.

Lorenzo Andreotti