La pragmatica virata della von der Leyen tra pressing e Mercosur

La lettera inviata il 6 gennaio dalla presidente Ursula von der Leyen ai vertici di Parlamento e Consiglio UE è un segnale politico chiaro sul nuovo corso della politica agricola comune (Pac) per il periodo 2028-2034: il budget agricolo viene mantenuto, anzi aumentato; la sostenibilità ambientale non può più prescindere dalla tenuta dei redditi. Una concessione che molti osservatori leggono anche come una mossa necessaria per ammorbidire le tensioni del settore in vista della firma dell’accordo commerciale con i Paesi del Mercosur.

«Le notizie che arrivano confermano la serietà del lavoro svolto – ha osservato il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida -. Non solo viene cancellato il taglio inizialmente ipotizzato, ma aumentiamo la dotazione rispetto al periodo attuale. La specificità della Pac è sostanzialmente salva».

«In particolare – ha spiegato il ministro –  per l’Italia si vincolano l’utilizzo di 5 miliardi di euro del cosiddetto Rural target a misure agricole nelle aree rurali e destinano ulteriori 4,7 miliardi di euro, facenti parte della riserva non allocata del budget italiano, sempre al settore primario. Per l’Italia il conto segna dunque +10 miliardi di euro all’agricoltura, mentre a livello di Unione europea l’aumento potenziale delle risorse può segnare un +94 miliardi di euro per le politiche agricole e un budget complessivo di circa 387 miliardi di euro in sette anni».

La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha accolto con favore i termini dell’intesa, definendoli «un passo in avanti positivo e significativo nel negoziato che porterà al nuovo bilancio UE, che dimostra che la linea di buon senso a sostegno dell’agricoltura europea portata avanti con determinazione dal Governo italiano trova sempre maggiore ascolto a Bruxelles».

Il mondo della rappresentanza agricola ha guardato a questo traguardo con un senso di sollievo, pur mantenendo un approccio analitico sulle criticità che restano sul tavolo.

Il presidente della Coldiretti Ettore Prandini ha definito il nuovo quadro finanziario un «risultato impensabile fino a pochi mesi fa», individuando nella mobilitazione permanente la chiave per aver indotto la Commissione a un netto passo indietro rispetto ai tagli. «Ora – ha ribadito Prandini – agli annunci devono seguire atti legislativi europei che senza ogni dubbio e discrezionalità, garantiscano che questi soldi siano destinati alla difesa del reddito degli agricoltori».

Ad avviso del presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti «ci sono elementi importanti che devono essere ancora chiariti, a partire da come queste risorse potranno essere riservate agli agricoltori al fine di mantenere il bilancio inalterato. Rimangono quindi forti dubbi sul mantenimento del carattere europeo della Pac, che non deve nazionalizzarsi indebolendo il carattere unico del mercato Ue e creando distorsioni di concorrenza tra gli agricoltori».

«Più risorse per l’agricoltura sono una buona notizia, lo è meno lo spettro del fondo unico e le incognite non risolte sulla rinazionalizzazione e la competizione non solo tra Stati, ma anche tra settori – ha commentato il presidente di Cia Agricoltori Italiani Cristiano Fini -. Inoltre, non ci dimentichiamo che la nuova proposta von der Leyen dovrà passare per i negoziati con il Parlamento europeo e soprattutto con i 27 governi. Con due anni di trattative e una marea di possibili evoluzioni geopolitiche, la nostra mobilitazione chiaramente continua».

Per il presidente della Copagri Tommaso Battista «sarà importante declinare correttamente l’introduzione del vincolo (assolutamente condivisibile) di destinare almeno il 10% delle risorse agli investimenti nelle aree rurali. Tutto ciò risponde a una preoccupazione più volte sollevata dalla Copagri, ovvero la necessità di scongiurare il rischio che nella nuova programmazione non ci sia una quota “fissa” destinata a sostenere l’innovazione, l’ammodernamento e la riconversione delle aziende».

Dal versante cooperativo, Raffaele Drei (presidente di FedagriPesca Confcooperative) ha lodato l’impegno corale tra istituzioni e rappresentanze che ha portato a questo aumento di risorse, mentre Cristian Maretti (presidente di Legacoop Agroalimentare) ha richiamato l’attenzione sulla necessità di mantenere una visione realmente europea, evitando che la PAC venga «spezzettata tra i vari Stati membri», auspicando interventi anche sul fronte dei costi dei fattori produttivi.

G.Me.