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L'Informatore Agrario
Sommario rivista Approfondimento
 
23
 2-8 Giu.

  2006
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Attualità POLITICA

La Wto incombre sugli allevatori italiani

37a assemblea Uniceb

Mancano i ristalli e si profila una forte riduzione dei dazi sull’import di carne bovina. Una situazione difficile a cui qualcuno fa fronte aumentando i servizi al prodotto: packaging logistica, etichettatura

Mare mosso. Ecco l’immagine del mercato delle carni bovine e suine emersa durante l’assemblea annuale di Uniceb (Unione importatori, esportatori, industriali, commissionari, grossisti, ingrassatori, macellatori e spedizionieri carni, bestiame e prodotti derivati). E in queste condizioni chi sa navigare va veloce. Gli altri «affondano».
Le tensioni riguardano soprattutto il settore delle carni bovine. Nel 2005 sono mancate oltre 350.000 t per coprire l’intera domanda dell’Ue a 15. E se per il 2006 il deficit scenderà a circa 300.000 t, nel 2007 supererà le 400.000. Questi sono i dati presentati da Renzo Fossato, riconfermato per acclamazione presidente, durante la 37a assemblea Uniceb.
I consumi hanno superato i livelli precedenti al crollo dovuto alla crisi Bse del 2001 – ha continuato Fossato – e i prezzi delle carcasse sono sostenuti. Anche a causa del blocco delle importazioni da alcuni Stati brasiliani (Mato Grosso do Sul, San Paolo, Paranà) e del rallentamento di quelle argentine.
Naturale la reazione del consumatore, sempre più propenso ad acquistare prodotto meno costoso, come quello proveniente dalla Polonia. E se questo è vero per l’Ue, lo è ancor più per l’Italia, dove la capacità di autoapprovvigionamento raggiunge a malapena il 50% dei consumi, contro il 96-97% dell’Unione a 15.
I nostri macellatori soffrono e con loro gli allevatori. Mancano i ristalli. Quelli francesi costano caro e condizionano irrimediabilmente il prezzo delle carcasse. La macellazione dal canto suo non ha la forza di valorizzare le carni italiane. L’offerta è troppo frammentata rispetto a una domanda concentrata per il 60% nelle mani di pochi grandi gruppi.
Quella dei ristalli è una vera e propria emergenza. In base ai dati Uniceb entro 5 anni potrebbe dimezzarsi l’offerta di bruotard francesi: un milione di capi destinati a riempire le stalle degli ingrassatori italiani. In poco tempo potremmo arrivare a importare fino al 70-80% della carne bovina consumata nel nostro Paese, avverte Fossato.
Il contributo di Uniceb si chiama Progetto Santa Catarina, dal nome dello Stato brasiliano dove l’organizzazione ha individuato 500 allevamenti pronti a fornire vitelli da ingrasso destinati al mercato nazionale. La prima nave secondo Fossato potrebbe attraccare in Italia a marzo-aprile 2007 alla quale dovrebbero seguire entro l’anno altre 3 navi per un totale di 24.000 capi .E per il momento non si intravedono alternative.
Uno scenario poco incoraggiante e reso ancor meno rassicurante dalle parole di Salvatore Petroli, direttore generale della trasformazione agroalimentare e dei mercati del Mipaf. Peter Mandelson e Mariann Fischer Boel – dice Petroli – sembrano disposti a concedere un’ulteriore riduzione dei dazi Ue ai prodotti agricoli, carne compresa. La contropartita dovrebbe essere una maggiore apertura dei mercati dei Paesi del G20 ai prodotti industriali provenienti da Ue e Usa. L’agricoltura soccombe agli interessi dell’industria. Un copione già visto anche troppe volte.
Secondo le più recenti proposte del commissario Ue al commercio in ambito Wto, il taglio dei dazi all’import di carne potrebbe aggirarsi intorno al 65%. Cadrebbe così un’importante barriera protettiva per i produttori europei e italiani di carne bovina. Certamente non si può pensare di combattere la battaglia sul prezzo. Qualche grande attore del mercato punta su concentrazione dell’offerta, mediante fusioni e acquisizioni e sull’incremento di valore aggiunto aumentando il contenuto di servizi al prodotto.
 

Sommario rivista Antonio Boschetti


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