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L'Informatore Agrario
Sommario rivista Approfondimento
 
23
 2-8 Giu.

  2006
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Editoriale

Cresce la domanda di credito agrario
Corrado Giacomini

Il settore agricolo fa registrare da qualche tempo un maggiore ricorso al credito, le cui ragioni sono molteplici, non ultima il favorevole andamento dei tassi d’interesse. È importante capire se i finanziamenti verranno destinati all’impresa o prenderanno altre strade

Malgrado il 2005 sia stato un anno nero per la nostra agricoltura, come testimoniano i dati della produzione e del reddito del settore rispettivamente –7,3% e –9,6%, la Banca d’Italia registra un forte incremento degli impieghi bancari della branca agricoltura, silvicoltura e pesca, arrivati a 31,4 miliardi, con una crescita sull’anno precedente di circa l’8%.
Sulla stampa appaiono articoli in cui si cerca di dare ragione a questa rilevante crescita del credito all’agricoltura, che vanno dalla scoperta di segnali di ripresa del settore alla nuova strategia delle banche, che avrebbero riscoperto il settore agricolo all’avvicinarsi delle scadenze di Basilea II. Credo però che Basilea II non c’entri nulla, perché finora il livello di informazioni della clientela, soprattutto agricola, sugli adempimenti richiesti da Basilea II è molto scarso e serve più alle banche come spauracchio, che come argomento per instaurare un nuovo e più trasparente sistema di rapporti tra banca e impresa. Certamente l’avvicinarsi del 2007, anno nel quale dovranno essere applicati gli accordi di Basilea II, può creare qualche problema al rapporto banca-impresa in agricoltura dove la larghissima maggioranza delle imprese non dispone di rilevazioni contabili. L’allargarsi dei rapporti tra sistema del credito e agricoltura in questa fase deve essere visto perciò positivamente perché, dopo che con il decreto legislativo n. 385/93, il nuovo Testo unico sul credito, è stata smantellata la specializzazione del credito agrario, era necessario che le banche ritornassero a prestare attenzione a un settore che resta delicato per il Paese.
In questa direzione è assolutamente meritoria l’azione dell’Ismea, che ha sviluppato alcuni modelli di valutazione del rischio delle aziende agricole italiane. Non bisogna dimenticare inoltre altri compiti affidati all’Ismea, che non sono estranei ai recenti incrementi avuti dal credito al settore, in particolare, del credito agrario quello, per intendersi, disciplinato dagli articoli 43-46 del Testo unico, vale a dire assistito da cambiale agraria o da mutuo ipotecario. Nel 2004 è stata incorporata, infatti, nell’Ismea la Sezione speciale del Fondo interbancario di garanzia e nel 2006 sono passati all’Istituto, attraverso la Società di gestione fondi per l’agroalimentare (Sgfa) all’uopo costituita, i compiti di garanzia diretta e sussidiaria sulle operazioni di credito agrario, ai sensi dell’articolo 43 del Testo unico, che garantiscono alla banche eroganti una copertura fino al 55% della possibile perdita.
Ma perché l’agricoltura intesa nell’accezione ampia data dall’articolo 43 (... nonché alle attività connesse e collaterali), a cui ha dato contenuto la legge di orientamento, ha aumentato in misura così significativa la sua domanda di credito? Certamente ha concorso la stagione di tassi favorevoli, per cui sono aumentate soprattutto le operazioni a lungo termine destinate prevalentemente a investimenti in costruzioni e fabbricati rurali. Queste comprendono sia investimenti per il rinnovamento di strutture produttive, soprattutto se effettuate da imprese di tipo cooperativo o associativo, sia di carattere insediativo. Dall’altra parte le banche hanno dimostrato grande interesse ad accogliere le richieste di credito del mondo agricolo. Per prima cosa, dati inoppugnabili hanno smentito le maggiori rischiosità del credito all’agricoltura. L’andamento del tasso di decadimento dei finanziamenti per cassa calcolato dalla Banca d’Italia mostra, infatti, una convergenza del tasso annuo calcolato per agricoltura, silvicoltura e pesca con quello riferito alla media del totale branche. La riattivazione del Fondo interbancario di garanzia attraverso l’Ismea ha ridato fiato al credito agrario, ex articolo 43, che è risalito dal 45,9% del credito complessivamente concesso al settore nel 2004 al 49,9% nel 2005. Bisogna aggiungere poi, che anche il sistema dei Consorzi fidi, che si è sviluppato soprattutto nelle regioni più interessanti per la nostra agricoltura, ha concorso notevolmente a facilitare l’accesso al credito delle imprese, oltre a costituire un importante terreno di informazioni quantitative e qualitative in vista di Basilea II. Non guasta poi che accanto alla capacità imprenditoriale del richiedente, questi possa aggiungere delle garanzie reali e, molte volte, sono proprio queste il vero fattore vincente per la concessione di credito all’agricoltura.
In questi ultimi mesi si è aperta, inoltre, una prospettiva molto interessante di nuove operazioni per le banche rappresentata dalla possibilità di smobilizzare i crediti che gli agricoltori vantano nei confronti dello Stato per l’ammontare di premio unico di cui sono divenuti titolari. Si tratta di vedere se tali finanziamenti verranno destinati all’impresa o prenderanno altre strade.
 

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