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L'Informatore Agrario
Sommario rivista Approfondimento
15
 13 - 19 Apr.

  2007
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Editoriale

Imprenditorialità chiave di crescita dell’ortofrutta
R. Della Casa

Il nostro sistema ortofrutticolo per crescere deve aumentare le masse critiche, migliorare l’efficienza gestionale, innovare il prodotto e diversificare i mercati di destinazione. Solo così si potranno ottimizzare i contributi della nuova ocm

L'imminente appuntamento del Macfrut costituisce un’ottima occasione per qualche riflessione sul nostro sistema ortofrutticolo.
Da quando la riforma dell’attuale organizzazione comune di mercato è entrata nel vivo, infatti, mi pare che si sia un poco perso di vista l’obiettivo prioritario da perseguire per garantire un futuro alle nostre produzioni ortofrutticole che, a mio avviso, è un deciso recupero di competitività e posizioni nello scenario internazionale, almeno per il fresco.
Viceversa, tutte le attenzioni sono state dedicate ad analisi d’impatto e simulazioni sulla portata della riforma in termini di risorse che fruiranno del sistema e sulla loro utilizzabilità.
Non mi dilungo ulteriormente sul tema, non perché non lo ritenga importante, anzi strategico, ma perché non sarà certamente decisivo per le sorti della nostra ortofrutticoltura come non lo è stata la precedente organizzazione comune di mercato. L’entità delle risorse in gioco e i vincoli nella loro utilizzazione, quale che sia lo snellimento delle procedure che verrà adottato, potranno infatti essere solo un ottimo coadiuvante a concreti processi di crescita imprenditoriale.
Vorrei quindi focalizzare il mio intervento sulla necessità di mantenere forte l’attenzione proprio alla imprenditorialità delle aziende, contando prima sulle nostre forze che sui contributi, puntando ad aumentare le masse critiche, migliorandone l’efficienza gestionale, innovando il prodotto e diversificando i mercati di destinazione.
Partirei proprio dall’ultimo punto per riportarci alla realtà.
I primi risultati provvisori per il 2006 ci dicono che la nostra bilancia commerciale frutticola è migliorata a valore, ma è decisamente peggiorata a quantità per effetto sia dell’aumento dell’import che della riduzione dell’export.
Nei primi dieci mesi, poi, la Germania ha continuato a consolidarsi come primo mercato di destinazione e l’Unione Europea allargata rimane il nostro vero mercato.
Vi sono tanti tentativi di oltrepassare il mare per cercare nuove destinazioni ma, fino ad ora, nessuno di questi ha raggiunto dimensioni significative.
La concentrazione dimensionale delle imprese di commercializzazione, sia di natura cooperativa che di capitali, procede ormai speditamente ma, al momento, le nuove aggregazioni realizzano più economie di gestione rispetto allo sviluppo di nuovi orizzonti di gestione e di mercato. Una logistica via mare integrata e organizzata nelle aree-destino con piattaforme in loco è ancora lontana dai nostri pensieri e, quindi, la nostra presenza fuori dall’Europa è ancora sporadica e senza radici.
Venendo all’innovazione di prodotto, vorrei sottolineare due aspetti. Il primo riguarda la brevettazione delle varietà e il loro sfruttamento commerciale sul modello Pink Lady e Zespri Gold.
A questo livello non siamo abbastanza aggressivi, non abbiamo una strategia Paese da leader, quali potremmo essere, con nostri programmi di ricerca mirati e adeguati investimenti, salvo rari e sporadici casi, ma ci limitiamo a entrare da comprimari nelle iniziative sviluppate da altri player, subendo le strategie decise altrove, dove spesso finiscono anche gran parte degli utili.
Il secondo aspetto riguarda viceversa il packaging: in tutto l’alimentare negli ultimi anni si è assistito a un’evoluzione delle confezioni senza precedenti, dagli yogurt ai salumi, dalle bevande a base di frutta ai gelati, mentre l’ortofrutta fresca nazionale rimane fedele ai suoi imballaggi da trasporto per la vendita sfusa. Siamo proprio convinti che il prodotto sfuso sia sempre meglio di una confezione accattivante, che identifichi in modo univoco e posizioni il prodotto, magari fornendo anche qualche servizio aggiuntivo al consumatore in termini di informazioni sulle modalità d’uso e/o migliore conservabilità? La risposta non è così scontatamente negativa come si potrebbe pensare guardando gli scaffali della distribuzione moderna in Italia, se solo si ha l’opportunità di vedere uno scaffale della distribuzione inglese o americana, dove si può scegliere nell’ambito della stessa categoria di frutta o verdura quello che fa al caso nostro con la stessa facilità con cui in Italia scegliamo la nostra marca di pasta.
Lavoriamo quindi al meglio per una nuova ocm adatta alle nostre esigenze, ma acceleriamo contestualmente dall’interno il rinnovamento del nostro sistema ortofrutticolo per mantenere l’attuale assetto produttivo che risulta improponibile senza un deciso processo di rinnovamento.
 

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