Cosa dobbiamo intendere per sovranità alimentare

L’insediamento del Governo Meloni ha riproposto, tra gli altri, il termine «sovranità alimentare», aggiunto alla precedente denominazione del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali. Il termine si è ripresentato sempre più di frequente, negli ultimi anni, in diversi contesti, ma molto spesso con riferimento a contenuti anche assai diversi tra loro, talvolta opposti.

Sembra chiaro, innanzitutto, che «sovranità alimentare» non può essere ricondotta a una semplice quanto dannosa ipotesi di autarchia alimentare: una visione, cioè, che preveda di perseguire l’obiettivo dell’autosufficienza alimentare nazionale. Basta infatti considerare che la quantità di terreni agricoli del nostro Paese è limitata e sta diminuendo a causa dei fenomeni di consumo di suolo e del suo uso per attività incompatibili con le produzioni agricole. Se si vogliono aumentare le produzioni di alcune derrate agricole, quindi, si dovranno necessariamente diminuire le produzioni di altre. In alternativa, l’unico altro modo per aumentare la produzione a parità di suolo richiede di introdurre innovazioni in grado di aumentare le rese, però in modo sostenibile.

Ma con il termine sovranità spesso si giustifica, viceversa, un modello di agricoltura basato su piccole imprese che puntano all’autosufficienza alimentare. Questa strategia è in genere molto utile in Paesi in via di sviluppo, ma nel nostro non sarebbe compatibile con l’obiettivo identificato: complessivamente produrremmo molto meno.

Se, invece, per sovranità alimentare si intende una tutela forte degli interessi dell’agroalimentare del nostro Paese, ad esempio proseguendo sulle politiche di valorizzazione delle indicazioni geografiche, o nella sfida contro un meccanismo di etichettatura nutrizionale a semaforo (Nutriscore) che prima di colpire i nostri prodotti disinforma tutti i consumatori europei, pochi possono dirsi contrari.

Forse c’è bisogno, inoltre, di riscoprire una sovranità alimentare europea: l’UE, infatti, è strutturalmente deficitaria di mais e soprattutto soia che acquista principalmente dalle Americhe. Forse è tempo che l’UE si doti di una politica un po’ più attenta alla sua sovranità alimentare, anche grazie a un’azione forte dell’Italia.

 

Tratto dall’articolo pubblicato su L’Informatore Agrario n. 35/2022
Sovranità alimentare, concetto da declinare in modo corretto
di G. Canali
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