Dop zootecniche, Ismea conferma l’autosufficienza della sostanza secca

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Le regole europee per i prodotti a denominazione protetta di origine animale impongono vincoli molto severi sull’alimentazione dei capi. Tuttavia, molti operatori temono che il rispetto di questi parametri sia a rischio per le principali filiere italiane. Per fare chiarezza su questo tema, un recente studio ha analizzato nel dettaglio il bilancio di massa per la zootecnia dop nel nostro Paese e l’autosufficienza della sostanza secca.

Dati rassicuranti per la zootecnia dop

Il report è stato realizzato dall’Ismea (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) insieme al MASAF (Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste). Questo importante documento, rilasciato il 7 agosto 2026, rassicura l’intera filiera agroalimentare nazionale. In particolare, lo studio giunge alla conclusione che «il bilancio di massa, ovvero la disponibilità complessiva di sostanza secca per soddisfare almeno il 50% dei fabbisogni dell’alimentazione dei capi coinvolti nelle produzioni zootecniche dop evidenzia risultati positivi». Quindi, gli scenari cupi ipotizzati da alcuni osservatori vengono smentiti dai dati reali.

I fabbisogni delle filiere

L’indagine si basa su una metodologia di stima estremamente accurata. Infatti, gli esperti hanno preso in esame il numero dei capi necessari e la loro razione giornaliera. Inoltre, hanno calcolato il fabbisogno di mangimi e foraggi per ben 36 formaggi e 21 derivati della carne suina. Ad esempio, per il Parmigiano Reggiano, il disciplinare prevede che almeno il 75% dei foraggi sia prodotto all’interno della zona delimitata. Nel complesso, la razione per gli animali delle filiere tutelate richiede 7,5 milioni di tonnellate di sostanza secca. Di conseguenza, almeno 3,8 milioni di tonnellate devono provenire direttamente dalle zone di origine.

Le criticità territoriali

I dati provinciali e regionali dimostrano che i requisiti comunitari sono ampiamente soddisfatti. Ad esempio, per il Parmigiano Reggiano il fabbisogno di foraggi locali assorbe appena il 14% della produzione della zona. Per il Grana Padano, invece, la richiesta di foraggi si ferma al 7% della produzione dell’area dop. Tuttavia, emergono alcune specifiche criticità locali. In particolare, si registrano sovrapposizioni nei territori in cui coesistono più denominazioni. Inoltre, si nota una forte pressione su materie prime strategiche come mais e soia. Ciononostante, le elaborazioni per l’anno 2025 evidenziano un ottimo livello di autosufficienza potenziale.

di Ermanno Comegna
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