Bene il Piano olivicolo ma con alcune criticità

piano olivicolo nazionale

Con il decreto Masaf pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 188 del 14 agosto, è stato adottato il Piano olivicolo nazionale 2026-2030, il quale ha come finalità strategica quella di favorire il rilancio strutturale del settore.
Il Piano è collegato alle disposizioni previste nel disegno di legge ColtivaItalia in via di definitiva approvazione, che stanzia 300 milioni di euro per finanziare gli interventi di natura strutturale, ai quali si aggiungono 12,2 milioni di euro per altre misure come l’oleoturismo e il coordinamento della ricerca scientifica per contrastare la Xylella.

Problematiche principali

Ci sono però alcuni punti critici che potrebbero compromettere il raggiungimento degli obiettivi fissati nel Piano.
In particolare si nota un carente coinvolgimento delle Regioni le quali detengono responsabilità primarie nella gestione delle politiche di sostegno per l’olivicoltura.
Un secondo punto di debolezza è l’assenza di un cronoprogramma delle attività, di una mappa per individuare impegni e responsabilità delle istituzioni coinvolte e di dispositivi per la rendicontazione, il controllo, il monitoraggio e la valutazione necessari a verificare la corretta applicazione del Piano, misurando il raggiungimento degli obiettivi prefissati.
Si avverte, inoltre, la mancanza di procedure che portano alla individuazione di azioni correttive, qualora durante il quinquennio di validità del programma non siano raggiunti i traguardi individuati.

Tanti obiettivi ma pochi fondi

Alcuni obiettivi di primaria importanza risultano eccessivamente ambiziosi rispetto alle risorse che possono essere mobilitate. Ciò si verifica per gli interventi di riduzione dei costi di produzione (almeno il 20% in 6-10 anni) e per favorire l’aggregazione dell’offerta (veicolare almeno il 50% della produzione nazionale tramite le organizzazioni dei produttori).
Per ridurre i costi di produzione sono programmati 5 interventi, per un fabbisogno finanziario stimato in circa 16 milioni di euro che sembrano oggettivamente pochi.
Per rafforzare l’aggregazione e l’organizzazione della filiera si è stimato un fabbisogno finanziario di 5,2 milioni di euro per l’intero periodo di validità del Piano. L’ultimo fattore critico riguarda l’eccessiva ampiezza e scarsa selettività degli interventi previsti dal Piano nazionale. Questo a fronte delle difficoltà politiche, finanziarie e organizzative che caratterizzano temi come qualità, filiera, rappresentanza internazionale, disponibilità idrica e promozione del made in Italy.

 

Tratto dall’articolo pubblicato su L’Informatore Agrario n. 22/2026
Bene il Piano olivicolo ma con alcune criticità
di Ermanno Comegna
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