Attenzione crescente al benessere animale

bovini al pascoloLe associazioni nate per aumentare gli standard di benessere animale, dalla tradizione più forte nei paesi del Nord Europa, si stanno facendo sempre più presenti e organizzate nel dibattito a Bruxelles. Hanno dalla loro una sensibilità sociale che aumenta anche nei Paesi del Sud Europa. Secondo l’ultimo Eurobarometro sul tema, pubblicato nel 2016, in Italia solo il 3% degli intervistati pensa che il benessere degli animali da allevamento non sia importante, l’86% crede siano necessari miglioramenti nelle condizioni degli animali e l’80% vuole avere più informazioni su come vengono allevati.

Organizzazioni per il benessere animale come Ciwf, Compassion in World Farming, che è una delle più grandi, vogliono incidere sui quadri normativi più ampi, come la futura Pac.

Un esempio è il risultato raggiunto con il parere della Commissione ambiente dell’Europarlamento su uno dei regolamenti della riforma, che inserisce nella condizionalità degli aiuti diretti dei coefficienti di densità dell’allevamento, in modo da escludere dal sostegno le aziende che applicano metodo intensivo, con requisiti come un minimo di 0,14 ettari per pecora, 0,71 ettari per scrofa o 1,43 ettari per vacca da latte.

Si tratta di un parere, che molto probabilmente non si tradurrà in norme, ma è la prima volta che la mobilitazione sul benessere animale pone la questione in modo così dettagliato e potenzialmente gravido di conseguenze per il dibattito futuro.

 

Tratto dall’articolo pubblicato su L’Informatore Agrario n. 9/2019
Benessere animale sempre più decisivo
di A. Di Mambro
L’articolo completo è disponibile per gli abbonati anche su Rivista Digitale