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Vita in Campagna
Presentazione I nostri consigli



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Tappeto erboso.
Nel periodo invernale il tappeto erboso non richiede tagli. L'ultimo sfalcio della stagione si effettua nel momento in cui la vegetazione interrompe la crescita, momento che, a seconda delle località, è compreso tra le fine di novembre e la metà di dicembre.
Dopo l'ultimo taglio il manto erboso conserverà per quasi tutto il periodo invernale un aspetto ordinato e sano, poiché la circolazione dell'aria a livello del terreno ridurrà le probabilità che insorgano e/o si diffondano malattie fungine. Per le stesse ragioni vi raccomandiamo di asportare sempre i residui di taglio e di rimuovere dal prato foglie, rametti, ecc. (VEDI FOTO A )
Ecco come mantenere gradevole l'aspetto del tappeto erboso nel periodo invernale. Al fine di mantenere gradevole l'aspetto del tappeto erboso, vi consigliamo poco dopo l'inizio del riposo vegetativo, di distribuire un concime ad elevato tenore in azoto a lento rilascio e potassio, come ad esempio Floranid Rasen o Nitrophoska Supreme, alla dose di 20-25 grammi per metro quadrato.

 
A- Tappeto erboso. Al fine di dare al tappeto erboso, anche durante la brutta stagione, un aspetto ordinato, rimuovete foglie, rametti, ecc.


Piante annuali, biennali e perenni. Tra fine autunno e inizio inverno, nelle bordure di erbacee perenni predominano i "vuoti" causati dalla scomparsa del fogliame delle specie decidue, quelle che al sopraggiungere dell'inverno perdono completamente la vegetazione.
Tuttavia, un generoso utilizzo delle graminacee ornamentali e delle poche specie sempreverdi è in grado di garantire punti di interesse anche in questo periodo. I volumi morbidi, le tonalità dorate del fogliame e le eleganti trame delle infiorescenze secche delle grandi graminacee (innumerevoli varietà di Miscanthus, Pennisetum, ecc., VEDI FOTO B ) offrono leggerezza e movimento al giardino per tutto l'inverno, purché non si commetta l'errore di tagliare i cespi durante l'autunno (il taglio di pulizia di questa tipologia di perenni deve essere effettuato a fine febbraio-inizio marzo, appena in anticipo sulla comparsa della nuova vegetazione).
 

B- Piante annuali, biennali e perenni. I volumi morbidi e le tonalità dorate del fogliame di alcune grandi graminacee come Miscanthus (foto in alto) e Pennisetum (foto in basso) offrono leggerezza e movimento al giardino di campagna per tutto l'inverno, purché non si taglino i cespi in autunno


L'impianto delle erbacee perenni e biennali. Nelle regioni del centro sud è ancora possibile procedere in novembre alla messa a dimora di piante perenni. Nella prima metà del mese possono ancora essere effettuati interventi di divisione dei cespi e spostamenti di piante erbacee da una zona all'altra del giardino, operazioni, entrambe, che è invece meglio non posticipare oltre la prima metà di ottobre nelle regioni settentrionali.
Se non lo avete fatto in ottobre, affrettatevi a mettere a dimora le violette negli spazi lasciati vuoti dalle perenni decidue che avete già rasato al livello del suolo: sapranno garantire pennellate di colore persino nelle giornate più fredde dell'inverno.
Effettuate la concimazione organica prima che il terreno geli. La concimazione organica di aiole e bordure deve essere effettuata prima che il terreno geli rendendo difficoltosa la lavorazione. Distribuite sul terreno uno strato di stallatico pellettato o in polvere (facilmente reperibile in consorzi agrari e garden center), in ragione di 4-5 badilate al metro quadrato. Incorporatelo con il terreno con una lavorazione superficiale, utilizzando una zappetta e facendo attenzione a non danneggiare i cespi delle piante. Le precipitazioni e le gelate invernali contribuiranno a disciogliere nel terreno le sostanze nutritive, che saranno così disponibili per le piante fin dal momento della ripresa vegetativa.


Bulbose e tuberose. In novembre è necessario concludere la messa a dimora delle bulbose e tuberose a fioritura primaverile come crochi, narcisi, giacinti, muscari, ecc. Una volta messe a dimora, non abbiate timore dell'imminente abbassamento di temperatura: queste specie, assai rustiche, hanno bisogno infatti di trascorrere diverse settimane al freddo per poter fiorire. L'impianto va comunque ultimato circa sei settimane prima dell'arrivo del gelo e il prima possibile dopo l'acquisto dei bulbi, per evitare che si deteriorino.
Ricordate che i bulbi vanno interrati con la punta rivolta in alto. Ricordate che i bulbi vanno interrati con la "punta" - dalla quale spunterà la piantina - rivolta verso l'alto (VEDI FOTO C ). La profondità di impianto deve essere pari a due o tre volte la loro altezza; in genere è precisata sulle confezioni o comunque ve la potete far indicare dal vostro rivenditore di fiducia. Fra un bulbo e l'altro tenete una distanza pari al doppio del loro diametro. Questa indicazione può variare a seconda dell'effetto più o meno fitto che volete creare e a seconda dell'ingombro che assumeranno le piante al momento della fioritura.
Una volta interrati i bulbi e pressato leggermente il terreno per compattarlo, innaffiate abbondantemente: nei mesi successivi la natura farà da sé.
 

C- Bulbose e tuberose. In novembre è necessario concludere la messa a dimora delle bulbose e tuberose a fioritura primaverile. Predisponete il bulbo con la punta rivolta verso l'alto (vedi freccia) sul fondo della buchetta (1) e poi copritelo con la terra di scavo premendola moderatamente (2)



Rosai. Potete continuare l'impianto dei rosai a radice nuda fino a quando il gelo non indurisce il suolo o le piogge lo rendono fradicio.
Proteggete i rosai dal gelo. I rosai sono piante resistenti alle basse temperature, ma nelle zone molto fredde, dove il gelo permane per parecchie settimane, riparate il colletto, ove è ben visibile il punto d'innesto, con un mucchietto di terra, e rivestite con paglia il fusto dei rosai ad alberello sino alla biforcazione dei rami.
Lavori da effettuare in questo periodo. Rastrellate il terreno attorno ai rosai e bruciate tutte le foglie secche cadute che possono ospitare spore di funghi parassiti.
Stendete alla base dei cespugli uno strato dello spessore di circa 8-10 centimetri di compost anche non completamente decomposto o, ancora meglio, stallatico maturo in ragione di due badilate per arbusto, che riparerà le radici superficiali dal freddo, apportando al contempo nutrimento ai rosai. Eseguite questa copertura del terreno anche per i rosai allevati in contenitore.
Controllate le legature dei rosai ad alberello e dei rampicanti, soprattutto dopo giornate di vento; in caso di nevicate, nel timore che i rami dei rampicanti si possano spezzare sotto il peso della neve, scuoteteli usando una scopa di saggina o un bastone rivestito in punta con della plastica ad alveoli, quella che si utilizza per imballare oggetti delicati.
Quando effettuare le potature. Per evitare che il gelo penetri attraverso i tagli di potatura rimandate a fine inverno, nelle zone del nord e del centro Italia, ogni intervento. Nelle zone a clima temperato, invece, le potature possono essere effettuate per tutto l'inverno.


Siepi, arbusti e alberi. Se non lo avete già fatto, proteggete dal freddo, in base all'andamento climatico della vostra zona, le specie originarie di climi caldi, sia coltivate in vaso che in piena terra: iniziate a ricoverare in ambiente protetto (tipo una serra fredda o uno scantinato abbastanza luminoso) le piante coltivate in vaso sensibili al freddo, come ad esempio cycas, buganvillea, ecc. e lasciatele in questi ambienti sino a marzo-aprile, o sino a quando le temperature si saranno alzate e stabilizzate; proteggete invece con stuoie, cannicciati, paglia, tessuto non tessuto, ecc. quelle coltivate in piena terra sensibili al freddo, come ad esempio alcune palme, tipo le Phoenix e le Washingtonia.
Evitate, se possibile, per le specie coltivate in piena terra l'utilizzo di teli di plastica trasparente o di altri materiali impermeabili per coprire le piante: al loro interno si forma spesso umidità che favorisce lo sviluppo di funghi patogeni, mentre nelle giornate di sole determinano un effetto serra con bruschi rialzi di temperatura quanto mai dannosi.
In tutti i casi ricordatevi di aprire di tanto in tanto i locali di ricovero e le protezioni per far prendere aria alle piante, specie nelle ore più calde di giornate asciutte e soleggiate.
Messa a dimora di piante in zolla o a radice nulla. A novembre potete effettuare la messa a dimora di piante in zolla o a radice nuda. Il terreno che accoglierà i nuovi esemplari deve essere opportunamente lavorato e concimato con sostanza organica, tipo stallatico maturo, nella dose di 3-4 chilogrammi per metro quadrato.
L'apertura delle buche deve essere fatta a terreno asciutto al momento dell'impianto e non, come comunemente si pensa, con grande anticipo. In caso di pioggia, infatti, l'acqua tende ad accumularsi nella buca compattandone il fondo e le pareti e creando così un ostacolo al successivo sviluppo delle radici.
Per gli alberi occorre naturalmente prevedere l'ancoraggio a terra mediante l'ausilio di pali tutori. In caso di trapianto di specie a foglia caduca dovete aspettare che abbiano perso tutte le foglie e che siano quindi in completo riposo vegetativo.
Ricordatevi sempre di scegliere le specie più adatte al terreno del vostro giardino ed alle caratteristiche climatiche del luogo facendovi consigliare da un esperto vivaista o da un giardiniere.
Se il freddo arriva con un certo anticipo, rimandate l'operazione ad inizio primavera, prima che riparta l'attività vegetativa delle piante, specie dei sempreverdi e delle conifere.
Se desiderate mettere a dimora un albero di grosse dimensioni, affidatevi ad una ditta specializzata che valuterà i tempi e le modalità migliori per effettuare tale operazione.


Piante in vaso da fiore. Le piante in vaso da fiore perenni, come ad esempio gerani, fucsie, lantane, dipladenia, ecc., si possono conservare facilmente da un anno all'altro senza dedicare loro particolari cure durante il periodo invernale. Le piante originarie di zone temperate e/o mediterranee, come ad esempio i gerani, le fucsie, le verbene e le lantane, ecc., hanno meno esigenze in fatto di temperatura: 4-6 °C sono infatti loro sufficienti per sopravvivere, mantenendo però il terriccio il più asciutto possibile. Ricoveratele in cantine luminose, scale o in qualsiasi altro locale luminoso con le condizioni sopra elencate.
Ricordate di arieggiare il locale di ricovero tutti i giorni, se possibile, o almeno due-tre volte la settimana, nelle ore più calde della giornata.
Innaffiate poco le piante. Innaffiate poco (le piante sono in una sorta di riposo vegetativo) ed usate acqua a temperatura ambiente: se troppo fredda può causare marciumi a livello delle radici, se troppo calda le può risvegliare inducendo una crescita fuori stagione.


Piante d'appartamento. Innaffiate le piante d'appartamento in base alle loro effettive esigenze: evitate assolutamente gli eccessi d'acqua, cioè non lasciate mai acqua nel sottovaso e bagnate solo quando il terriccio del vaso comincia ad asciugarsi; in caso contrario è probabile che, per asfissia radicale, le foglie comincino ad ingiallire e le radici si anneriscano.
Particolarmente soggetto a sofferenza causata da insufficienza o da eccesso d'acqua è il Ficus benjamina: se la pianta perde molte foglie in poco tempo, la prima cosa da fare è verificare la frequenza delle innaffiature. L'ingiallimento delle foglie, però, può essere causato anche dalla scarsa luminosità dell'ambiente; occorre perciò posizionare la pianta in un locale più luminoso. Non dovete invece preoccuparvi se la caduta interessa solo qualche foglia, soprattutto nelle piante di una certa dimensione, perché questo fenomeno è dovuto ad un naturale ricambio vegetativo.
Ricordatevi di non innaffiare eccessivamente la Stella di Natale, ma fornitele acqua in piccole quantità quando il terriccio si presenta quasi asciutto; per una pianta contenuta in un vaso del diametro di 16 centimetri è sufficiente un bicchiere d'acqua.
Riducete le concimazioni. Durante il mese di novembre riducete il numero delle concimazioni, fino a sospenderle completamente a dicembre.
Come mantenere l'umidità atmosferica. Con l'accensione dell'impianto di riscaldamento l'umidità atmosferica della casa si riduce notevolmente e questo può causare frequentemente un disseccamento della punta delle foglie (ad esempio su spatiphyllum, dracene, ecc.) o dell'intero margine fogliare (questo avviene per le specie più esigenti in fatto di umidità, come le marante e le felci). Per queste specie è importante riuscire a mantenere condizioni di umidità vicine a quelle ottimali; collocatele perciò negli ambienti più umidi della casa, come il bagno o la cucina. In alternativa dovete mettere in atto tutti quegli accorgimenti che permettono di conservare elevato il livello di umidità dell'aria: posizionate ciotole piene d'acqua sui caloriferi; nebulizzate quotidianamente (o anche più volte al giorno) le foglie; sistemate le piante con i loro sottovasi in altri più grandi riempiti d'argilla espansa mantenuta sempre umida (nel sottovaso non deve mai rimanere acqua stagnante al fine di evitare problemi di asfissia radicale); utilizzate umidificatori ambientali.
Attenzione ai marciumi e alle cocciniglie farinose. Evitate il ristagno di acqua nei sottovasi in quanto questi favoriscono marciumi del colletto (FOTO D ) causati da Fusarium oxysporum.
Controllate periodicamente le piante per rilevare l'eventuale presenza delle infestazioni iniziali delle cocciniglie farinose come Planococcus citri (FOTO E )  e Pseudococcus longispinus (FOTO F ), rese evidenti dai candidi fiocchi cerosi che producono. Asportate le cocciniglie presenti con l'ausilio di un batuffolo di cotone imbevuto di acqua saponata (4-5 grammi di scaglie di sapone di Marsiglia per litro d'acqua).

D- Marciume del colletto causato da Fusarium oxysporum
E- Planococcus citri (3 millimetri)
F- Pseudococcus longispinus (2,5 millimetri)

 

 


OrtoOrto Torna alla presentazione

Se non lo avete già fatto in ottobre, proteggete le colture che, se lasciate scoperte, non potrebbero essere consumate durante l'inverno (lattughe e radicchi da taglio, prezzemolo, ravanelli).
Riparate, fino a quando cominciano le gelate, gli ortaggi che hanno bisogno di essere posti gradualmente in bianco, come ad esempio il radicchio trevigiano ed il radicchio di Castelfranco, il cardo ed altri. Fate in modo di completare i lavori di protezione prima che inizino le grandi e persistenti gelate.
Sempre prima dei forti geli ultimate - in pianura padana - le raccolte degli ortaggi del periodo più sensibili al freddo, come ad esempio cavolfiore, scarola, sedano.
Già in novembre può iniziare anche la raccolta degli spinaci che poi può proseguire anche nei mesi più freddi data la buona resistenza di questo ortaggio (varietà autunno-invernali) alle basse temperature (VEDI DISEGNO).
Per riparare diverse colture presenti nell'orto senza usare strutture fisse e per un periodo abbastanza breve (circa 2-3 settimane), potete porre direttamente sulle piante veli di tessuto non tessuto. È opportuno però che stendiate i veli sulle aiole prima che inizino le brinate.
 

Negli orti familiari può essere conveniente raccogliere con le mani le foglie esterne della pianta di spinacio quando sono completamente sviluppate (A) e lasciare che dal germoglio centrale si formino altre foglie che saranno utilizzate in seguito. In molti casi però le piante si tolgono intere (B), aiutandosi con un robusto coltello per recidere le radici; in genere si scelgono le piante che hanno raggiunto le maggiori dimensioni. Dopo aver tolto gli spinaci dall'aiola, si allontana, scuotendo leggermente le piante (C), la terra rimasta attaccata e si asportano le foglie ingiallite e/o guaste (D). Per avere spinaci più puliti è consigliabile raccoglierli quando sono asciutti, perché le foglie bagnate o umide trattengono più facilmente grumi di terra
 

A patto che le condizioni del tempo lo consentano, iniziate o continuate a sgomberare le aiole dai residui delle coltivazioni ormai ultimate e procedete alla letamazione (o alla distribuzione di compost) e all'esecuzione dei lavori di fondo del terreno, specialmente se il vostro orto ha un suolo pesante e compatto.
In tutti i casi bisogna che evitiate di lavorare terreni bagnati o molto umidi.
Proseguite il trapianto dei piccoli bulbi di aglio. Proseguite, a novembre, il trapianto dei piccoli bulbi di aglio, ma in pianura padana solo nelle località a clima più mite (VEDI FOTO A ).
 

A- Aglio. A novembre si possono ancora trapiantare i piccoli bulbi di aglio (magari aiutandosi con un listello distanziatore, come nella foto), ma in pianura padana solo nelle località a clima più mite


In questo periodo potete effettuare le semine di novembre (pianura padana) e per tutto il mese (solo in colture protette) di: lattuga da taglio, cicoria da taglio, ravanello, rucola, valerianella, pisello (solo in zone a clima mite).

Effettuate i trapianti di novembre in piena aria (pianura padana) di: aglio (solo in zone a clima mite).

Attenzione alle infezioni di cavolaia e nottua sui cavoli. In autunno sono comuni le infestazioni delle larve di cavolaia (Pieris brassicae, FOTO B ) e di nottua (Mamestra brassicae, FOTO C ), che potete eliminare ricorrendo ad un intervento con formulazioni commerciali di Bacillus thuringiensis varietà kurstaki (bio, irritante), alla dose di 10 grammi per 10 litri d'acqua.
Frequenti sono gli attacchi di cercosporiosi e di septoriosi sul sedano. Frequenti sono gli attacchi di cercosporiosi (Cercospora apii, FOTO D ) e di septoriosi (Septoria apiicola, FOTO E ), che causano la comparsa di tacche necrotiche e il disseccamento di gran parte della vegetazione, impedendo il regolare sviluppo delle piante. Le suddette malattie sono favorite dalle piogge, per cui è bene proteggere le piante da eventuali attacchi ricorrendo, ogni 7-10 giorni, a trattamenti con poltiglia bordolese-20 (bio, non classificato) od ossicloruri di rame (bio, irritante o non classificato), alle dosi indicate in etichetta.

B- Larva di cavolaia (Pieris brassicae, 40 millimetri)
C- Nottua (Mamestra brassicae, 40 millimetri) su foglie di cavolo
D- Cercosporiosi (Cercospora apii)
E- Septoriosi (Septoria apiicola) su foglie di sedano


 

 


FruttetoFrutteto Torna alla presentazione

Pomacee (melo, pero, cotogno).
Per il frutteto i lavori in novembre sono molto impegnativi e riguardano in particolare la concimazione e i nuovi impianti.
In questo periodo potete eseguire la concimazione organica con letame maturo bovino o equino, entrambi adatti per tutte le specie da frutto. Le quantità da impiegare vanno sempre rapportate alle esigenze della specie coltivata nonché alla fertilità del suolo.
È utile ricordare che il letame, pur essendo un ottimo fertilizzante organico, va sempre usato in dosi appropriate poiché gli eccessi, oltre che inutili, possono comportare conseguenze negative per gli alberi da frutto, come eccessivo rigoglio vegetativo e decadenza delle caratteristiche qualitative della produzione. Orientativamente una quantità di 20-30 quintali per 1.000 metri quadrati di frutteto può considerarsi idonea a piante da frutto in buone condizioni produttive. Il letame va distribuito uniformemente nel terreno e non accumulato alla base dei tronchi. Ricordate che le concimazioni organiche favoriscono l'insediamento delle arvicole (topi campagnoli) e pertanto non sono consigliabili nei terreni infestati da questi piccoli roditori. I topi campagnoli possono danneggiare gravemente il melo nutrendosi della corteccia delle radici: sono particolarmente colpiti gli alberi giovani e quelli innestati su portinnesti deboli, tipo EM 9. L'attacco in fase di allevamento può portare anche alla morte delle piante colpite, mentre negli alberi adulti si ha solo un deperimento, che è proporzionale alla quantità di erosioni fatte. La presenza di questi roditori si rende evidente dai fori di uscita delle tane sul terreno; nei frutteti con suolo totalmente inerbito vi è il rischio di non accorgersi dell'attacco per la copertura dell'erba. Per combattere le arvicole il metodo più semplice è la distribuzione di apposite esche facilmente reperibili in commercio; per lo più si tratta di semi di frumento conciati che vanno impiegati seguendo le istruzioni indicate in etichetta.
Nei terreni a scarsa fertilità, in alternativa al letame, può essere effettuata una leggera concimazione azotata autunnale, specialmente nel caso di alberi che producono abbondantemente. A tale scopo potete distribuire un concime chimico azotato, ad esempio urea-46 alla dose di circa 4 kg ogni 1.000 metri quadrati di frutteto.
È già tempo di eseguire i nuovi impianti. Per molte specie da frutto già dal tardo autunno si può procedere all'esecuzione di nuovi impianti (VEDI FOTO A ), quantomeno negli ambienti dove i rigori invernali non sono particolarmente accentuati. Nella scelta della specie da impiantare ricordate di preferire quelle adatte alle caratteristiche di clima e di terreno del vostro ambiente di coltivazione. In particolare evitate di impiantare specie sensibili al freddo laddove gli inverni sono solitamente rigidi.
 

A- Impianto del frutteto valido per tutte le colture. La sequenza si riferisce alla messa a dimora delle piante di un noccioleto su un appezzamento sottoposto a scasso (aratura) totale. 1- Dopo aver ritirato le piante dal vivaista, occorre evitare che le radici rimangano scoperte: se forzatamente dovete posticipare l'impianto per più giorni, sistemate le piante dentro un solco ricoprendo l'apparato radicale con sabbia o terra fine ben inumidita. 2- Con picchetti e corde effettuate il tracciamento delle file e individuate i punti in cui porre a dimora le piante. 3- Scavate con la vanga la buca che deve ospitare l'apparato radicale, ricordando che la buca non deve essere troppo profonda. 4- Prima della sistemazione in buca, effettuate una potatura delle radici eliminando quelle lesionate e prive di epidermide esterna (si noti nella foto il tessuto legnoso, di colore giallo intenso). 5- Ponete la piantina nella buca e coprite tutte le radici con terra fine. 6-Infine, provvedete a far aderire molto bene il terreno al colletto della pianta
 


Se acquistate gli astoni da un vivaista, ritirateli appena vengono estirpati per evitare che possano subire la disidratazione delle radici qualora vengano incautamente tenuti con la radice nuda all'aria per più giorni.
Alla consegna visionate bene gli astoni per verificarne la qualità. Innanzitutto il loro sviluppo deve essere uniforme con l'apparato radicale ricco di piccole radici, l'innesto ben cicatrizzato ed eseguito ad altezza costante.
Accertatevi, poi, dell'assenza di evidenti attacchi parassitari, i più comuni dei quali sono dovuti a cancri rameali, insetti xilofagi (cioè che si nutrono del legno) e cocciniglie. Oltre a questi non vi devono essere tumori radicali causati da Agrobacterium tumefaciens, formazioni rotondeggianti, con superficie molto ruvida e screpolata, di color marrone, del diametro di alcuni centimetri, attaccati alle radici o direttamente al fittone (VEDI FOTO B ).

B- Al momento dell'acquisto, controllate che sulle radici o al colletto delle piante non siano presenti escrescenze che potrebbero essere causate dal batterio Agrobacterium tumefaciens, agente del tumore radicale


Una volta ritirati gli astoni metteteli subito a dimora. Se forzatamente dovete posticipare l'impianto per più giorni sistemateli dentro un solco ricoprendo l'apparato radicale con sabbia o terra fine ben inumidita.
Prima della messa a dimora fate una toelettatura degli astoni tagliando rami e radici spezzati.
Ricordatevi che, avendone la possibilità, è sempre meglio orientare i filari da nord a sud in modo che ambedue i lati degli alberi ricevano direttamente la luce del sole, o al mattino o al pomeriggio.
L'impianto va fatto con il terreno tendenzialmente asciutto; appena eseguito il lavoro, irrigate ciascun astone con 10-15 litri di acqua per favorire l'assestamento del terreno attorno alle radici. Tale assestamento non va fatto calpestando energicamente il terreno poiché si potrebbero danneggiare le radici.


Drupacee (pesco e nettarina, albicocco, susino, ciliegio). La messa a dimora delle nuove piante di pesco si può eseguire subito dopo la caduta delle foglie evitando i periodi in cui il terreno è gelato.
In vista dei nuovi impianti di pesco (VEDI FOTO A ), in questo periodo si deve preparare il terreno, estirpare le vecchie piante, effettuare le analisi del terreno, sistemare le opere di irrigazione, prenotare le piante, ecc.
La preparazione del terreno è la pratica più importante per una buona riuscita dell'impianto. Per impianti di una certa dimensione, nei quali è possibile utilizzare dei mezzi meccanici, raccomandiamo il ricorso alla ripuntatura per lavorare il terreno fino a oltre 70 centimetri smuovendolo in profondità senza portare in superficie gli strati sottostanti.
Chi, invece, non ha la possibilità di ripuntare il terreno, deve aprire delle buche molto ampie tenendo presente che il primo strato di terreno tolto (20-30 centimetri) deve ritornare sempre nella sua posizione originale.
Nei terreni sciolti la dimensione delle buche deve essere di 50 x 50 centimetri con una profondità di centimetri 50. Nei terreni argillosi è opportuno aumentare la dimensione delle buche ad oltre 70 centimetri di lato, mantenendo la stessa profondità, e inoltre aprire possibilmente le buche su un leggero dosso del terreno, poiché altrimenti con le piogge esse potrebbero diventare dei contenitori di acqua e soffocare le piante.
Nei terreni di collina fortemente declivi può rendersi necessaria la realizzazione di gradoni da effettuare con delle ruspe, avendo cura di eseguire dapprima uno sbancamento del terreno superficiale, poi sistemare il terreno sottostante e successivamente riportare il terreno che in origine era in superficie.
La larghezza delle banchine deve essere di 3-4 metri, sufficienti a permettere il passaggio dei mezzi per le lavorazioni del terreno, i trattamenti per la difesa dalle malattie, gli interventi di raccolta, ecc. La banchina deve essere leggermente inclinata verso l'interno per evitare che il ruscellamento delle acque ne rovini il bordo. L'apertura delle buche va fatta a circa 1 metro dal bordo esterno della banchina.
Come effettuare l'estirpazione di vecchie piante e reimpianti. Se dovete estirpare un vecchio pescheto, è opportuno effettuare l'operazione per tempo eliminando dal terreno anche le radici più fini. I peschicoltori professionisti impiegano attrezzature che estirpano le piante dal terreno con buona parte dell'apparato radicale e successivamente ripassano il terreno con il ripuntatore; infine con l'estirpatore eliminano dal terreno anche le radici sottili come una matita.
Per il piccolo coltivatore, o per l'hobbista, effettuare tutto ciò risulta impossibile, ma se si vogliono ottenere buoni risultati si deve operare avvicinandosi molto a quanto viene fatto dai professionisti.
Fino a qualche tempo fa si consigliava di aspettare alcuni anni prima di effettuare un reimpianto, per dare la possibilità al terreno di eliminare le tossine lasciate dalle vecchie piante. Attualmente, effettuando dopo l'estirpazione una lavorazione profonda del terreno che elimini anche le radici più fini e adottando poi un portinnesto vigoroso, quella che un tempo veniva definita "stanchezza del terreno" viene ridotta di molto, se non eliminata.
Predisponete l'impianto di irrigazione prima della messa a dimora del piccolo frutteto. Prima di effettuare la messa a dimora di un piccolo frutteto, o anche solo di alcune piante, occorre predisporre l'impianto di irrigazione. Per poche piante e per tutti i tipi di terreno consigliamo l'adozione di impianti sotto chioma con microjet di tipo statico, in grado di bagnare il terreno per un diametro di circa 2 metri.
È tempo di provvedere all'acquisto delle piante. Fin dall'inizio di novembre è opportuno provvedere all'acquisto delle piante per non doversi accontentare di ciò che rimane al vivaista. Le piante migliori sono quelle a radice nuda, di un anno di età, dell'altezza di circa 2 metri e con un diametro alla base di circa centimetri 2. Evitate di comperare piante eccessivamente grosse, di oltre 3 centimetri al colletto e di 3 metri di altezza poiché, essendo sicuramente piante poco lignificate, presentano un alto rischio di mortalità. Scartate anche le piante eccessivamente deboli, cioè quelle che non superano il metro di altezza ed hanno un diametro alla base inferiore ad 1 cm, perché, avendo con ogni probabilità sofferto in vivaio, avranno sicuramente meno sostanze di riserva e quindi maggiori difficoltà di attecchimento in campo.
Quando acquistate delle piante, osservate anche il loro apparato radicale ed aereo per vedere se sono presenti dei parassiti. La presenza, ad esempio, sulle radici di leggeri rigonfiamenti a forma allungata, del diametro di 1-2 mm, è sintomo di un attacco di nematodi, piccolissimi vermi invisibili ad occhio nudo, che si insediano nella radice riducendone l'attività e dando poi origine a delle piante rachitiche.


Agrumi. In questo periodo maturano le varietà più precoci di tutte le specie di agrumi. Tra queste predominano le mandarino-simili (le clementine) e il limone. L'inizio d'annata caratterizzato dalle gelate ha avuto importanti ripercussioni sulla quantità dei frutti, con una riduzione della produzione di circa il 30%, soprattutto nelle aree di fondovalle, anche se le varietà più sensibili alle basse temperature in quel periodo, come quelle del limone, sono coltivate prevalentemente in aree costiere meno soggette al gelo. Si avrà inoltre una forte riduzione soprattutto delle arance rosse perché, pur essendo più resistenti al gelo, prevalgono proprio nelle aree che hanno subìto le gelate.
Essendo un'annata di "scarica", ci si aspetta un anticipo di maturazione in termini di contenuto in zuccheri del succo. Se la temperatura si manterrà alta per tutto l'autunno, ritarderà invece la colorazione dei frutti.
Poiché quest'anno non si è avuto un autunno caldo e umido, predisponente alla cascola, non è necessario intervenire con i fitoregolatori (triclopyr e acido gibberellico).
Protezione da eventi atmosferici dannosi. Le temperature di questo periodo, comprese tra i 25 °C di massima e i 12 °C di minima, inducono le gemme a differenziarsi a fiore; tuttavia, la quantità di fiori in primavera è proporzionata anche alla quantità di frutti presenti in questo periodo sulla pianta: se le piante hanno prodotto meno frutti, a causa della gelata dell'inverno scorso, ci sarà un maggior numero di gemme a fiore. Per limitare l'induzione a fiore potete effettuare un trattamento con olio bianco-80 (bio, non classificato) alla dose di 1 kg per 100 litri d'acqua; è da ricordare, tuttavia, che questo intervento riduce la resistenza della pianta alle basse temperature.
Per prevenire i danni dovuti agli abbassamenti di temperatura invernali provvedete adesso alla manutenzione delle ventole antigelo.
Le piogge favoriscono l'allupatura dei frutti o marciume bruno (VEDI FOTO C ). I sintomi appaiono soprattutto sui frutti che sono maturi o vicini alla maturazione completa; la buccia diventa morbida e di colore marrone ed emana un caratteristico odore pungente. L'infezione progredisce su tutto il frutto, ma non sull'albedo (la parte bianca della buccia, la più interna); il frutto infetto in qualche caso cade.
Occasionalmente si infettano anche i rametti e le foglie, che diventano di colore marrone.
L'allupatura è causata da funghi appartenenti alla specie Phytophthora, che colpiscono in condizioni ambientali caratterizzate da basse temperature ed elevata umidità.
La malattia si sviluppa principalmente sui frutti che crescono a contatto con il terreno perché le spore schizzano dal terreno nelle giornate piovose e ventose; in seguito l'infezione si sviluppa se le condizioni permangono a lungo umide.
I frutti infettati all'inizio della maturazione possono essere raccolti senza che la malattia venga notata, infettando così altri frutti durante la conservazione.
Lasciar inerbire il terreno con acetosella (Oxalis pes-caprae) riduce significativamente la malattia.
Un trattamento a base di rame poco prima o appena dopo le prime piogge di solito dà una buona protezione per tutta la stagione umida. Trattate con ossicloruro di rame-20 (bio, non classificato) alla dose di 400-500 grammi per 100 litri d'acqua solo la parte bassa della chioma; quest'accorgimento è necessario per non disturbare gli insetti utili. Trattate anche il terreno sotto la chioma delle piante.
Anche i trattamenti con concimi fogliari a base di acido fosforico al 50% (100-200 ml) + carbonato potassico (100-200 grammi) in 100 litri d'acqua favoriscono le difese naturali delle piante nei confronti di questa malattia.
Questi concimi sono miscibili con i fitoregolatori; bisogna invece aspettare che siano passati almeno tre giorni tra un trattamento con prodotti a base di rame e quello con fitoregolatori.

C- Le piogge favoriscono l'allupatura dei frutti o marciume bruno


 
Olivo. Nella maggior parte delle nostre regioni è in questo periodo che si effettua la raccolta delle olive da olio. L'operazione deve essere eseguita con tutti gli accorgimenti necessari ad ottenere un olio di alta qualità, accorgimenti che sono rappresentati dall'attenta scelta dei tempi, dall'uso razionale di attrezzi adeguati e dalla frangitura delle olive da effettuarsi il più presto possibile dopo la raccolta.
Per quanto riguarda il rispetto dei tempi, abbiamo spesso ricordato che l'olio migliore si ottiene quando l'operazione viene compiuta durante l'invaiatura delle drupe, cioè nel periodo in cui la buccia passa dal verde al rosso-viola, prima di assumere la colorazione definitiva caratteristica che ogni varietà presenta quando ha raggiunto la piena maturazione fisiologica. Qualcuno può osservare che di solito la massima quantità di olio nelle olive si raggiunge proprio quando esse sono completamente mature. Un ritardo della raccolta non fa guadagnare in pratica quantità di olio, mentre fa perdere elementi qualitativi fondamentali.
Chi ha solo poche piante può raccogliere le olive direttamente a mano; ma chi ha diverse piante può accelerare i tempi del lavoro ricorrendo ad agevolatori di vario tipo con i quali si fanno cadere le olive su teli o reti stesi a terra: dai semplici pettini, pinze, rastrellini manuali agli agevolatori azionati da aria compressa o da corrente elettrica fornita da una batteria. Bisogna tuttavia fare attenzione che non venga compromessa l'integrità delle olive o dei rami da cui queste vengono distaccate.
L'integrità delle olive, o almeno di una parte di esse, viene spesso compromessa dopo che sono cadute a terra, quando non si fa attenzione a dove si mettono i piedi; una cosa del genere capita facilmente quando si scende dall'albero o dalla scala: le olive calpestate provocano inevitabilmente pericolose fermentazioni nella massa e conseguenti sapori anomali nell'olio.
Per quanto riguarda i rami, questi possono essere danneggiati per effetto di un uso irrazionale degli agevolatori. È facilmente intuibile che si devono manovrare cominciando dalla base dei rami e spostandosi verso la punta. Ma bisogna tenere presente che quelli ad aria compressa o elettrici, se montati su aste lunghe, dopo un certo tempo stancano gli operatori, i quali di conseguenza sono portati a muovere l'asta con una certa rapidità dall'alto verso il basso a mo' di rastrello. Ne deriva che in tal modo si possono strappare non solo le foglie ma anche i rametti, recando ferite dannose alla pianta. E se poi, a breve scadenza, sopravviene un brusco calo di temperatura, le parti di chioma così danneggiate possono subire danni sensibili e avere come conseguenza, nel migliore dei casi, una forte riduzione della fioritura successiva.
Per ottenere dell'olio di elevata qualità occorre anche effettuare la frangitura al più presto dopo la raccolta stessa (questa raccomandazione è da seguire in particolare se le olive sono state danneggiate dalla grandine durante l'estate). D'altra parte, data la stagione in cui si compie l'operazione, non è difficile che il lavoro venga interrotto, magari più di una volta, per esempio dalla pioggia, prima che sia stata raggiunta la quantità economicamente conveniente per una frangitura. In questo caso occorre conservare le olive per qualche tempo, sempre il più breve possibile.
A questo punto, se volete rovinare tutto, non avete che da conservare le olive in sacchi. Per ridurre al minimo, o annullare, le conseguenze di una inevitabile conservazione, ponete le olive, stese su stuoie oppure in cassette a pareti forate, in strati di non più di una quindicina di centimetri di spessore, in un ambiente fresco ben ventilato; inoltre lasciate nella massa le foglie eventualmente presenti, poiché favoriscono la circolazione dell'aria nella massa stessa, evitando, o almeno diminuendo fortemente, i pericoli di fermentazione. Le foglie saranno poi eliminate al frantoio.
Quando effettuare la potatura. In certi ambienti, dove non sono da temere forti abbassamenti di temperatura autunnali o invernali, è possibile effettuare la potatura degli olivi anche durante la raccolta; in questo modo si possono risparmiare tempi e spese. L'importante è che gli eventuali abbassamenti non si verifichino prima di una ventina di giorni dall'intervento, altrimenti è facilissimo che gli alberi subiscano danni, talora irreparabili.
Attenzione alla presenza dell'occhio di pavone e alla rogna. In presenza di andamento climatico caratterizzato da elevata umidità e negli oliveti dove la malattia è presente è possibile riscontrare la presenza dell'occhio di pavone. In tal caso si può intervenire, sempre nel rigoroso rispetto del tempo di sicurezza, con prodotti rameici: poltiglia bordolese-20 (bio, non classificato), kg 1 per 100 litri di acqua, oppure ossicloruro di rame-20 (bio, non classificato), grammi 350 per 100 litri di acqua.
A seguito di grandinate, gelate o operazioni di raccolta che abbiano provocato lesioni ai rami, le varietà sensibili alle infezioni di rogna devono essere protette, in quanto il batterio penetra attraverso le ferite nei tessuti della pianta. Il risultato dell'avvenuta infezione è la comparsa dei tipici tubercoli. La pianta deve essere protetta utilizzando gli stessi prodotti rameici indicati per l'occhio di pavone.


Castagno. Le operazioni di raccolta si concludono per le varietà più tardive entro la prima metà di novembre.
Consigli per effettuare i nuovi impianti. A coloro che intendono effettuare nuovi impianti ricordiamo che il castagno può essere coltivato esclusivamente nei terreni con reazione leggermente acida o acida, cioè in quei terreni che presentano un valore di pH inferiore a 6,8 e assenza di calcare attivo (frazione altamente solubile del bicarbonato di calcio contenuto nel terreno).
A questo scopo si rende necessaria l'esecuzione dell'analisi chimica del terreno o, semplicemente, la determinazione del valore di pH del suolo a mezzo di strumenti digitali di precisione.
Le piante di castagno prediligono terreni fertili, freschi, profondi, permeabili, possibilmente piani; per il conseguimento di buoni risultati produttivi è indispensabile il ricorso all'irrigazione nei mesi di scarsa piovosità.
Le giovani piante mostrano, infatti, sintomi di sofferenza e stentata crescita sia per eccessi di umidità nel terreno, sia in presenza di terreni costantemente aridi.
Gli impianti costituiti da una sola varietà o da una pianta isolata di castagno evidenziano una produzione di frutti scarsa o assente. Le varietà di castagno europeo e degli ibridi eurogiapponesi sono biologicamente autosterili, cioè non sono in grado di autofecondarsi; le varietà di Marrone sono addirittura astaminee, cioè con i fiori maschili che producono scarsissimo polline fertile.
Nei nuovi impianti occorre tenere nella dovuta considerazione la presenza di un numero congruo (minimo 20% del totale delle piante) di varietà compatibili che producano polline.
L'impollinazione del castagno avviene quasi esclusivamente per via anemofila, cioè ad opera del vento e, in misura trascurabile, per via entomofila, cioè tramite gli insetti pronubi.
Il polline del castagno è piuttosto pesante e, anche con il vento favorevole, fatica a coprire distanze orizzontali superiori ai 30 metri. Per questi motivi le piante impollinanti devono essere inserite a distanza limitata dalle piante da impollinare (la massima efficacia si ha nel raggio di 15 metri lineari), possibilmente dal lato sopravvento per sfruttare le correnti d'aria dominanti. Questo implica che negli impianti in cui sia presente un varietà principale vanno inserite ad arte una o più varietà "secondarie" allo scopo di assicurare i migliori riscontri produttivi.
Le varietà di ibrido eurogiapponese Primato, Precoce Migoule, Bouche de Betizac e Vignols producono quantità abbondanti di polline in grado di soddisfare le esigenze d'impollinazione reciproca. Nel caso di impianti costituiti da queste varietà può essere sufficiente la presenza di due varietà diverse, ma se sono tre o più la produttività migliora per effetto della più estesa copertura del periodo di rilascio del polline fertile.
Per l'impollinazione di impianti in cui il marrone sia la varietà principale possono essere utilizzate le varietà ibride eurogiapponesi, anche se dal punto di vista funzionale la migliore efficienza impollinante si ha con piante di castagno europeo come Belle Epine, Marron du Goujounac, Pistolese, Castagna della Madonna.
La scelta delle varietà produttrici di polline è fondamentale in quanto è in grado di determinare sensibili variazioni nella qualità dei frutti: peso e dimensione del seme, numero di frutti per riccio, precocità di cascola al suolo, grado di settatura interno del frutto sono alcune tra le caratteristiche che possono essere modificate in positivo o in negativo dalla presenza dell'una o dell'altra varietà impollinante.
Le distanze d'impianto per i nuovi frutteti di castagno sono le seguenti (le distanze riportate sono quelle minime): metri 7 x 7 per gli ibridi eurogiapponesi; metri 8 x 8 per i marroni e le castagne europee.
L'eccessiva fittezza d'impianto provoca mancanza di luce all'interno del castagneto, predispone all'insorgenza di malattie gravi come il cancro della corteccia e favorisce il seccume delle branche con una sensibile perdita di produzione. Si ricorda che la produzione dei frutti nel castagno è sostenuta solamente dai rami esterni che godono della piena esposizione alla luce del sole.


Actinidia. Per i nuovi impianti seguite le indicazioni fornite per le drupacee e ponete molta attenzione alla sistemazione del terreno prima dell'impianto. L'apparato radicale dell'actinidia è molto fitto, specialmente nella zona del colletto, per cui eventuali eccessi di acqua manterrebbero le radici costantemente umide innescando pericolose malattie del colletto come la fitoftora.
Nei terreni argillosi curate con particolare cura lo sgrondo delle acque per evitare pericolosi ristagni. Prima dell'impianto dovete quindi sistemare il terreno formando dei dossi alti 20-30 cm rispetto al terreno in piano. Anche l'apertura di eventuali buche deve essere fatta su dossi per evitare che le buche diventino, in caso di piogge, dei contenitori di acqua.
Nei terreni sciolti e sabbiosi le piante vanno poste in piano apportando prima dell'impianto molta sostanza organica: mediamente 500-600 quintali per ettaro di letame maturo, da spargere sull'intera superficie (corrispondenti a 50-60 kg per pianta).
Se dovete impiantare un discreto numero di piante è opportuno che effettuiate un'analisi del terreno che vi può servire per determinare non solo la concimazione di fondo prima dell'impianto, ma anche i giusti apporti di fertilizzanti negli anni successivi.
Evitate di fare impianti laddove in precedenza sono morte delle piante per un attacco di Armillaria mellea e accertatevi anche che nel terreno non vi sia presenza di nematodi (VEDI FOTO D ), vermi microscopici che si insediano sulle radici deformandole e riducendo fortemente lo sviluppo delle piante. Per sapere se il vostro terreno ne è infetto, osservate le radici di una comune pianta infestante, l'erba morella (Solanun nigra), le quali, se infestate, presentano numerosi piccoli ingrossamenti di 2-3 mm a forma di cipolla. In questo caso evitate di piantare actinidia per un anno, arieggiando il terreno per tutto il periodo estivo o ricorrete a dei nematocidi da interrare a 20 cm di profondità (quest'ultima operazione è poco praticabile da chi coltiva solo poche piante poiché per avere buoni risultati si dovrebbero usare dei prodotti da applicare con apposite attrezzature).
La preparazione del terreno va effettuata in questo periodo, mentre la messa a dimora vera e propria deve essere rimandata al periodo successivo ai grandi freddi invernali: le giovani piantine sono infatti particolarmente soggette ai danni da freddo sia in novembre, quando la vegetazione è ancora presente, che a febbraio quando la linfa inizia a circolare (epoca del pianto).
 

D- Actinidia. Apparato radicale di actinidia colpito da nematodi


È opportuno proteggere le piante dal gelo. È opportuno proteggere dal gelo le piante che hanno meno di tre anni; tale protezione si può approntare con diversi materiali: paglia, carta, stocchi di mais, feltri acrilici, ecc. Il materiale migliore è sicuramente la paglia (VEDI FOTO E ) la quale, se usata in quantità abbondante e coprendo la pianta fino all'altezza di un metro, può garantire una differenza di 3 °C in più rispetto alla temperatura esterna. Applicare la paglia è sempre molto difficoltoso, ma si consideri che questa dura poi per circa tre anni.
Oltre alla paglia si possono usare gli stocchi di mais interi o la cannuccia palustre; anche la carta, specialmente se paraffinata (VEDI FOTO E), può dare una buona protezione dal gelo e deve essere applicata in più strati fino all'altezza di un metro.
Alcuni frutticoltori professionisti usano dei feltri acrilici dello spessore di 1 cm avvolgendo più volte la pianta e coprendola fino ad un'altezza di centimetri 50-100.
Sono invece da scartare tutti quei materiali, tipo il polistirolo o i coppi per i tetti, che non aderiscono perfettamente al fusto.
 

E- Actinidia. 1- Protezione delle giovani piante con paglia: anche se la sua applicazione è difficoltosa è questo il materiale migliore per la protezione dal freddo. 2- In alternativa anche la carta paraffinata applicata in più strati può dare una discreta protezione dai danni da gelo


Piccoli frutti (lampone, mirtillo, mora giapponese, ribes, rovo senza spine, uva spina). L'attività prevalente per le diverse specie di piccoli frutti riguarda i nuovi impianti. Se l'impianto è destinato a produrre per il fabbisogno della famiglia, la superficie è limitata a poche centinaia di metri quadrati sulle quali vengono messe a dimora diverse specie e diverse varietà per ogni specie.
Nella scelta del terreno destinato all'impianto dovete tenere in considerazione le esigenze di ognuna di esse:
a) il mirtillo (per il quale conviene preparare il terreno in questo periodo anche se il trapianto si effettuerà a partire dalla fine dell'inverno nei mesi di marzo, aprile e maggio) necessita di un terreno acido (pH da 4,5 a 5,5) per vegetare regolarmente, mentre il rovo senza spine può essere coltivato anche con pH 7,5-8; tutte le altre specie di piccoli frutti necessitano di un terreno moderatamente acido, cioè con un pH inferiore a 6,5;
b) tutte le specie di piccoli frutti prediligono i terreni freschi, profondi, permeabili, ricchi di sostanza organica, di medio impasto tendenti allo sciolto, irrigui e non soggetti a persistenti ristagni di acqua;
c) il ribes (rosso, nero, bianco e rosa) ed il mirtillo per dar luogo ad una regolare fioritura e produzione necessitano di un prolungato periodo di freddo invernale; per questo motivo nelle regioni del Centro-Nord, Centro, Sud e isole gli impianti vanno effettuati in terreni esposti a nord e a quote elevate; per il lampone, il rovo senza spine, l'uva spina, ecc. le migliori esposizioni nei terreni in pendenza sono: Sud-Est, Sud, Sud-Ovest e Ovest;
d) i piccoli frutti possono essere coltivati fino ai 1.200-1.300 metri nelle regioni del Nord, Centro-Nord e fino ai 1.500-1.600 metri nelle regioni del Centro-Sud e del Sud.
All'atto della messa a dimora seguite i seguenti accorgimenti tecnici: controllate l'apparato radicale delle piantine perché le radici del lampone, del rovo e della mora giapponese si asciugano infatti con estrema facilità se lasciate scoperte per un periodo prolungato; nel caso di rovo, lampone, mora giapponese e lampone nero dovete verificare la presenza di una o due gemme a livello del colletto, subito sopra le radici: queste gemme sono destinate a sviluppare i germogli che daranno origine ai nuovi tralci e le piante che non evidenzino queste gemme sono destinate a non attecchire; nel caso di specie commercializzate in vaso (ad esempio, il mirtillo), prima di effettuare il trapianto, provvedete a disgregare energicamente il pane di terra e a distendere l'apparato radicale che potrebbe presentarsi avviluppato su se stesso; la pratica dell'inzaffardatura, cioè l'immersione dell'apparato radicale in una sospensione acquosa di sterco fresco e terra fine, è più che mai consigliabile per tutte le specie dei piccoli frutti; evitate di piantare a profondità eccessive, bastano 8-10 cm di terreno per coprire le radici: la messa a dimora ad elevata profondità impedisce a lampone, rovo, mora giapponese, ecc. di sviluppare i germogli delle gemme situate a livello del colletto compromettendo l'attecchimento delle piantine; non distribuite fertilizzanti a contatto diretto con le radici, ma interponete sempre uno strato di terra di almeno 10 cm tra il concime e l'apparato radicale; quando è possibile, eseguite lungo la fila la pacciamatura con polietilene o nailon a fibre intrecciate ed inserite l'ala gocciolante forata per l'irrigazione localizzata; nelle regioni del Nord e del Centro-Nord i trapianti si possono effettuare fino al 10-15 dicembre, mentre nelle regioni del Centro-Sud e del Sud per tutto il mese di dicembre; ultimata la messa a dimora le piantine vanno spuntate all'altezza di 30-40 centimetri fuori suolo.


Specie da frutto minori. Chi ha intenzione di porre a dimora nuove piante di fico lo faccia ora solo se si trova in un ambiente ad inverno mite, altrimenti, per questa specie, è meglio attendere la fine dell'inverno. Se qualcuno vuole prepararsi nuove piante "in casa", può ricorrere alle talee di rami di un anno oppure ai polloni radicati (VEDI FOTO F ). Se vi trovate in un ambiente a inverno mite o se avete del terreno in una posizione ben esposta e riparata, potete piantare in terra le talee non appena l'albero ha perso le foglie, altrimenti aspettate la fine dell'inverno.
Le talee devono essere lunghe circa 30 centimetri e vanno tagliate subito sotto una gemma nella parte bassa e subito sopra nella parte alta; devono poi essere interrate per circa 20 centimetri.
Per quanto riguarda i polloni, potete utilizzarli se siete certi che la pianta da cui derivano non è innestata, altrimenti potreste avere la delusione di trovarvi poi con una pianta di tipo selvatico o comunque differente da quella desiderata. Nel dubbio, e se non volete attendere qualche anno finché la nuova pianta comincerà a produrre, vi conviene innestarla al più presto con la varietà preferita.
 

F- Fico. Se volete preparare "in casa" nuove piante ricorrete alle talee di rami di un anno, oppure ai polloni radicati, da piantare in terra non appena l'albero ha perso le foglie


Continua la raccolta dei kaki. Continua e si completa nella prima parte del mese di novembre la raccolta dei frutti, operazione piuttosto impegnativa, in quanto va eseguita in modo da non provocare lesioni o ammaccature che possono deprezzare fortemente il prodotto. Se volete conservare dei frutti per la primavera, qualcuno di quelli pronti per il consumo può essere posto nel surgelatore, che ne mantiene intatta la sapidità; l'unico accorgimento sarà quello di consumarli al più presto una volta scongelati. Per quanto riguarda le concimazioni, il kaki non ha particolari esigenze; in un terreno di media fertilità può essere opportuna in questo periodo una letamazione con 60-70 kg di letame bovino maturo sparso su tutta la superficie corrispondente alla proiezione della chioma.
Messa a dimora di nuove piante di nespolo comune. Nel caso in cui dobbiate porre a dimora nuove piante, oltre a ricordare che il nespolo comune vuole posizioni fresche e di mezza ombra, tenete presente che i portinnesti comunemente usati per questa specie sono il cotogno e il biancospino. Per la preferenza da dare all'uno o all'altro soggetto occorre tenere conto della natura del suolo; pertanto ricordate che il cotogno esige terreno con pH neutro (valore 7) e che non contenga più del 4% di calcare attivo. Comunque il nespolo comune può anche essere innestato su franco e su pero che, come il biancospino, non hanno particolari esigenze in fatto di terreno.
Per quanto riguarda le concimazioni, anche questa specie non è molto esigente ma, specialmente nei terreni magri, si avvantaggia molto delle letamazioni che possono essere integrate ogni due anni da circa 300 grammi per pianta di solfato di potassio-50.
Nespolo del Giappone. È una specie tipica delle regioni calde del Meridione e pertanto la messa a dimora nel Centro-Nord deve essere effettuata in primavera e in posizione protetta: presenta infatti fioritura autunnale e quindi i suoi fiori possono essere danneggiati più o meno fortemente dalle gelate precoci. Si possono utilizzare piante innestate su cotogno, tenendo conto anche in questo caso di quanto detto per il nespolo comune a proposito del terreno. La specie è abbastanza rustica e non ha bisogno di granché; in un terreno magro si possono seguire i consigli dati per la concimazione del kaki.
È ora il periodo giusto per realizzare nuovi impianti di nocciòlo. Novembre è un mese particolarmente indicato alla realizzazione di nuovi impianti perché abbina favorevoli condizioni climatiche (riduzione delle temperature e dell'intensità della radiazione solare) all'unico momento dell'anno in cui la pianta di nocciòlo, dopo aver perso tutte le foglie, è "ferma" o manifesta un'attività vegetativa molto ridotta. Le precauzioni e le pratiche agronomiche da adottare per l'impianto del noccioleto sono: scegliere terreni di medio impasto, con pH compreso fra 6 e 8 e con dotazione di calcare attivo inferiore al 10%; inserire gli impollinatori in ragione del 5-10% delle piante messe a dimora, accorpati e disposti ai limiti del campo in favore di vento; dare preferenza a barbatelle con apparato radicale ben sviluppato; effettuare un'adeguata concimazione di fondo; preferire lo scasso totale del terreno al tradizionale impianto a buche. Per le operazioni di messa a dimora delle piante VEDI FOTO A.

 

 


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Anatra e oca.
Le anatre precoci (Kaki Campbell, Pechino, Corritrice indiana) iniziano in questo mese la deposizione. Per abituarle a deporre all'interno del ricovero vi consigliamo di tenerle chiuse all'interno del ricovero per tutta la mattina, concedendo il pascolo solo nel pomeriggio. Le altre anatre (Germani reali, Polesane) sono ancora in pausa riproduttiva e devono poter usufruire di ampi pascoli.
I soggetti all'ingrasso stanno ormai portando a termine l'accrescimento.
Alimentazione delle anatre in riproduzione e dei soggetti all'ingrasso. Alle anatre in riproduzione distribuite un'alimentazione idonea a sostenere l'attività di deposizione e che deve essere così costituita: mais aziendale 62%, soia integrale 15%, pisello proteico spezzato 6%, glutine di mais sbriciolato 6%, riso grana verde spezzato 3%, gusci d'ostrica 8% (ogni 10 kg di miscela si consiglia di aggiungere 20 grammi di sale da cucina).
I soggetti all'ingrasso in questo periodo devono essere alimentati con una razione in grado di esaltare le caratteristiche delle loro carni. Vi consigliamo di realizzare una miscela di granaglie mescolate nel seguente modo: mais aziendale 70%, soia integrale 15%, pisello proteico spezzato 6%, glutine di mais sbriciolato 6%, riso grana verde spezzato 3% (ogni 10 kg di miscela si consiglia di aggiungere 20 grammi di sale da cucina).
In questo periodo le oche sono ancora in pausa riproduttiva e devono poter usufruire di un pascolo ampio che riservi almeno 30 metri quadrati per capo. Come ricovero è sufficiente una tettoia chiusa su tre lati che protegga gli animali dalle correnti d'aria (VEDI FOTO A ). La concentrazione di oche all'interno del ricovero non deve superare i due capi per metro quadrato. Ricordiamo che per le oche non sono necessari posatoi, ma il pavimento del ricovero deve essere coperto da uno strato di almeno 10 cm di paglia asciutta. I soggetti all'ingrasso di 4-5 mesi di età stanno terminando la fase di ingrasso e devono disporre del pascolo e di un adeguato ricovero per la notte. Le giovani oche non soffrono il freddo, ma è necessario ripararle dalle correnti d'aria.
Alimentazione dei riproduttori e dei soggetti all'ingrasso. Ai riproduttori in pausa riproduttiva somministrate erbe e verdure di scarto per risparmiare sulle spese di alimentazione. Nel pomeriggio, anche per richiamare gli animali verso il ricovero, distribuite una razione alimentare così composta: mais 40%, crusca 30%, soia integrale 15%, riso grana verde spezzato 15% (ogni 10 kg di miscela si consiglia di aggiungere 20 grammi di sale da cucina.
Ai soggetti all'ingrasso distribuite una miscela alimentare composta in parti uguali da mais aziendale e da mangime per pulcini al 23% di proteine.
 
A- Oche. Come ricovero può essere sufficiente una tettoia chiusa su tre lati che protegga gli animali dalle correnti d'aria



Colombo. I colombi, terminata la muta, riprendono a nidificare, anche se l'attività è rallentata dalle poche ore di luce. Da questo mese si rendono necessari alcuni accorgimenti volti a proteggere gli animali dalla diminuzione della temperatura. Ricordate che perdite di piccioncini per assideramento non sono rare se il termometro scende al di sotto dei 4-5° centigradi; abbiate pertanto cura di chiudere nel tardo pomeriggio le finestre della colombaia e provvedete a sostituire con fieno o paglia la sabbia impiegata in estate per le ciotole che servono da nido.
Attenzione non fate mai mancare ai colombi il "bagno di sole". Non va però dimenticato che ai colombi non bisogna mai far mancare il cosiddetto "bagno di sole": i colombi, come tutti gli uccelli, amano la luce del sole e l'aria e gradiscono poter sostare all'aperto. Anche se questa condizione non è vincolante per l'allevamento, si consiglia sempre di mettere a disposizione dei colombi una voliera esterna di dimensioni di poco inferiori a quelle del locale chiuso. La funzione di questa voliera è quella di consentire i "bagni di sole" e di acqua ai colombi. Il fondo della voliera può essere costituito da terreno inerbito o da terra battuta e sabbia da rastrellare una volta alla settimana e rimuovere una volta all'anno. Le pareti della voliera sono costituite da una rete a maglia fine (15-20 millimetri) per evitare l'ingresso di predatori. Deve inoltre essere prevista una porta di accesso per consentire le pulizie periodiche (VEDI FOTO B ). Pertanto, in posizione sud, è necessario lasciare delle aperture per consentire l'entrata dei raggi solari nelle belle giornate.
Alimentazione dei riproduttori sia in attività che in riposo. Per i riproduttori, sia in attività che in riposo, vi consigliamo di utilizzare una miscela di granaglie così composta: mais giallo a seme piccolo (Marano) 40%, pisello zootecnico 22%, frumento 19%, sorgo 19%. Distribuite inoltre verdure fresche in abbondanza e non fate mancare l'acqua in abbeveratoi posti in posizioni riparate in modo che non geli.
 

B- La funzione della voliera è quella di consentire i "bagni di sole" e di acqua ai colombi


Gallina e pollo. Le galline ovaiole sono ormai in piena deposizione. Le uova devono essere raccolte con tempestività, sistemate in un luogo fresco e consumate nel giro di due settimane. Ricordate che nel pollaio non deve mai mancare il gallo (uno ogni dieci galline); infatti, anche se le uova sono destinate all'alimentazione, la presenza del gallo è importante poiché le uova "gallate" (cioè fecondate) hanno un valore nutritivo superiore a quelle non "gallate".
Attenzione alla pulizia dei ricoveri. Curate anche i ricoveri che devono essere attrezzati con posatoi per almeno 1/3 della superficie (VEDI FOTO C ); la restante parte deve essere invece coperta da uno strato di 10 cm di paglia o truciolo di legno.
L'alimentazione delle galline ovaiole. Per mantenere una buona deposizione giornaliera è importante la presenza costante di acqua di cui le galline ovaiole hanno gran bisogno. Per quanto riguarda la razione alimentare, questa deve essere distribuita nella tarda mattinata in modo da favorire al pascolo, durante le prime ore del mattino, la ricerca di semi e insetti. Una razione può essere realizzata utilizzando, come integratore proteico, un mangime per pulcini al 23% di proteine e costituendo una miscela nelle seguenti proporzioni: mangime 50%, mais aziendale 35%, crusca di frumento 8%, gusci d'ostrica 7% (ogni 10 kg di miscela si consiglia di aggiungere 20 grammi di sale da cucina). All'interno del pollaio deve, poi, essere presente sempre una rastrelliera con erbe e verdure.
Fate attenzione alle malattie respiratorie. A partire da questo periodo sono frequenti alcune malattie respiratorie che si manifestano con starnuti, scolo nasale e gonfiore degli occhi. Tra queste segnaliamo la corizza, una malattia che può essere prevenuta mantenendo una giusta concentrazione di animali nel pollaio (non più di quattro capi per metro quadrato), controllando al contempo la ventilazione naturale e l'umidità del ricovero. È utile inoltre allevare razze rustiche, specialmente se nate da riproduttori allevati in zona.
Data l'estrema contagiosità della malattia, è necessario allontanare subito eventuali soggetti colpiti. Nei casi di elevata mortalità è necessario intervenire con antibiotici specifici, che devono essere prescritti dal veterinario e vanno somministrati secondo le dosi e le istruzioni che appaiono in etichetta.
I polli da carne devono poter pascolare in un ambiente che garantisca almeno 10 metri quadrati di spazio per capo. L'ambiente deve essere diversificato con presenza di siepi, arbusti e spazi liberi per evitare competizioni che spesso in questi soggetti, specialmente in caso di sovraffollamento, danno il via al cannibalismo.
L'alimentazione deve essere a disposizione fin dal mattino. Da questo mese l'alimentazione deve essere a disposizione degli animali fin dal mattino; anche la presenza costante di acqua è fondamentale per i polli all'ingrasso in quanto, se manca, essi riducono anche l'assunzione di mangime. Una miscela aziendale idonea in questo periodo può essere realizzata mescolando, in parti eguali, mais in grani e un mangime per pulcini al 23% di proteine.

C- Galline ovaiole. I ricoveri devono essere curati e attrezzati con posatoi per almeno 1/3 della superficie



Coniglio. I conigli non temono il freddo, ben protetti come sono da folta pelliccia; occorre, però, che siano riparati dalle correnti d'aria.
I nuovi riproduttori iniziano in questo mese l'attività riproduttiva con i primi parti e le cure alla prole. Dopo il parto controllate le nidiate (giornalmente durante la prima settimana) per verificarne lo stato di salute (VEDI FOTO D ); approfittatene per eliminare i coniglietti morti e attuate, se necessario, il pareggiamento delle nidiate, cioè costituite per ogni coniglia gruppi omogenei di otto coniglietti togliendone a quelle che ne hanno di più.
Dopo lo svezzamento, che avviene alla quinta settimana di vita, i soggetti destinati all'ingrasso devono essere separati dalla madre per iniziare la fase di ingrasso vera e propria. Per evitare agli animali inutili stress da adattamento, vi consigliamo di lasciare i piccoli nell'ambiente dove sono nati e di spostare la madre.
Curate l'alimentazione. Le basse temperature aumentano i fabbisogni alimentari dei riproduttori e di conseguenza è necessario fornire ad essi, oltre che il solito mangime, del fieno della migliore qualità. Particolare attenzione deve essere poi posta all'acqua di bevanda che non deve ghiacciare negli abbeveratoi. Il problema può essere risolto con un sistema di distribuzione a ciclo chiuso, con abbeveratoi a goccia, in modo che l'acqua si mantenga in movimento; altrimenti è necessario svuotare gli abbeveratoi alla sera e riempirli al mattino presto. Per diminuire i disagi legati a provvisorie assenze di acqua, somministrate tuberi e radici come barbabietole, carote, patate, topinambur, ecc.
Ai soggetti all'ingrasso fornite abbondanti razioni di fieno, che già da solo può garantire la crescita degli animali. Naturalmente utilizzando solo fieno è necessario un mese in più per arrivare al peso di macellazione; la qualità della carne però se ne avvantaggia.
Ricordate di fare le vaccinazioni contro le malattie emorragiche e mixomatosi. Per quanto riguarda i riproduttori ricordate di vaccinarli contro la malattia emorragica virale e contro la mixomatosi. I conigli di un mese di vita devono invece essere vaccinati solo contro la mixomatosi, mentre quelli di due mesi solo contro la malattia emorragica virale. Per tutti i vaccini occorre rivolgersi al veterinario.
 

D- Conigli. Dopo il parto controllate le nidiate (giornalmente durante la prima settimana) per verificarne lo stato di salute


Maiale. A chi alleva le scrofe con tecniche naturali si consiglia di farle fecondare subito dopo lo svezzamento dei piccoli e cioè a fine novembre-inizio dicembre. Se la femmina non rimane gravida al primo accoppiamento è necessario farla riaccoppiare dopo tre settimane.
Chi, durante la scorsa primavera, ha acquistato un suinetto di 25-30 kg adesso ne sta portando a termine l'ingrasso. Gli animali devono essere allevati all'aperto anche in questo mese autunnale (VEDI FOTO E ).
Attenzione all'alimentazione delle scrofe e dei suinetti. Alle scrofe a cui vengono tolti i suinetti non si devono somministrare né acqua né alimenti per tutto il primo giorno. Il secondo giorno viene somministrata solo acqua che in seguito non verrà più tolta; il terzo giorno si distribuiscono 0,5 kg di miscela, il quarto 1,5 kg, il quinto 2,5 kg, mentre dal sesto giorno sino all'accoppiamento la razione sarà di 3 kg giornalieri di miscela. Dopo l'accoppiamento la razione in pochi giorni deve scendere a 2 kg al dì. La miscela che consigliamo può essere realizzata mescolando cereali aziendali e un nucleo commerciale per riproduttori al 23-24% di proteine nelle seguenti proporzioni: cereali 50%, nucleo 40%, cruschello di grano 10%.
Ai suinetti che hanno terminato lo svezzamento (hanno un'età di circa otto settimane e un peso medio di 10-15 kg) deve essere distribuita a volontà una miscela aziendale realizzata con mais mescolato in parti eguali a un nucleo commerciale per lattoni al 27% di proteine; questa alimentazione deve essere mantenuta sino al raggiungimento dei 50 kg di peso. Quando gli animali hanno superato tale peso, si consiglia di somministrare una miscela con un nucleo per suini al 23-25% di proteine: cereali 60%, nucleo 30%, cruschello di grano 10%.

E- Maiali. Gli animali a fine ingrasso devono essere allevati all'aperto anche in questo mese autunnale



Pecora e capra. Anche se le pecore sono animali molto robusti che in generale non temono il freddo, perché la produzione sia ottimale dovete fornire ad esse un ricovero. Infatti, se gli animali consumano meno energie per mantenere la temperatura corporea al giusto grado, possono destinare maggiori energie alla produzione di latte e carne. Chi effettua la mungitura può iniziarla dopo l'allontanamento degli agnelli svezzati.
In questo mese, date le condizioni atmosferiche non ideali, non è consigliabile selezionare soggetti per la rimonta (sostituzione dei riproduttori a fine carriera), ma è preferibile destinarli alla mensa.
Fate attenzione all'alimentazione. Le pecore che hanno partorito in autunno sono ora in piena lattazione e vanno sostenute con mangimi concentrati. Alle pecore da carne che allevano gli agnelli con il loro latte è sufficiente, invece, garantire un'alimentazione adeguata a sostenere questo periodo fisiologico, particolarmente impegnativo per l'organismo con circa 200 grammi di cereali, oltre a fieno e acqua fresca a volontà. I giovani soggetti da destinare alla mensa vanno alimentati con mangimi ricchi di mais e cereali.
È bene in questo mese effettuare il controllo delle mammelle soprattutto dopo l'allontanamento degli agnelli. In questa fase potrebbe essere necessario togliere il latte in eccesso per alcuni giorni fino alla cessazione della produzione. Riguardo agli agnelli, raccomandiamo la massima igiene ambientale per evitare infezioni che si manifestano con diarrea dovuta ad alterazioni della flora batterica intestinale. Nei casi più banali è spesso sufficiente la somministrazione di fermenti lattici per ripristinare la situazione normale; nel caso in cui la diarrea sia, invece, persistente e associata a febbre e prostrazione, occorre l'intervento del veterinario.
Con l'inizio di novembre potete provvedere a sostituire la lettiera della stalla delle capre in modo da ricostituirne in tempo per l'inverno un sufficiente strato, fonte di riscaldamento e di benessere per gli animali (VEDI DISEGNO). Per quanto riguarda il ricovero, controllate l'efficienza di porte e finestre.
Ricordate che il ricambio d'aria con l'esterno deve essere garantito, ma fate attenzione che non si determinino pericolose correnti.
L'alimentazione dei riproduttori e delle caprette. I riproduttori che si accoppiano in questo periodo figlieranno in maggio-giugno capretti pronti alla mensa in agosto. Ad essi somministrate fieno a piacere e 200-300 grammi di mangimi concentrati per capo. Le caprette destinate alla rimonta (cioè a sostituire le femmine a fine carriera) possono stare insieme alle adulte, ma dovete garantire ad esse un'adeguata alimentazione, da somministrare separatamente, fino al momento dei parti. Un apporto combinato di cereali e legumi, sia sotto forma pellettata che di fieno, costituisce un'alimentazione bilanciata per tutto il periodo.
Attenzione agli interventi sanitari. Sottoponete gli animali in gestazione ad alcune vaccinazioni che trasferiscono l'immunità anche al feto (come quelle contro la salmonella e alcune clostridiosi). Rivolgetevi al veterinario che vi consiglierà il prodotto più adatto.
 
Capre. Con l'inizio di novembre potete provvedere a sostituire la lettiera della stalla


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