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Vita in Campagna
Sommario rivista Approfondimento
06
Giugno

  2005
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GUIDA ILLUSTRATA PRODUZIONE DI ORTAGGI, OFFICINALI E AROMATICHE  PER IL CONSUMO INVERNALE
La protezione degli ortaggi dal gelo

 


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Oggi è difficile che in un orto anche di limitatissime dimensioni non sia presente un piccolo tunnel o non si usi tessuto non tessuto. Un loro razionale impiego è molto importante per ottenere ortaggi durante l’inverno.
I vantaggi dei piccoli tunnel
Proteggono gli ortaggi dal freddo e quindi consentono di posticipare le colture e di effettuare raccolte anche in pieno inverno
I piccoli tunnel rappresentano una grande opportunità anche negli orti familiari perché consentono di anticipare e posticipare diverse colture, produrre piantine da orto, aromatiche e da fiore, e difendere alcuni ortaggi dal freddo tanto da rendere possibili raccolte anche in pieno inverno.
I piccoli tunnel si possono trovare in vendita – i modelli disponibili sono tutti abbastanza simili – presso empori di articoli per il giardinaggio e centri per il «fai da te». Ma delle strutture semplici come sono quelle dei piccoli tunnel possono essere costruite anche dall’orticoltore abbastanza agevolmente (vedi i suggerimenti esposti più avanti).
I tunnel, per avere una accettabile capacità di protezione, devono avere una larghezza di 80-100 cm ed una altezza sempre di 80-100 cm.
È necessario prevedere sempre delle aperture. Diciamo innanzittutto che nei tunnel è molto importante predisporre le aperture, perchè non si può pensare alla coltivazione protetta senza l’arieggiamento delle colture che vi sono all’interno. Infatti nei periodi soleggiati bisogna impedire che le temperature raggiungano valori così elevati da poter danneggiare le piante (scottature diffuse alla vegetazione, caduta dei fiori e/o mancata formazione dei frutti, ecc.). E nei periodi freddi – anche in pieno inverno – è necessario eliminare la condensa che si forma sui teli di copertura, condensa che produce spesso un abbondante gocciolamento che crea un ambiente adattissimo allo sviluppo di marciumi che possono portare anche alla perdita totale delle colture.
Nei periodi freddi bisogna aprire i tunnel nelle ore centrali delle giornate di sole e comunque la temperatura non deve essere sotto lo zero.
L’arieggiamento è un aspetto poco curato nelle piccole coltivazioni o praticato in modo approssimativo per cui sovente può risultare scarso oppure eccessivo. In ogni caso non è complicato costruire i tunnel con semplici accorgimenti che rendono pratica e veloce l’apertura e la chiusura delle protezioni.
Le condizioni di umidità che si creano sotto un tunnel durante la stagione fredda rendono molto poco frequente la pratica dell’irrigazione. Se fosse necessario intervenire, bisogna usare acqua a temperatura ambiente che si può ottenere tenendo dei contenitori pieni sotto i tunnel. Gli apporti di acqua saranno comunque assai limitati, si eseguiranno durante le ore più calde del giorno e si dovrà cercare di bagnare il meno possibile la vegetazione. Dopo l’irrigazione si dovranno arieggiare abbondantemente i tunnel.
Dove collocarli. I tunnel vanno posti sulle aiole dell’orto che si trovano in pieno sole. Da prove effettuate è stato rilevato che per le colture attuate da marzo a settembre il migliore orientamento è nord-sud, mentre se le coltivazioni vengono realizzate nel rimanente periodo dell’anno l’orientamento più idoneo è est-ovest. Anche in questo secondo caso, dentro le protezioni le piante dovranno però venire collocate nella direzione nord-sud per impedire che si ombreggino reciprocamente.
Se, come detto, l’orto è riparato a nord dall’abitazione o da un muro, si possono sistemare i tunnel nelle loro vicinanze per ottenere condizioni climatiche ancora più favorevoli, specialmente durante la stagione fredda.
Spesso però a decidere la collocazione è la presenza del vento. Infatti nelle località più ventose – in cui si sceglieranno comunque tunnel di dimensioni contenute – sarà necessario disporre le protezioni nella direzione in cui offrano la minor resistenza possibile al vento prevalente.
La costruzione degli archetti. I metodi per realizzare piccoli tunnel sono abbastanza semplici e anche con modeste attrezzature si possono costruire a livello familiare.
Per gli archetti che sosterranno i teli si può impiegare del tondino di ferro (quello che si usa in edilizia) dello spessore di 10-12 mm. Spessori maggiori sono di più difficile lavorazione.
In alternativa si può impiegare del tubo zincato per usi idraulici dello spessore di mezzo pollice o un po’ superiore. Questo consente di ottenere strutture ancora più affidabili.
Ecco come potete procedere per la costruzione degli archetti:
– tagliate dei tratti di tondino o tubo lunghi 2 metri (o metri 2,4-2,5 se desiderate ottenere un archetto più ampio);
– piegate ad arco il tondino o i tubi aiutandovi con una sagoma circolare (ad esempio un fusto metallico simile a quelli che contengono lubrificanti);
– se impiegate il tondino di ferro formate un’«asola» a circa 15 centimetri dalle due estremità dell’archetto;
– se impiegate il tubo zincato saldate, sempre a circa 15 centimetri dalle due estremità, un gancio che servirà a fissare gli elastici che dovranno tenere fermo il telo di copertura (vedi foto in basso a destra);
– dopo la saldatura ripassate i ganci ed i punti saldati con l’apposita vernice per materiali zincati. Se impiegate il tondino di ferro trattate gli archetti con antiruggine e vernice.
L’installazione dei tunnel.
Per installare i piccoli tunnel procedete nel modo seguente:
– affondate gli archetti nel terreno fin quasi all’altezza delle asole o dei ganci;
– tenete una distanza media di 2 metri tra un archetto e l’altro. Distanze minori (1 metro e mezzo o meno) si possono adottare in località ventose o in zone in cui potrebbero verificarsi nevicate; con gli archetti di tondino è meglio non superare metri 0,8-1,2. In ogni caso, qualora si verificasse una nevicata, la neve va rimossa il più velocememte possibile dai tunnel;
– collegate gli archetti tra loro con un filo di ferro zincato (del n. 16 o 18), filo di ferro che dovete poi fissare al suolo, alle testate, tramite picchetti;
– stendete il telo, largo non meno di 2 metri, fissandolo alle testate a mezzo degli appositi fermagli (vedi foto n. 4 a pag. 9);
– collocate a cavallo dei tunnel degli elastici come quelli che si usano per fissare i bagagli, elastici che vanno ancorati alle asole o ai ganci posti alla base degli archetti. Questo consente di aprire e chiudere con grande facilità le fiancate del tunnel ed inoltre evita lo «sbattimento» dei teli quando spira vento anche leggero;
– distendete il telo che copre le testate e legatelo attorno al picchetto che serve per fissare il filo di ferro;
– l’arieggiamento si attua semplicemente alzando i teli, che vengono tenuti fermi dagli elastici. Per chiudere i tunnel è sufficiente abbassare i teli;
– dato il sistema di apertura, il tunnel può essere lungo a seconda delle necessità (anche diverse decine di metri);
Per la semplicità di costruzione e per la facilità di montaggio, questo tipo di tunnel può essere facilmente spostato o anche installato per un periodo limitato (ad esempio a fine inverno-inizio primavera quando si teme che ritorni di freddo possano danneggiare le colture).
Se invece che con gli elastici desiderate fissare i teli con cordino plastificato (impiegando quindi archetti senza asole o ganci), operate nel modo seguente:
– preparate dei picchetti dotati di occhiello lunghi circa 25 cm (potete costruirli voi stessi ma potete anche utilizzare quelli per tende da campeggio);
– piantate i picchetti nel terreno ad una profondità di circa 20 cm;
– distanziate tra loro i picchetti più o meno come gli archetti, ma in posizione alternata rispetto a questi ultimi;
– infilate quindi il cordino plastificato tra i picchetti facendolo passare a cavallo del telo;
– tendete il cordino in modo che il telo non si muova, non «sbatta» con il vento e si possa facilmente alzare ed abbassare per arieggiare i tunnel.
La scelta dei materiali di copertura. I materiali più indicati per coprire i tunnel (e che si trovano abbastanza facilmente anche in piccole quantità presso gli empori di prodotti agricoli, i negozi di articoli per il giardinaggio, i centri per il «fai da te»), sono l’EVA (polimeri di etilen-vinil-acetato) ed il polietilene termico antigoccia a lunga durata.
Questi materiali costano circa il doppio rispetto al polietilene normale, ma durano almeno tre anni (tenuti sempre montati sulle strutture), hanno un migliore potere riscaldante (effetto serra), producono condensa in quantità più limitata e rimangono molto trasparenti nel tempo. Inoltre, lo smaltimento avviene ogni tre-quattro anni e quindi sono migliori anche dal punto di vista del rispetto dell’ambiente (sono attualmente allo studio materiali che dopo l’uso si degradano nel terreno).
Lo spessore minimo dei teli di copertura da installare su strutture che devono rimanere sulle aiole per l’intera stagione invernale è di mm 0,15, ma è consigliabile in Italia settentrionale usare teli più spessi, cioè di 0,18-0,20 mm. Teli meno spessi (mm 0,10) possono venire impiegati in zone con clima più mite rispetto a quello della pianura padana, oppure per proteggere provvisoriamente colture appena seminate o trapiantate ed ottenere, oltre alla protezione, un leggero anticipo sulla raccolta.
A seconda dei tipi di materiale plastico, si possono trovare teli della larghezza di 2-4-6 e più metri. Questi teli vengono venduti in bobine, tuttavia molti empori e rivenditori di prodotti per l’agricoltura forniscono all’acquirente anche pochi metri quadrati.
I teli plastici sono di regola venduti a peso (1). In linea di massima il peso di un metro quadrato di EVA dello spessore di 0,20 mm si aggira sui 190 grammi. Un peso simile (a volte leggermente inferiore) ha il polietilene a lunga durata.
È possibile trovare facilmente anche teli in confezioni di misure prestabilite. Queste confezioni sono comode per l’acquisto, ma lo sviluppo dei teli potrebbe risultare in quantità eccessiva o insufficiente per coprire i propri tunnel.
Un aiuto anche dal tessuto non tessuto
I vantaggi dell’impiego di questo materiale sono notevoli: difende gli ortaggi dal freddo, attenua l’azione del vento, facilita la germinazione, riduce gli effetti negativi dell’escursione termica giornaliera, protegge
dalle brinate
Il tessuto non tessuto è un prodotto tessile derivato non dalla comune tessitura, ma da procedimenti (produzione di filamenti continui) che danno come risultato un tessuto con i fili collocati senza un preciso ordine.
È un prodotto che non marcisce neppure quando è interrato, è permeabile all’aria, alla luce e all’acqua, resiste alle alte ed alle basse temperature, ai raggi ultravioletti, alle sollecitazioni meccaniche (ad esempio sbattimento dovuto al vento) e, se tagliato, non si sfilaccia.
A questo si devono aggiungere la leggerezza e la facilità di installazione sulle coltivazioni visto che, come regola, viene posto in opera direttamente sulle aiole e non ha bisogno di strutture di sostegno come avviene invece per le materie plastiche dei tunnel.
Il peso per metro quadrato varia dai 15 ai 50 grammi, ma il tipo più diffuso è quello da 17 grammi. Viene fornito in bobine che variano da 1 a 12 metri di larghezza. Le materie plastiche con cui viene ottenuto sono soprattutto polipropilene e poliestere.
Perchè impiegare il tessuto non tessuto. I motivi sono numerosi e cioè:
– protegge gli ortaggi dal freddo consentendo di anticipare la raccolta a fine inverno-primavera e di protrarla in autunno-inverno;
– attenua l’azione del vento;
– riduce gli effetti negativi che può provocare la differenza, talora notevole, fra le temperature del giorno e quelle della notte (escursione termica giornaliera);
– tanto nelle colture seminate per ultime quanto nelle prime della nuova stagione produttiva (attorno a metà febbraio in pianura padana) facilita la germinazione, dato che aumenta la temperatura (di 2-3° C) e rende più uniforme l’umidità (vi sono meno sbalzi termici) a livello del terreno;
– protegge dalle brinate gli ortaggi destinati all’imbianchimento (principalmente radicchi);
– protegge le coltivazioni dalle brinate e dal gelo permettendo di raccogliere prodotti in maggiore quantità rispetto a quelli ricavati dalle aiole scoperte, perché quando si puliscono gli ortaggi per utilizzarli lo scarto è inferiore in confronto a quelli lasciati senza alcuna protezione.
Il tessuto non tessuto si impiega stendendolo direttamente sulle aiole a contatto con le colture – o con i seminati – e si può adoperare anche sotto tunnel. In questo caso aumenta la protezione dal freddo delle piante coltivate e contribuisce alla diminuzione degli effetti negativi dovuti alla condensa (gocciolamento). Tuttavia sotto protezioni è consigliabile toglierlo dalle colture alla mattina e ristenderlo prima del tramonto per consentire alle piante di prendere la maggior quantità possibile di luce e di asciugarsi ancora di più dalla condensa.
In ogni caso, qualsiasi uso si faccia del tessuto non tessuto, bisogna impiegare materiale molto pulito, in modo che dai veli penetri tutta la luce disponibile.
Il tessuto non tessuto si può impiegare con ottimi risultati anche sulle aiole ricoperte con pacciamatura (teli plastici, paglia). Si sommano così i vantaggi apportati da entrambi.
Il suo impiego è consentito nelle colture organiche (biologiche) previa autorizzazione dell’organismo di controllo a cui si affida l’azienda produttrice.
L’installazione del tessuto non tessuto. Il tessuto non tessuto si stende direttamente sulle colture e deve venire fissato accostando una piccola quantità di terreno ai bordi del velo in modo da ancorarlo solidamente.
Nel caso di limitate superfici (si può coprire anche meno di un metro quadrato) è opportuno fissarlo sui quattro lati, mentre per aiole di notevole lunghezza è sufficiente fermarlo solo sui lati più lunghi.
Quando, come nel caso dei piccoli orti, si scoprono e ricoprono di frequente le colture, è consigliabile ancorare i veli con sassi, mezzi mattoni, paletti in legno, tubi o verghe di ferro. Se non si dispone di nessuno di questi materiali, possono servire benissimo dei sacchetti o dei vasetti in materiale plastico riempiti di terreno (o di sabbia o di sassolini).
Quando si adoperano veli di notevole larghezza (4 e più metri) è indicato porre dei sacchetti riempiti di terra pure sopra i veli stessi a distanza tale da ridurre il possibile sbattimento provocato dal vento (in questo caso saranno le osservazioni sulla ventosità del luogo a suggerire caso per caso a quale distanza mettere i sacchetti).
Per quanto riguarda la tensione dei veli, quando si lasciano sulle aiole a contatto con piante sviluppate, la tensione dovrà essere proporzionata alle dimensioni degli ortaggi, tenendo conto anche di una loro ulteriore crescita. Questo per evitare possibili strappi.
Gli impieghi del tessuto non tessuto. Questo materiale può essere utilmente impiegato per la protezione degli ortaggi di seguito indicati.
Bietola da coste e da taglio: si potrebbero proteggere le aiole fino alle prime gelate, ma questo accorgimento viene messo in atto assai raramente.
Carciofo e cardo: avvolgendo le singole pian­te – o anche file intere – si ha una discreta protezione dai freddi, specialmente nei luoghi con inverni abbastanza miti. Nelle zone più fredde il riparo è solo momentaneo, in particolare per il cardo, perché quando sopraggiungono le forti brinate è opportuno raccogliere le piante e porle in bianco in un luogo dove le temperature non scendano mai sotto lo zero. I carciofi invece si possono lasciare avvolti fino alla ripresa vegetativa.
Carota: nelle colture più tardive si può tenere il tessuto non tessuto sulle aiole fino a quando si sono ultimate le raccolte (quindi si può arrivare al pieno inverno).
Cavoli: di solito le colture di cavoli, specialmente quelli più resistenti al freddo come le verze ed i cavolini di Bruxelles, non vengono protette. Bisognerebbe però verificare se coprendo le coltivazioni vi è un aumento del prodotto ottenuto ed una diminuzione dello scarto (importante specialmente per le colture professionali). Potrebbe essere conveniente riparare i cavolfiori ed i broccoli dai primi freddi (fino alla raccolta completa in pianura padana) o più a lungo nelle zone dove le brinate sono un evento meteorologico poco comune (zone miti del centro meridione), ma che potrebbe danneggiare notevolmente le coltivazioni.
Finocchio: visto che si tratta di un ortaggio sensibile al freddo, stendere il tessuto non tessuto in autunno quando si abbassano le temperature può essere un intervento senz’altro utile e consigliabile. Ripetute gelate (pianura padana) però compromettono il prodotto. Nelle zone miti del centro-meridione il tessuto non tessuto può invece costituire un’apprezzabile protezione quando si verificano le temperature più basse.
Indivia riccia e scarola: in pianura padana può costituire un’ottima protezione in autunno-inizio inverno (cioè fino alla raccolta totale) e nelle regioni centro-meridionali anche in pieno inverno.
Lattughe da taglio: si può utilizzarlo per riparare fino alle prime gelate le aiole che hanno lattughe pronte per la raccolta. Tenendo invece coperte per tutto il periodo freddo le colture seminate in autunno avanzato, anche in molte zone del settentrione si potrebbe raccogliere già alla fine dell’inverno. Nelle coltivazioni autunno-invernali delle zone miti del meridione si possono ugualmente proteggere le colture fino alla raccolta (comprese le varietà da cespo).
Porro: in genere questa coltura non viene riparata, invece proteggere le aiole con tessuto non tessuto potrebbe risultare utile soprattutto in annate e/o periodi particolarmente freddi.
Prezzemolo: le colture tardive si possono tenere coperte anche per l’intero inverno con buona possibilità di raccogliere durante tutto il periodo freddo.
Radicchio e cicoria: è utile specialmente per proteggere le colture da cespo medio-tardive ed invernali, compresi i tipi in cui si deve eseguire l’imbianchimento (aumentano le quantità di prodotto utilizzabile). È possibile tenere coperte d’inverno anche le varietà da cogliere (semina fine estate-autunno) sia per ripararle dai geli che per anticipare la raccolta. Per il radicchio da taglio si possono riparare le aiole dalle prime gelate, ma per poter raccogliere in inverno è necessario coprire le aiole con dei tunnel.
Ravanello: anche in questo caso è vantaggioso proteggere le colture dalle prime gelate, tuttavia per poter proseguire la coltura nel periodo più freddo bisogna ricorrere ai tunnel.
Rucola (e crescione): valgono le considerazioni esposte per il ravanello.
Sedano: in pianura padana il sedano si può lasciare sotto tessuto non tessuto fino alle prime brinate; dopo, poiché questo ortaggio resiste poco al freddo, è opportuno ricoverarlo sotto un tunnel oppure eseguire la raccolta completa delle piante. Nelle zone miti del meridione dove non brina, invece, si può tenere un velo sulle aiole durante tutto l’inverno.
Spinacio: questo ortaggio resiste piuttosto bene al freddo. In ogni caso si possono coprire le aiole con tessuto non tessuto cercando però di scoprirle la mattina e coprirle verso il tramonto perché le piante durante il giorno siano in pieno sole.
Il tessuto non tessuto si può adoperare utilmente anche sul terrazzo per riparare diverse piante dal freddo (non solo orticole, ma pure aromatiche e ornamentali). I veli si possono facilmente fissare ai vasi – o ai contenitori dove si esegue la coltivazione – a mezzo di spaghi, legacci in materiale plastico e simili.
Le doppie finestre
Un numero assai limitato di piccoli coltivatori può disporre di una piccola serra riscaldata in cui coltivare d’inverno alcune piante da orto, molti però possono usufruire di una – o più – doppie finestre (o controfinestre). In queste è possibile ricoverare durante la stagione fredda piante soprattutto di prezzemolo e di sedano (che è ancora più sensibile alle basse temperature).
Chi coltiva il cerfoglio può ugualmente servirsi della doppia finestra per conservarlo durante l’inverno. Invece per mantenere il basilico bisogna avere a disposizione un ambiente dove la temperatura minima sia di 14-15° C, ad esempio si può impiegare una doppia finestra con sotto un calorifero controllando a mezzo di un termometro che si verifichino le condizioni di temperatura necessaria per la sua sopravvivenza.
Per ricoverare piante orticole è consigliabile che le finestre siano rivolte verso sud od ovest affinché possano venire illuminate dal sole per diverse ore al giorno. Comunque un controllo delle temperature che si verificano all’interno delle doppie finestre con un termometro di minima e massima è sempre consigliabile.
Coltivare alcuni ortaggi in vaso
La coltivazione di alcuni ortaggi in vasi – o contenitori di vario tipo – con lo scopo di utilizzarli nella stagione invernale e fino all’inizio della primavera è di realizzazione piuttosto semplice.
In genere ci si limita a piante come il sedano (che non resiste alle gelate) ed il prezzemolo, il secondo soprattutto in località dove le temperature invernali non consentono di raccoglierlo neppure sotto tunnel, non dimenticando che il prezzemolo ha anche un valore ornamentale.
Chi, poi, ha solo il terrazzo è obbligato a coltivare in contenitori.
In zone più fredde rispetto alla pianura padana anche una pianta aromatica diffusa come il rosmarino viene di frequente coltivata in vaso e riparata durante la stagione fredda, perchè può venire compromessa dalle basse temperature.
Nella coltivazione delle piante in vaso bisogna tener conto dei seguenti aspetti.
Si deve fare molta attenzione alla scelta del terriccio e qualora questo si presentasse umido e compatto è opportuno mescolare al terriccio stesso una quantità di sabbia variabile dal 5 al 15% (in volume) per consentire un migliore sgrondo dell’acqua.
Altrettanta cura si dovrà prestare nel drenaggio dei vasi (l’acqua in eccesso deve defluire nel modo più rapido possibile). Un materiale di drenaggio facile da trovare è l’argilla espansa. Nei vasi di dimensioni più contenute è sufficiente porre l’argilla sul fondo in modo che non si vedano i fori di drenaggio. Nei contenitori di maggiori dimensioni questo strato può raggiungere i 7 centimetri di spessore.
Le piante in vaso dovranno venire seguite anche nel periodo invernale con ripetute e moderate irrigazioni con acqua a temperatura ambiente, specialmente quando, collocate in una doppia finestra, sono esposte al sole per diverse ore al giorno.
È invece consigliabile non eccedere mai con le concimazioni ultimandole quando il freddo comincia ad intensificarsi ed in ogni caso circa un mese prima dell’inizio della raccolta.
Il prezzemolo si può seminare (in pianura padana) a fine luglio-prima decade di agosto oppure si possono trapiantare piantine con il pane di terra a fine agosto. Per il sedano, che per raggiungere dimensioni sufficienti ha bisogno di un periodo più lungo rispetto al prezzemolo, è bene non andare con il trapianto di piante con il pane di terra oltre la prima decade di agosto. Una varietà di sedano, che viene usata per aromatizzare, adatta per la coltura in vaso è Elne. Adatto alla coltura in contenitore, anche per la maggiore resistenza al freddo, è il sedano da taglio che ha buon sapore; però non è facile procurarsi i semi.
Nelle località più fredde prezzemolo, sedano e rosmarino si ricoverano all’interno di doppie finestre oppure vicino ai vetri delle finestre di locali luminosi. La temperatura dovrebbe risultare un po’ superiore ai 5° C per il sedano; per il prezzemolo ed il rosmarino può andare anche sotto i 5° C (meglio però non scendere sotto i – 2/3° C).
Una pianta che si coltiva comunemente in vaso – o che si acquista in vasetti anche nei mesi freddi – è il basilico, ma per questo (come già fatto rilevare) sono necessari valori termici non inferiori ai 14-15° C.
Gli ortaggi sul terrazzo durante l’inverno
Chi dispone di un terrazzo ed ha deciso di coltivare anche piante da orto può mettere in atto durante la stagione fredda alcune delle colture indicate (vedi pag. 13), specialmente quelle di limitato sviluppo come cicoria e lattuga da taglio, valerianella, rucola, prezzemolo e alcune aromatiche. Per tutte valgono i periodi di coltivazione indicati più avanti nell’apposito capitolo e le avvertenze già esposte per le colture in vaso.
Va comunque sottolineato che:
– se il terrazzo in inverno non è completamente illuminato, è necessario collocare i contenitori nella parte dove possano usufruire del pieno sole;
– il particolare clima che si crea sui terrazzi spesso è più favorevole, durante il periodo freddo, rispetto al pieno campo, tuttavia proteggere i contenitori con tessuto non tessuto può risultare utile per aumentare la difesa delle piante dalle basse temperature;
– bisogna limitare al massimo gli apporti d’acqua, ma non sospenderli del tutto, specialmente in mancanza di precipitazioni, perchè il freddo tende a disidratare le piante;
– non bisogna mai eccedere con le concimazioni che vanno ultimate circa un mese prima della raccolta.

(1) Il peso dei materiali plastici può variare non solo in rapporto al peso specifico delle materie prime che li costituiscono, ma anche a seconda delle sostanze che vengono impiegate per migliorare le loro caratteristiche (ad esempio per prolungare la loro durata, per ridurre l’azione negativa delle radiazioni ultraviolette, per opporsi alle ossidazioni, ecc.).
 

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