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PICCOLI ALLEVAMENTI |
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Un cittadino divenuto campagnolo ci scrive: ho
avviato un piccolo pollaio, ma poi... |
Quali sono i segreti per condurre a buon fine un piccolo
allevamento di polli? Un lettore ci ha raccontato la sua esperienza e ci ha
espresso tutti i dubbi che gli sono sorti in fase di realizzazione; gli
risponde il dottor Maurizio Arduin, nostro collaboratore da molti anni,
autore di libri e grande esperto del settoreUn nostro lettore di
Trieste – il signor Giampaolo Ruzzier – ha inviato un’interessante lettera
al dottor Maurizio Arduin (che ormai da più di 15 anni scrive su Vita in
Campagna) riguardo alla sua esperienza di allevamento di un piccolo gruppo
di galline condotto seguendo i nostri consigli. Il signor Ruzzier esprime
tutto l’entusiasmo del neofita e la fiducia che ripone nei consigli forniti
dal dottor Arduin. Ma l’esperienza di campo lo ha portato a interrogarsi su
alcuni aspetti dell’allevamento che, a suo avviso, meritano approfondimento.
E così è nato l’articolo che qui vi proponiamo nel quale abbiamo alternato i
passi della lunga lettera del signor Ruzzier con le risposte e i chiarimenti
forniti dal dottor Arduin. Speriamo di fare cosa gradita a tutti i lettori
che si trovano in una situazione simile a quella del nostro lettore di
Trieste e che troveranno qui alcuni consigli assai utili per condurre a buon
fine il loro piccolo allevamento.
Vediamo intanto, per cominciare, che cosa ha scritto il nostro gentile
lettore.
«Gentilissimo dottor Arduin, un tempo l’allevamento di qualche gallina era
peculiarità di tutti i contadini. Spesso tenevano i polli in qualche vecchio
manufatto abbandonato, oppure costruivano un pollaio in un angolo dell’aia
«alla bene e meglio», con qualche vecchia tavola di risulta. Tenevano gli
animali in maniera abbastanza approssimativa e, se si ammalavano o
deponevano poco, li destinavano alla mensa. Con la tendenza sempre crescente
ad abbandonare la città per abitare in una casetta di campagna, magari
ristrutturata, molti ex cittadini si cimentano nell’allevamento di qualche
gallina, vuoi per l’idea di mangiare uova vere, vuoi per la gioia di figli e
nipoti, ma anche per divertimento proprio, considerando l’allevamento di
qualche gallina una cosa assai semplice.
L’ho fatto anch’io! Mi sono abbonato a Vita in Campagna, ho comperato i suoi
libri e mi ci diverto. L’approccio però è diverso da quello del contadino.
L’ex cittadino le galline le segue, ci parla, le controlla, cerca di capirne
la... filosofia; l’idea di tirare loro il collo se non sono sane o non
depongono è abbastanza lontana, anche se teoricamente prevista. Il problema
è che uno cerca di capire! Purtroppo i suoi libri, dottor Arduin, non sono
sempre così esaustivi e probabilmente alcune cose che per lei sono ovvie a
me creano grossi dubbi.
Ho ritenuto allora che lei e/o la rivista Vita in Campagna potreste essere
interessati a scrivere qualche cosa anche per questo nuovo tipo di
campagnoli. Così ho raccolto una serie di dubbi/quesiti che nei primi sei
mesi di esperienza con le galline mi sono affiorati e che ora le espongo.
Non mi aspetto una risposta immediata su tutto, ma qualche consiglio, ogni
tanto, nelle Risposte ai lettori della rivista, che potrebbe essere assai
utile a noi neofiti».
Anch'io, pieno di entusiasmo, ho avviato un piccolo pollaio
Lettore. Per la soddisfazione di allevare qualche gallina
ovaiola ho acquistato le seguenti galline: due Polverara, due Padovana, una
Livornese, una Moro a seta, una Olandese (pulcinotto), che si è poi rivelata
un gallo, una Robusta maculata con un gallo della stessa razza e un
anatroccolo. Tutto orgoglioso ho portato a casa gli animali e, come
suggerito, li ho rinchiusi nel bellissimo pollaio...
Arduin. Precisiamo subito che l’acquisto di animali di razze
ed età diverse da gestire in un unico pollaio non è consigliabile perché in
genere porta a problemi di ambientamento e competizione tra i componenti del
gruppo.
L’ambientamento più sicuro si ottiene allevando direttamente pulcini nati in
azienda o, al limite, animali di 3-5 settimane. Se però non si possiedono
riproduttori e si desidera magari un avvio veloce della deposizione,
conviene l’acquisto di un gruppo omogeneo di pollastre di età comunque non
superiore ai 4 mesi, in quanto in questo caso l’ambientamento risulterebbe
oltremodo problematico.
Il pollaio e le sue attrezzature
Lettore. Il pollaio che ho acquistato (della ditta Terenziani)
è consigliato per 8-10 capi (vedi foto A-B alla pagina precedente, n.d.r.).
Mi sembra un numero molto esiguo in relazione alle misure di metri 2x2.
Forse potrebbe contenere più animali?
Arduin. In un pollaio la concentrazione di capi riproduttori è
di 3-4 animali per metro quadrato, quindi il suo ricovero può ospitare da 12
a 16 animali riproduttori. È ovvio, comunque, che più spazio hanno a
disposizione gli animali, meglio stanno.
Lettore. Anche i posatoi, che occupano buona parte del ricovero,
hanno una superficie che giudicherei idonea per molti più capi.
Arduin. In un pollaio la zona a posatoio deve occupare almeno
1/3 della superficie; a volte questa può essere aumentata fino a 1/2 quando
i posatoi sono utilizzati anche come zona di transito per accedere a
mangiatoie, abbeveratoi e nidi. Anche nel suo caso la zona di alimentazione
e abbeverata e i nidi sono raggiungibili solo attraverso i posatoi. Questa
soluzione è da preferire perché il mangime e l’acqua sprecati cadono sotto i
posatoi e così non vengono beccati dagli animali come quando cadono sulla
lettiera; ciò garantisce che le galline all’interno del pollaio si
nutriranno sempre di alimenti puliti. Inoltre la possibilità di raggiungere
il nido solo passando attraverso i posatoi favorisce la pulizia delle zampe
mantenendo il nido, e quindi le uova, più pulite.
Lettore. Al contrario, le mangiatoie inserite nel pollaio (per
mangimi e foraggio verde) hanno un’estensione lineare per un numero di
animali molto ridotto (3-4 capi).
Arduin. No, le mangiatoie a tramoggia del tipo del suo pollaio
sono sempre utilizzate per ricoveri e sono sufficienti per un gruppo di
12-16 polli, forse un po’ meno (8-10 capi) per un gruppo misto di animali
comprendente anche anatre.
Lettore. Per quanto riguarda il nido, il battente fra il fondo
e il livello di ingresso con 3 centimetri in più consentirebbe di stendere
uno strato di truciolo o fieno leggermente più alto. Le galline prima di
deporre ho visto che amano, infatti, crearsi la fossetta.
Arduin. Credo che un battente di tre centimetri possa, in caso
di necessità, sempre essere inserito. In effetti le galline, come altri
uccelli, cercano di realizzare una fossetta per poter poi covare le proprie
uova. Nel suo caso specifico, se lo scopo primario è la raccolta delle uova,
le conviene lasciare il nido con pochissima paglia o truciolo di legna per
evitare di indurre gli animali alla cova.
Lettore. Come pavimento della struttura, nei vostri articoli
consigliate terreno nudo oppure un leggero strato di truciolo. Io penso che
un leggero strato di truciolo su un fondo solido (cemento o compensato
eventualmente bucherellato, se deve traspirare) sarebbe più comodo per le
pulizie periodiche.
Arduin. Non abbiamo mai consigliato un leggero strato di
truciolo, ma bensì 10 centimetri o più di truciolo o di paglia. Il pavimento
in cemento non è necessario: l’unico vantaggio di un pavimento in cemento è
la protezione che offre relativamente allo scavo da parte di topi che
vogliano entrare nel pollaio. Per il benessere degli animali e per l’igiene
del ricovero il pavimento in terra, ricoperto da 10 cm di lettiera, è
l’ideale.
Lettore. La pedana di accesso, secondo me, dovrebbe avere
delle «traversine» tipo scaletta, diversamente gli animali scivolano,
soprattutto quando piove, oppure quando ci sono rugiada o brina.
Arduin. Ha perfettamente ragione; del resto molte volte nelle
pagine di Vita in Campagna sono state indicate pedane con «traversine».
Le galline
Lettore. Come da lei sempre suggerito, ho chiuso nel pollaio
gli animali appena acquistati, per abituarli alla nuova sistemazione. Dopo
18 ore, però, ho dovuto liberarli perché la lotta fra loro era divenuta
preoccupante. Il pur breve tempo di ambientamento è stato comunque
sufficiente per abituarli a rientrare la sera senza problemi. Solamente il
pulcinotto Olandese per circa una settimana ha dormito all’esterno sul ramo
di un albero, ma ora anche lui entra regolarmente tutte le sere nel pollaio.
Più volte ho letto su Vita in Campagna e sui suoi libri che è consigliato
tenere chiuse le galline nel pollaio per più giorni. Ma, non avendo da
razzolare, gli animali divengono aggressivi fra loro. Come più volte lei ha
spiegato, ciò è causato dalla noia...
Arduin. Per garantire il benessere all’interno di qualsiasi
gruppo di animali è necessario che si instauri e che poi si mantenga una
gerarchia. È normale quindi che, unendo animali di razze diverse, età
diversa e anche specie diversa (anatre e polli), si verifichi una
competizione, anche furibonda, che è però necessaria, anzi indispensabile,
per il buon proseguimento dell’allevamento.
Sì, è vero, la noia può portare a fenomeni di cannibalismo, ma non certo nei
5-6 giorni di reclusione nel pollaio, durante i quali poi gli animali sono
impegnati a stabilire una gerarchia interna.
Lettore. Le due galline Polverara hanno sempre dimostrato
aggressività nei confronti delle altre galline e ho dovuto sopprimerne una
per cercare di creare un maggiore equilibrio. La sopravvissuta, però,
continua a dimostrare aggressività verso tutte le altre, anche se in misura
minore.
L’Olandese, acquistata come pulcinotto, dopo qualche mese è risultata essere
un gallo. È bellissimo! Inizialmente non ci sono stati grandi problemi con
l’altro gallo (che potremmo chiamare «il titolare»), che è di maggiore mole.
Qualche problema l’ho avuto quando il pulcinotto ha iniziato a cantare e ora
denuncia qualche ferita alla testa. Peraltro non è il solo in quanto anche
qualche gallina gli tiene compagnia in tal senso. Due galli in un pollaio?
Che fare se sono tutti e due bellissimi?
Arduin. Il permanere di fenomeni di aggressività tra galline
dipende solo dalla mancanza di gerarchia (vedi quanto detto più sopra)
all’interno del gruppo di femmine.
Per mantenere la pace tra i due galli ci dovrebbero essere almeno 20
galline, in quanto ogni maschio si forma un «harem» di 8-10 femmine, ma non
è raccomandabile inserire ora nuove galline nel pollaio in quanto si
creerebbe il caos. Nel suo caso le conviene piuttosto, anche se a
malincuore, disfarsi di uno dei galli.
Lettore. Contrariamente a quanto sempre da lei suggerito, non
ho resistito alla tentazione di introdurre altri capi dopo circa due mesi
(l’appetito vien mangiando); una Padovana riccia nana, una Padovana nana e
una coppia di fagiani dorati. Per fortuna non ho avuto grandi problemi. Solo
i fagiani sono odiati dalla paperetta che «soffia» loro, ma non se ne
preoccupano.
Arduin. I problemi che in genere un neofita riesce a
individuare sono creste che sanguinano, diarrea e animali... morti. Altri
problemi quali angoscia, stress e paura non sono invece facili da
individuare e determinano danni gravi a livello di benessere e di
produzioni. Gli animali impauriti, per esempio, mangiano per ultimi,
riposano poco e sono sempre stressati. Poi un giorno ci si accorge magari
che si ammalano di coccidiosi o manifestano sintomi strani non riconducibili
a malattie ben precise. Ecco perché raccomandiamo sempre di non introdurre a
casaccio animali nuovi in gruppi di avicoli nei quali si è creata una
gerarchia che garantisce l’ordine.
La deposizione
Lettore. Ho acquistato le galline in maggio. Ora (la lettera
ci è arrivata nell’ottobre del 2004 - n.d.r.) credo siano andate in muta.
Con un totale di sette ovaiole (le due nuove ritengo siano ancora troppo
giovani per deporre) ho avuto una produzione di uova molto varia. Nei
momenti di massima produzione ho avuto cinque uova al giorno (per circa un
mese). Dopo il primo mese di ambientamento, in tutti gli altri periodi ho
avuto una produzione variabile da uno a tre uova al giorno. Perché?
Arduin. Come diceva lei all’inizio, i nostri nonni quando le
galline si ammalavano o deponevano poco le destinavano alla mensa. Significa
che le galline che deponevano erano quelle che si adattavano a quell’ambiente
d’allevamento, non si ammalavano e producevano molto.
Diverse possono essere le motivazioni per cui le sue galline producono poco.
È comunque necessario che anche lei attui una selezione nel tempo facendo
riprodurre le galline migliori: una delle virtù dei nostri nonni era la
pazienza...
Lettore. Il gallo è in muta e non canta più; è normale o mi
devo preoccupare?
Arduin. È normale: durante la muta le femmine sospendono la
deposizione di uova e i maschi smettono di cantare e di accoppiarsi.
Lettore. Con il pollaio che mi ritrovo che ha un nido
meraviglioso, non dovrei avere il problema delle uova sporche (vedi anche il
n. 11/2004 - n.d.r.). Invece un gallo va a dormire regolarmente nel nido e
vi defeca; forse con lui ci va anche qualche gallina. Le galline pertanto
depongono sullo sporco. Io pulisco tutti i giorni, ma talvolta è tardi.
Arduin. Quando tra gli animali si forma una gerarchia, ne esce
un gruppo affiatato che tende a stare tutto unito; in questo caso gli
animali scelgono un posto unico dove riposare e la soluzione è obbligata:
sui posatoi.
Come da lei prima affermato, tra le galline c’è ancora una certa
aggressività e ciò sta a indicare che ci sono almeno due gruppi di femmine.
Il gallo in questione sceglie il gruppo dominante di galline e con queste
individua un posto unico dove andare a riposare: il sito deve essere
separato dagli altri animali e magari in posizione dominante; ecco perché,
probabilmente, il gallo e alcune galline utilizzano il nido come dormitorio.
Per il futuro le consigliamo di operare nel seguente modo: prima di
introdurre un nuovo gruppo di animali nel pollaio cerchi di chiudere, con
delle piccole tavole, l’accesso al nido. In questo modo gli animali
sceglieranno obbligatoriamente un proprio spazio sui posatoi e vi si
abitueranno; dopo una-due settimane, accertato lo stato di tranquillità
all’interno del gruppo, potrà togliere le tavole che chiudono il nido
rendendolo disponibile agli animali per la deposizione.
L’alimentazione
Lettore. Ho letto molti suggerimenti di combinazioni di
alimenti. Molto esaustive le spiegazioni sulle percentuali dei vari
componenti; ma quanto deve mangiare in grammi una gallina quotidianamente
non l’ho mai trovato scritto.
Arduin. Ogni animale necessita di 120-150 grammi di mangime al
giorno.
Lettore. Ho osservato che le galline preferiscono di gran
lunga il cibo sparso sul terreno anziché nella mangiatoia, dove oltre tutto
per il «diritto di beccata» alcune devono attendere che tutte le altre si
siano servite, perché anche se ci sarebbe spazio per tutte, alcune, se si
avvicinano, vengono cacciate.
Arduin. Il fatto che alcune galline non fanno avvicinare altre
alla mangiatoia è dovuto sempre e solo alla mancanza di gerarchia
all’interno del pollaio. Quando esiste una gerarchia riconosciuta, gli
animali aspettano pazienti il loro turno. In ogni caso ogni animale rimane
alla mangiatoia per 3-4 beccate dato che dopo, avendo sete, è costretto a
spostarsi perché l’abbeveratoio è in posizione diversa.
Ovviamente, come da lei notato, alle galline piace razzolare e ancor di più
quando gli alimenti vengono gettati sul terreno del pascolo. Non bisogna
invece mai distribuire alimenti all’interno del pollaio per evitare
contaminazioni del cibo da parte della lettiera, e anche che la lettiera
stessa venga «devastata» dalle galline che razzolano.
Lettore. Anche le verdure poste nell’apposita rastrelliera
sono risultate assolutamente non gradite. Sparse sul terreno vengono
mangiate volentieri, ma non sempre.
Arduin. Il ruolo alimentare dei foraggi verdi, distribuiti
nella rastrelliera, è esclusivamente di zavorrante e antistress; lo stesso
ruolo ha l’erba del pascolo. Le galline però preferiscono sempre le
granaglie all’erba e alle verdure.
In genere, per favorire il consumo dei foraggi verdi, consigliamo questo
metodo: distribuzione nel tardo pomeriggio della razione di granaglie in
quantità tale che al mattino le mangiatoie siano vuote; eventualmente,
sempre nel tardo pomeriggio, distribuzione delle granaglie a terra nelle
vicinanze del pollaio per invogliare il rientro degli animali. Al mattino
così gli animali pascolano sul prato in cerca di semi naturali o erbe, che
devono essere disponibili anche nella rastrelliera.
La distibuzione delle granaglie a terra può essere utilizzata anche per
indurre gli animali a esplorare aree di pascolo eventualmente trascurate; in
questo caso, però, la distribuzione delle granaglie deve avvenire al
mattino.
Lettore. Nelle varie ricette di miscele per avicoli che
vengono fornite sul giornale, il componente di base è indicato come «nucleo»
di cui, però, poco si spiega. Io, neofita, vado nei consorzi agrari e chiedo
del «nucleo», ma nessuno lo tratta. Tutti mi hanno dato cibo preconfezionato
in pellet. Lo ho sempre integrato con granoturco spezzato e altri semi e
questo risulta molto gradito; ma il «nucleo»?
Arduin. Il mangime preconfezionato per galline ha un tenore
proteico del 15-16% ed è idoneo per ovaiole.
Il nucleo è un mangime con un tenore proteico maggiore (32-36 o 42%) e per
questo può essere miscelato, in dosi diverse, con il mais (che in genere ha
un 10% di proteine) o altri cereali raggiungendo la quota necessaria per
soddisfare le esigenze proteiche delle galline che sono del 15-16%. Se si
mescola un mangime per galline (16% di proteine) con mais aziendale (10% di
proteine) la miscela è troppo povera e forse per questo le sue galline
depongono poco.
Sul supplemento de «I Lavori», nella rubrica Allevamenti, indichiamo sempre
formulazioni diverse cercando di soddisfare le diverse esigenze che possono
avere i nostri lettori.
Se comunque le è impossibile reperire il nucleo, che si trova presso i più
forniti punti vendita di prodotti per la zootecnia e l’allevamento, compresi
molti consorzi agrari, utilizzi un mangime preconfezionato senza però
mescolarlo con il mais.
cosa fare d’inverno?
Lettore. Con la bella stagione non vi sono problemi, ma nel
corso dell’inverno devo chiudere le galline nel pollaio, in modo che
svernino all’interno (in zona la temperatura può arrivare anche a –8° C),
oppure posso farle pascolare regolarmente? Durante l’inverno, tra l’altro,
torno ad abitare in città e salgo in campagna due-tre volte la settimana.
Arduin. Le basse temperature non hanno mai spaventato né gli
animali né gli allevatori e pertanto il pascolo può essere matenuto
accessibile. L’unico problema che si ha d’inverno è l’acqua che ghiaccia
negli abbeveratoi: le galline, infatti, non devono rimanere senza acqua per
più di 24 ore.
Le malattie
Lettore. Un problema che credo sia irrisolvibile è quello
delle malattie. Mi sono nati due pulcini che si sono ammalati. Ho chiesto
lumi al Servizio veterinario regionale, ma non mi hanno saputo dare altro
che l’indirizzo dei veterinari più vicini, avvisandomi che però non erano
certi che sarebbero stati disponibili a curare polli. Così infatti è stato.
Non ho trovato un veterinario disposto ad aiutarmi. Tramite conoscenti ho
potuto contattare un veterinario loro amico, ma molto lontano, che
gentilmente mi ha fatto avere un medicamento con il quale ho salvato un
pulcino. La tetraciclina, che in alcuni casi è suggerita come medicamento
per i sintomi che i pulcini denunciavano, è oramai un medicinale obsoleto. I
medici non fanno ricette per i polli, le farmacie hanno difficoltà a fornire
prodotti, i veterinari non si trovano...
Arduin. Quando la Redazione di Vita in Campagna mi ha proposto
di curare, nel supplemento de «i Lavori», nella rubrica Allevamenti, anche
la parte «interventi sanitari» sapevo cosa mi aspettava. Come dice lei,
spesso i veterinari non sono interessati. A volte non sono neppure
competenti e quando tentano di risolvere un problema concludono prescrivendo
antibiotici, non certo ideali per un allevamento naturale. I medicinali poi
non sono disponibili e quando ci sono le confezioni sono per 500 dosi o più
e quindi economicamente non convenienti. Inoltre quando viene fatta la
diagnosi su animali morti l’esame anatomo-patologico evidenzia solo
situazioni oggettive (lesioni, parassiti, ecc.) che sono sì, a volte, la
causa di morte, ma spesso condizionati da altri fattori: errori
dell’allevatore, stress, paura, alimentazione irrazionale, ecc.
E allora che fare? Seguire le indicazioni che sempre forniamo qui su queste
pagine e che in breve possono essere così sintetizzate:
- scelta di razze rustiche; senz’altro, come sempre consigliamo, conviene
orientarsi verso le razze locali che meglio di tutte le altre si sono
adattate all’ambiente di allevamento;
- applicazione di un metodo di allevamento estensivo con ampio pascolo e
concentrazione di animali corretta;
- uso razionale di alimenti di alta qualità, meglio se di produzione
aziendale;
- impiego di integratori alimentari che servono a rinforzare le resistenze
naturali degli animali per i quali non è prevista la prescrizione
veterinaria;
- applicazione di adeguati piani vaccinali di prevenzione;
- ma soprattutto selezione e riproduzione aziendale scegliendo i soggetti
più rustici che meglio si adattano alle condizioni del luogo e che comunque
non si sono ammalati: mai far riprodurre un animale che si è ammalato.
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