riviste mensili agricole, riviste settimanali agricole, riviste agricoltura, riviste online agricoltura, riviste agricole specializzate, riviste specializzate agricoltura

riviste agricole, mondo agricoltura, riviste agricoltori  
riviste agricoltura, testate agricoltura, edizioni agricoltura
 
   
Home Riviste   L'Informatore Agrario   Vita in Campagna   Mad   Origine   Politica Agricola Internazionale  

elenco prodotti in vendita
n°prodotti: 0
Totale: E. 0,00
cassa

chi siamo





riviste agricole, rivista per gli amanti della campagna, rivista sull'agricoltura professionale, riviste sull'agricoltura non professionale, edizioni dedicate al mondo agricolo, riviste specializzate in agricoltura, testate e giornali online agricoltura

Vita in Campagna
Sommario rivista Approfondimento
05
Maggio

  2005
segnala ad un amico  invia ad un amico    scrivi un commento alla redazione  scrivi alla redazione
PICCOLI ALLEVAMENTI
Un cittadino divenuto campagnolo ci scrive: ho avviato un piccolo pollaio, ma poi...

 


Scarica l'articolo completo formato pdf zippato (525 Kb)

Per la corretta visualizzazione dei files scaricabili in formato *.PDF, consigliamo l'utilizzo di Adobe Acrobat Reader.
E' possibile scaricare il software gratuitamente cliccando sull'icona qui sotto
 


Quali sono i segreti per condurre a buon fine un piccolo allevamento di polli? Un lettore ci ha raccontato la sua esperienza e ci ha espresso tutti i dubbi che gli sono sorti in fase di realizzazione; gli risponde il dottor Maurizio Arduin, nostro collaboratore da molti anni, autore di libri e grande esperto del settore

Un nostro lettore di Trieste – il signor Giampaolo Ruzzier – ha inviato un’interessante lettera al dottor Maurizio Arduin (che ormai da più di 15 anni scrive su Vita in Campagna) riguardo alla sua esperienza di allevamento di un piccolo gruppo di galline condotto seguendo i nostri consigli. Il signor Ruzzier esprime tutto l’entusiasmo del neofita e la fiducia che ripone nei consigli forniti dal dottor Arduin. Ma l’esperienza di campo lo ha portato a interrogarsi su alcuni aspetti dell’allevamento che, a suo avviso, meritano approfondimento.
E così è nato l’articolo che qui vi proponiamo nel quale abbiamo alternato i passi della lunga lettera del signor Ruzzier con le risposte e i chiarimenti forniti dal dottor Arduin. Speriamo di fare cosa gradita a tutti i lettori che si trovano in una situazione simile a quella del nostro lettore di Trieste e che troveranno qui alcuni consigli assai utili per condurre a buon fine il loro piccolo allevamento.
Vediamo intanto, per cominciare, che cosa ha scritto il nostro gentile lettore.


«Gentilissimo dottor Arduin, un tempo l’allevamento di qualche gallina era peculiarità di tutti i contadini. Spesso tenevano i polli in qualche vecchio manufatto abbandonato, oppure costruivano un pollaio in un angolo dell’aia «alla bene e meglio», con qualche vecchia tavola di risulta. Tenevano gli animali in maniera abbastanza approssimativa e, se si ammalavano o deponevano poco, li destinavano alla mensa. Con la tendenza sempre crescente ad abbandonare la città per abitare in una casetta di campagna, magari ristrutturata, molti ex cittadini si cimentano nell’allevamento di qualche gallina, vuoi per l’idea di mangiare uova vere, vuoi per la gioia di figli e nipoti, ma anche per divertimento proprio, considerando l’allevamento di qualche gallina una cosa assai semplice.
L’ho fatto anch’io! Mi sono abbonato a Vita in Campagna, ho comperato i suoi libri e mi ci diverto. L’approccio però è diverso da quello del contadino. L’ex cittadino le galline le segue, ci parla, le controlla, cerca di capirne la... filosofia; l’idea di tirare loro il collo se non sono sane o non depongono è abbastanza lontana, anche se teoricamente prevista. Il problema è che uno cerca di capire! Purtroppo i suoi libri, dottor Arduin, non sono sempre così esaustivi e probabilmente alcune cose che per lei sono ovvie a me creano grossi dubbi.
Ho ritenuto allora che lei e/o la rivista Vita in Campagna potreste essere interessati a scrivere qualche cosa anche per questo nuovo tipo di campagnoli. Così ho raccolto una serie di dubbi/quesiti che nei primi sei mesi di esperienza con le galline mi sono affiorati e che ora le espongo. Non mi aspetto una risposta immediata su tutto, ma qualche consiglio, ogni tanto, nelle Risposte ai lettori della rivista, che potrebbe essere assai utile a noi neofiti».

Anch'io, pieno di entusiasmo, ho avviato un piccolo pollaio
Lettore. Per la soddisfazione di allevare qualche gallina ovaiola ho acquistato le seguenti galline: due Polverara, due Padovana, una Livornese, una Moro a seta, una Olandese (pulcinotto), che si è poi rivelata un gallo, una Robusta maculata con un gallo della stessa razza e un anatroccolo. Tutto orgoglioso ho portato a casa gli animali e, come suggerito, li ho rinchiusi nel bellissimo pollaio...
Arduin. Precisiamo subito che l’acquisto di animali di razze ed età diverse da gestire in un unico pollaio non è consigliabile perché in genere porta a problemi di ambientamento e competizione tra i componenti del gruppo.
L’ambientamento più sicuro si ottiene allevando direttamente pulcini nati in azienda o, al limite, animali di 3-5 settimane. Se però non si possiedono riproduttori e si desidera magari un avvio veloce della deposizione, conviene l’acquisto di un gruppo omogeneo di pollastre di età comunque non superiore ai 4 mesi, in quanto in questo caso l’ambientamento risulterebbe oltremodo problematico.

Il pollaio e le sue attrezzature
Lettore. Il pollaio che ho acquistato (della ditta Terenziani) è consigliato per 8-10 capi (vedi foto A-B alla pagina precedente, n.d.r.). Mi sembra un numero molto esiguo in relazione alle misure di metri 2x2. Forse potrebbe contenere più animali?
Arduin. In un pollaio la concentrazione di capi riproduttori è di 3-4 animali per metro quadrato, quindi il suo ricovero può ospitare da 12 a 16 animali riproduttori. È ovvio, comunque, che più spazio hanno a disposizione gli animali, meglio stanno.
Lettore.
Anche i posatoi, che occupano buona parte del ricovero, hanno una superficie che giudicherei idonea per molti più capi.
Arduin. In un pollaio la zona a posatoio deve occupare almeno 1/3 della superficie; a volte questa può essere aumentata fino a 1/2 quando i posatoi sono utilizzati anche come zona di transito per accedere a mangiatoie, abbeveratoi e nidi. Anche nel suo caso la zona di alimentazione e abbeverata e i nidi sono raggiungibili solo attraverso i posatoi. Questa soluzione è da preferire perché il mangime e l’acqua sprecati cadono sotto i posatoi e così non vengono beccati dagli animali come quando cadono sulla lettiera; ciò garantisce che le galline all’interno del pollaio si nutriranno sempre di alimenti puliti. Inoltre la possibilità di raggiungere il nido solo passando attraverso i posatoi favorisce la pulizia delle zampe mantenendo il nido, e quindi le uova, più pulite.
Lettore. Al contrario, le mangiatoie inserite nel pollaio (per mangimi e foraggio verde) hanno un’estensione lineare per un numero di animali molto ridotto (3-4 capi).
Arduin. No, le mangiatoie a tramoggia del tipo del suo pollaio sono sempre utilizzate per ricoveri e sono sufficienti per un gruppo di 12-16 polli, forse un po’ meno (8-10 capi) per un gruppo misto di animali comprendente anche anatre.
Lettore. Per quanto riguarda il nido, il battente fra il fondo e il livello di ingresso con 3 centimetri in più consentirebbe di stendere uno strato di truciolo o fieno leggermente più alto. Le galline prima di deporre ho visto che amano, infatti, crearsi la fossetta.
Arduin. Credo che un battente di tre centimetri possa, in caso di necessità, sempre essere inserito. In effetti le galline, come altri uccelli, cercano di realizzare una fossetta per poter poi covare le proprie uova. Nel suo caso specifico, se lo scopo primario è la raccolta delle uova, le conviene lasciare il nido con pochissima paglia o truciolo di legna per evitare di indurre gli animali alla cova.
Lettore. Come pavimento della struttura, nei vostri articoli consigliate terreno nudo oppure un leggero strato di truciolo. Io penso che un leggero strato di truciolo su un fondo solido (cemento o compensato eventualmente bucherellato, se deve traspirare) sarebbe più comodo per le pulizie periodiche.
Arduin. Non abbiamo mai consigliato un leggero strato di truciolo, ma bensì 10 centimetri o più di truciolo o di paglia. Il pavimento in cemento non è necessario: l’unico vantaggio di un pavimento in cemento è la protezione che offre relativamente allo scavo da parte di topi che vogliano entrare nel pollaio. Per il benessere degli animali e per l’igiene del ricovero il pavimento in terra, ricoperto da 10 cm di lettiera, è l’ideale.
Lettore. La pedana di accesso, secondo me, dovrebbe avere delle «traversine» tipo scaletta, diversamente gli animali scivolano, soprattutto quando piove, oppure quando ci sono rugiada o brina.
Arduin. Ha perfettamente ragione; del resto molte volte nelle pagine di Vita in Campagna sono state indicate pedane con «traversine».

Le galline
Lettore. Come da lei sempre suggerito, ho chiuso nel pollaio gli animali appena acquistati, per abituarli alla nuova sistemazione. Dopo 18 ore, però, ho dovuto liberarli perché la lotta fra loro era divenuta preoccupante. Il pur breve tempo di ambientamento è stato comunque sufficiente per abituarli a rientrare la sera senza problemi. Solamente il pulcinotto Olandese per circa una settimana ha dormito all’esterno sul ramo di un albero, ma ora anche lui entra regolarmente tutte le sere nel pollaio.
Più volte ho letto su Vita in Campagna e sui suoi libri che è consigliato tenere chiuse le galline nel pollaio per più giorni. Ma, non avendo da razzolare, gli animali divengono aggressivi fra loro. Come più volte lei ha spiegato, ciò è causato dalla noia...
Arduin. Per garantire il benessere all’interno di qualsiasi gruppo di animali è necessario che si instauri e che poi si mantenga una gerarchia. È normale quindi che, unendo animali di razze diverse, età diversa e anche specie diversa (anatre e polli), si verifichi una competizione, anche furibonda, che è però necessaria, anzi indispensabile, per il buon proseguimento dell’allevamento.
Sì, è vero, la noia può portare a fenomeni di cannibalismo, ma non certo nei 5-6 giorni di reclusione nel pollaio, durante i quali poi gli animali sono impegnati a stabilire una gerarchia interna.
Lettore. Le due galline Polverara hanno sempre dimostrato aggressività nei confronti delle altre galline e ho dovuto sopprimerne una per cercare di creare un maggiore equilibrio. La sopravvissuta, però, continua a dimostrare aggressività verso tutte le altre, anche se in misura minore.
L’Olandese, acquistata come pulcinotto, dopo qualche mese è risultata essere un gallo. È bellissimo! Inizialmente non ci sono stati grandi problemi con l’altro gallo (che potremmo chiamare «il titolare»), che è di maggiore mole. Qualche problema l’ho avuto quando il pulcinotto ha iniziato a cantare e ora denuncia qualche ferita alla testa. Peraltro non è il solo in quanto anche qualche gallina gli tiene compagnia in tal senso. Due galli in un pollaio? Che fare se sono tutti e due bellissimi?
Arduin. Il permanere di fenomeni di aggressività tra galline dipende solo dalla mancanza di gerarchia (vedi quanto detto più sopra) all’interno del gruppo di femmine.
Per mantenere la pace tra i due galli ci dovrebbero essere almeno 20 galline, in quanto ogni maschio si forma un «harem» di 8-10 femmine, ma non è raccomandabile inserire ora nuove galline nel pollaio in quanto si creerebbe il caos. Nel suo caso le conviene piuttosto, anche se a malincuore, disfarsi di uno dei galli.
Lettore. Contrariamente a quanto sempre da lei suggerito, non ho resistito alla tentazione di introdurre altri capi dopo circa due mesi (l’appetito vien mangiando); una Padovana riccia nana, una Padovana nana e una coppia di fagiani dorati. Per fortuna non ho avuto grandi problemi. Solo i fagiani sono odiati dalla paperetta che «soffia» loro, ma non se ne preoccupano.
Arduin. I problemi che in genere un neofita riesce a individuare sono creste che sanguinano, diarrea e animali... morti. Altri problemi quali angoscia, stress e paura non sono invece facili da individuare e determinano danni gravi a livello di benessere e di produzioni. Gli animali impauriti, per esempio, mangiano per ultimi, riposano poco e sono sempre stressati. Poi un giorno ci si accorge magari che si ammalano di coccidiosi o manifestano sintomi strani non riconducibili a malattie ben precise. Ecco perché raccomandiamo sempre di non introdurre a casaccio animali nuovi in gruppi di avicoli nei quali si è creata una gerarchia che garantisce l’ordine.

La deposizione
Lettore. Ho acquistato le galline in maggio. Ora (la lettera ci è arrivata nell’ottobre del 2004 - n.d.r.) credo siano andate in muta. Con un totale di sette ovaiole (le due nuove ritengo siano ancora troppo giovani per deporre) ho avuto una produzione di uova molto varia. Nei momenti di massima produzione ho avuto cinque uova al giorno (per circa un mese). Dopo il primo mese di ambientamento, in tutti gli altri periodi ho avuto una produzione variabile da uno a tre uova al giorno. Perché?
Arduin. Come diceva lei all’inizio, i nostri nonni quando le galline si ammalavano o deponevano poco le destinavano alla mensa. Significa che le galline che deponevano erano quelle che si adattavano a quell’ambiente d’allevamento, non si ammalavano e producevano molto.
Diverse possono essere le motivazioni per cui le sue galline producono poco. È comunque necessario che anche lei attui una selezione nel tempo facendo riprodurre le galline migliori: una delle virtù dei nostri nonni era la pazienza...
Lettore. Il gallo è in muta e non canta più; è normale o mi devo preoccupare?
Arduin. È normale: durante la muta le femmine sospendono la deposizione di uova e i maschi smettono di cantare e di accoppiarsi.
Lettore. Con il pollaio che mi ritrovo che ha un nido meraviglioso, non dovrei avere il problema delle uova sporche (vedi anche il n. 11/2004 - n.d.r.). Invece un gallo va a dormire regolarmente nel nido e vi defeca; forse con lui ci va anche qualche gallina. Le galline pertanto depongono sullo sporco. Io pulisco tutti i giorni, ma talvolta è tardi.
Arduin. Quando tra gli animali si forma una gerarchia, ne esce un gruppo affiatato che tende a stare tutto unito; in questo caso gli animali scelgono un posto unico dove riposare e la soluzione è obbligata: sui posatoi.
Come da lei prima affermato, tra le galline c’è ancora una certa aggressività e ciò sta a indicare che ci sono almeno due gruppi di femmine. Il gallo in questione sceglie il gruppo dominante di galline e con queste individua un posto unico dove andare a riposare: il sito deve essere separato dagli altri animali e magari in posizione dominante; ecco perché, probabilmente, il gallo e alcune galline utilizzano il nido come dormitorio.
Per il futuro le consigliamo di operare nel seguente modo: prima di introdurre un nuovo gruppo di animali nel pollaio cerchi di chiudere, con delle piccole tavole, l’accesso al nido. In questo modo gli animali sceglieranno obbligatoriamente un proprio spazio sui posatoi e vi si abitueranno; dopo una-due settimane, accertato lo stato di tranquillità all’interno del gruppo, potrà togliere le tavole che chiudono il nido rendendolo disponibile agli animali per la deposizione.

L’alimentazione
Lettore. Ho letto molti suggerimenti di combinazioni di alimenti. Molto esaustive le spiegazioni sulle percentuali dei vari componenti; ma quanto deve mangiare in grammi una gallina quotidianamente non l’ho mai trovato scritto.
Arduin. Ogni animale necessita di 120-150 grammi di mangime al giorno.
Lettore. Ho osservato che le galline preferiscono di gran lunga il cibo sparso sul terreno anziché nella mangiatoia, dove oltre tutto per il «diritto di beccata» alcune devono attendere che tutte le altre si siano servite, perché anche se ci sarebbe spazio per tutte, alcune, se si avvicinano, vengono cacciate.
Arduin. Il fatto che alcune galline non fanno avvicinare altre alla mangiatoia è dovuto sempre e solo alla mancanza di gerarchia all’interno del pollaio. Quando esiste una gerarchia riconosciuta, gli animali aspettano pazienti il loro turno. In ogni caso ogni animale rimane alla mangiatoia per 3-4 beccate dato che dopo, avendo sete, è costretto a spostarsi perché l’abbeveratoio è in posizione diversa.
Ovviamente, come da lei notato, alle galline piace razzolare e ancor di più quando gli alimenti vengono gettati sul terreno del pascolo. Non bisogna invece mai distribuire alimenti all’interno del pollaio per evitare contaminazioni del cibo da parte della lettiera, e anche che la lettiera stessa venga «devastata» dalle galline che razzolano.
Lettore. Anche le verdure poste nell’apposita rastrelliera sono risultate assolutamente non gradite. Sparse sul terreno vengono mangiate volentieri, ma non sempre.
Arduin. Il ruolo alimentare dei foraggi verdi, distribuiti nella rastrelliera, è esclusivamente di zavorrante e antistress; lo stesso ruolo ha l’erba del pascolo. Le galline però preferiscono sempre le granaglie all’erba e alle verdure.
In genere, per favorire il consumo dei foraggi verdi, consigliamo questo metodo: distribuzione nel tardo pomeriggio della razione di granaglie in quantità tale che al mattino le mangiatoie siano vuote; eventualmente, sempre nel tardo pomeriggio, distribuzione delle granaglie a terra nelle vicinanze del pollaio per invogliare il rientro degli animali. Al mattino così gli animali pascolano sul prato in cerca di semi naturali o erbe, che devono essere disponibili anche nella rastrelliera.
La distibuzione delle granaglie a terra può essere utilizzata anche per indurre gli animali a esplorare aree di pascolo eventualmente trascurate; in questo caso, però, la distribuzione delle granaglie deve avvenire al mattino.
Lettore. Nelle varie ricette di miscele per avicoli che vengono fornite sul giornale, il componente di base è indicato come «nucleo» di cui, però, poco si spiega. Io, neofita, vado nei consorzi agrari e chiedo del «nucleo», ma nessuno lo tratta. Tutti mi hanno dato cibo preconfezionato in pellet. Lo ho sempre integrato con granoturco spezzato e altri semi e questo risulta molto gradito; ma il «nucleo»?
Arduin. Il mangime preconfezionato per galline ha un tenore proteico del 15-16% ed è idoneo per ovaiole.
Il nucleo è un mangime con un tenore proteico maggiore (32-36 o 42%) e per questo può essere miscelato, in dosi diverse, con il mais (che in genere ha un 10% di proteine) o altri cereali raggiungendo la quota necessaria per soddisfare le esigenze proteiche delle galline che sono del 15-16%. Se si mescola un mangime per galline (16% di proteine) con mais aziendale (10% di proteine) la miscela è troppo povera e forse per questo le sue galline depongono poco.
Sul supplemento de «I Lavori», nella rubrica Allevamenti, indichiamo sempre formulazioni diverse cercando di soddisfare le diverse esigenze che possono avere i nostri lettori.
Se comunque le è impossibile reperire il nucleo, che si trova presso i più forniti punti vendita di prodotti per la zootecnia e l’allevamento, compresi molti consorzi agrari, utilizzi un mangime preconfezionato senza però mescolarlo con il mais.
cosa fare d’inverno?
Lettore. Con la bella stagione non vi sono problemi, ma nel corso dell’inverno devo chiudere le galline nel pollaio, in modo che svernino all’interno (in zona la temperatura può arrivare anche a –8° C), oppure posso farle pascolare regolarmente? Durante l’inverno, tra l’altro, torno ad abitare in città e salgo in campagna due-tre volte la settimana.
Arduin. Le basse temperature non hanno mai spaventato né gli animali né gli allevatori e pertanto il pascolo può essere matenuto accessibile. L’unico problema che si ha d’inverno è l’acqua che ghiaccia negli abbeveratoi: le galline, infatti, non devono rimanere senza acqua per più di 24 ore.

Le malattie
Lettore. Un problema che credo sia irrisolvibile è quello delle malattie. Mi sono nati due pulcini che si sono ammalati. Ho chiesto lumi al Servizio veterinario regionale, ma non mi hanno saputo dare altro che l’indirizzo dei veterinari più vicini, avvisandomi che però non erano certi che sarebbero stati disponibili a curare polli. Così infatti è stato. Non ho trovato un veterinario disposto ad aiutarmi. Tramite conoscenti ho potuto contattare un veterinario loro amico, ma molto lontano, che gentilmente mi ha fatto avere un medicamento con il quale ho salvato un pulcino. La tetraciclina, che in alcuni casi è suggerita come medicamento per i sintomi che i pulcini denunciavano, è oramai un medicinale obsoleto. I medici non fanno ricette per i polli, le farmacie hanno difficoltà a fornire prodotti, i veterinari non si trovano...
Arduin. Quando la Redazione di Vita in Campagna mi ha proposto di curare, nel supplemento de «i Lavori», nella rubrica Allevamenti, anche la parte «interventi sanitari» sapevo cosa mi aspettava. Come dice lei, spesso i veterinari non sono interessati. A volte non sono neppure competenti e quando tentano di risolvere un problema concludono prescrivendo antibiotici, non certo ideali per un allevamento naturale. I medicinali poi non sono disponibili e quando ci sono le confezioni sono per 500 dosi o più e quindi economicamente non convenienti. Inoltre quando viene fatta la diagnosi su animali morti l’esame anatomo-patologico evidenzia solo situazioni oggettive (lesioni, parassiti, ecc.) che sono sì, a volte, la causa di morte, ma spesso condizionati da altri fattori: errori dell’allevatore, stress, paura, alimentazione irrazionale, ecc.
E allora che fare? Seguire le indicazioni che sempre forniamo qui su queste pagine e che in breve possono essere così sintetizzate:
- scelta di razze rustiche; senz’altro, come sempre consigliamo, conviene orientarsi verso le razze locali che meglio di tutte le altre si sono adattate all’ambiente di allevamento;
- applicazione di un metodo di allevamento estensivo con ampio pascolo e concentrazione di animali corretta;
- uso razionale di alimenti di alta qualità, meglio se di produzione aziendale;
- impiego di integratori alimentari che servono a rinforzare le resistenze naturali degli animali per i quali non è prevista la prescrizione veterinaria;
- applicazione di adeguati piani vaccinali di prevenzione;
- ma soprattutto selezione e riproduzione aziendale scegliendo i soggetti più rustici che meglio si adattano alle condizioni del luogo e che comunque non si sono ammalati: mai far riprodurre un animale che si è ammalato.
 

Sommario rivista A cura della Redazione


la ricerca

trova 

© 2012 Tutti i diritti riservati - Edizioni L'Informatore Agrario S.r.l.