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Vita in Campagna
Sommario rivista Approfondimento
04
Aprile

  2005
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GUIDA ILLUSTRATA ALLA LOTTA CONTRO LE PIANTE INFESTANTI
Nell’orto si interviene con zappature, falsa semina, pacciamatura e pirodiserbo

 


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Sono assai numerose le colture che possono essere seminate o trapiantate in un orto nei diversi periodi dell’anno e di conseguenza le infestazioni che si possono sviluppare sono molto eterogenee.
La flora infestante
Negli orti possiamo trovare le infestanti tipiche dei bordi di fossi e delle capezzagne e le specie che comunemente infestano i campi coltivati
Negli orti, per la limitatezza delle superfici di coltivazione, si riscontra spesso una prevalenza di infestanti tipiche dei bordi di fossi e delle capezzagne tra cui Plantago-74, Coronopus-41, Trifolium-93, Taraxacum-91, ecc., ma anche specie più propriamente perennanti, quali Sorghum-18, Cynodon-6 e Agropyron-1 tra le graminacee, e inoltre Cirsium-39, Convolvulus-40, Calystegia-32, Mentha-65, Achillea-20, Oxalis-70, Potentilla-78, ecc. tra le dicotiledoni.
Oltre alle suddette infestanti, nelle coltivazioni annuali prevalgono specie più tipiche dei campi coltivati, tra cui nel periodo autunno-primaverile Matricaria-63, Fumaria-53, Ranunculus-79, Papaver-71, Stellaria-90, Veronica-98, Capsella-33, Lactuca-60, Sonchus-89, Sinapis-87, Geranium-57, Lamium-61, ecc., tra le dicotiledoni e Alopecurus-2, Avena-4, Lolium-12, Phalaris-14, Bromus-5, Hordeum-11, Poa-16, ecc. tra le graminacee.
Nel periodo primaverile-estivo si possono riscontrare con maggior frequenza Anagallis-24, Fallopia-51, Polygonum-76, Euphorbia-50, Mercurialis-66, Amaranthus-22, Chenopodium-37, Portulaca-77, Solanum-88, Galinsoga-54, ecc. tra quelle a foglia larga ed Echinochloa-9, Setaria-17, Digitaria-7, Panicum-13, Eleusine-10, ecc. tra le graminacee.
Per quanto riguarda le coltivazioni pluriennali come l’asparago e la fragola, che in genere richiedono frequenti lavorazioni meccaniche, prevalgono in un primo momento le specie tipiche delle coltivazioni annuali (dapprima le specie graminacee e a foglia larga a sviluppo autunno-invernale e poi quelle primaverili-estive). In un secondo momento, a causa dell’impossibilità di poter procedere periodicamente ad energiche lavorazioni come l’aratura, tendono progressivamente ad aumentare le specie a ciclo pluriennale tra cui Cirsium-39, Convolvulus-40 e Calystegia-32 tra le dicotiledoni e Sorghum-18, Cynodon-6 e Agropyron-1 tra le graminacee.
Il controllo delle infestanti
In genere si interviene con scerbature e zappature e un grosso aiuto può venire dall’impiego della pacciamatura. Il diserbo chimico non è consigliato negli orti familiari
I sistemi prevalentemente impiegati negli orti per l’eliminazione delle infestanti sono le scerbature e le zappature manuali, le erpicature e le assolcature manuali o a mezzo di motocoltivatori, con i quali si possono effettuare anche sarchiature e leggere fresature tra le colture a file o su tutta la superficie se il terreno non è ancora coltivato. Si può ricorrere con efficacia anche alla pacciamatura, mentre meno impiegati sono il pirodiserbo e il diserbo chimico.
La tempestività di intervento riveste in ogni caso una rilevante importanza; occorre evitare che le infestanti si sviluppino eccessivamente sia per i danni che arrecano alle colture orticole che per le maggiori energie richieste da un intervento tardivo, ma anche per la disseminazione che può causare danni alle coltivazioni successive.
I mezzi di lotta agronomici. Considerando che gli orti esigono frequenti interventi irrigui, innanzitutto occorre attingere l’acqua da fonti non infestate da semi di malerbe. Nel caso si attinga da laghetti o da bacini di raccolta dell’acqua piovana o dal pozzo (originariamente pulita ma che rimanendo ferma si può infestare), è consigliabile mantenere pulite le rive dalle infestanti impedendo ai semi di cadere nell’acqua o nelle vasche di contenimento.
Nel caso invece si attinga l’acqua da fossi o canali con acqua corrente, occorre evitare di prendere l’acqua dal fondo o dalla superficie. Meglio ancora sarebbe poter irrigare mediante impianti che consentano una pre-filtrazione dell’acqua.
È comunque importante controllare sempre le infestanti, impedendo che arrivino a produrre e a diffondere i semi, comprese quelle presenti nei terreni vicini incolti, i cui semi potrebbero essere trasportati dal vento nelle zone coltivate.
Nel caso di infestazioni di specie perenni, occorre impedire sul nascere la loro diffusione provvedendo ad estirparle ricorrentemente, portando in superficie gli organi di propagazione (rizomi, tuberi, ecc.) durante i periodi di maggiore insolazione estiva, ma soprattutto durante le gelate invernali.
La suddivisione dell’orto in settori consente di concentrare specie e varietà con esigenze agronomiche e di durata del ciclo di coltivazione simili, permettendo di poter praticare un’adeguata rotazione alternata a periodi di non-coltura, in cui eventualmente è possibile intervenire con erbicidi ad azione totale per l’eliminazione delle specie perenni o con più agevoli lavorazioni meccaniche.
Nella lotta alle piante parassite di cuscuta e orobanche, particolarmente efficace può risultare l’inserimento nella rotazione di specie non ospiti (ad esempio cavoli, insalate, asparago, fragola, ecc.), oppure la semina di specie ospiti a perdere, cioè da eliminare dopo aver favorito la germinazione dell’orobanche (ad esempio fava e favino, pomodoro, ecc.).
Fra i mezzi di lotta agronomici attuabili con successo nelle colture orticole c’è sicuramente l’avvicendamento delle colture, o rotazione: lo sfasamento dei cicli colturali con quello delle malerbe e le migliori condizioni di sviluppo delle colture su un terreno che non viene «stancato» con la coltivazione ripetuta delle stesse specie, permettono a queste di essere più competitive nei confronti delle infestanti.
Inoltre la tecnica della «falsa semina», cioè la preparazione del terreno come se dovesse essere seminato, permette di «ingannare» le infestanti, che prontamente nascono. A questo punto si interviene con una lavorazione molto superficiale, allo scopo di sradicare le infestanti (vedi sequenza fotografica qui in alto) oppure si provvede a devitalizzarle senza lavorare il terreno, mediante l’applicazione di glifosate o glufosinate ammonio.
In entrambi i casi le colture seminate hanno più tempo per potersi sviluppare in assenza di competizione da parte delle infestanti. Un lieve ritardo della semina stessa consente inoltre di eliminare un maggior numero di infestanti. L’irrigazione congiunta alla tecnica della falsa semina, nel caso in cui il terreno sia molto secco e non siano previste piogge, consente di esaltare gli effetti di questa pratica colturale.
L’irrigazione localizzata effettuata con piccoli volumi d’acqua e con una maggiore frequenza, permette di esaltare le condizioni di crescita delle piante coltivate limitando quelle delle infestanti. Congiuntamente all’irrigazione, la pacciamatura organica consente il mantenimento di una buona struttura del suolo riducendo la costipazione e le perdite d’acqua per evaporazione e traspirazione.
Anche la fertilizzazione localizzata, eventualmente effettuata mediante fertirrigazione, mette in condizioni di vantaggio le colture rispetto alle infestanti, in particolare se le piante coltivate vengono trapiantate, perché riduce il loro ciclo colturale e quindi anche il potenziale danno che potrebbe essere arrecato dalle infestanti.
I mezzi di lotta manuali. Le più comuni operazioni manuali sono le scerbature, cioè l’asportazione delle infestanti con le mani, e le zappature eseguite con differenti tipi di zappe ed estirpatori-erpicatori superficiali. Le zappette a taglio rettilineo risultano più precise per l’eliminazione delle infestanti sulla fila di coltivazione.
Queste operazioni riescono sicuramente meglio e richiedono minor spreco di energie se le infestanti sono piccole e il terreno è in tempera, in particolare se è limitata la dotazione di sostanza organica: le radici sono meno tenacemente ancorate al suolo e si evita così di danneggiare le coltivazioni (i danni sarebbero particolarmente rilevanti su ortaggi ai primi stadi di sviluppo e con terreni compattati e incrostati).
All’occorrenza si possono effettuare lievi irrigazioni prima di intervenire, allo scopo di poter effettuare la zappatura con maggior facilità su terreno più soffice e lavorabile.
Dopo aver effettuato le zappature, invece, occorre evitare di irrigare, in quanto le radici delle infestanti debbono rimanere ben in superficie per un completo disseccamento.
Nel caso in cui le infestanti siano prossime alla maturazione dei semi è preferibile portarle fuori dall’area coltivata per evitare la disseminazione. Inoltre è bene che queste non vengano utilizzate per la produzione di compost, in quanto anche una completa trasformazione della massa organica potrebbe non essere sufficiente per devitalizzare completamente i semi.
Gli interventi più assidui devono essere effettuati durante le prime fasi di sviluppo delle colture orticole, fino a che con il loro sviluppo ed ombreggiamento non riusciranno a competere con le infestanti. Vi sono specie però che anche da adulte non riescono a contrastare lo sviluppo delle infestanti, come ad esempio la cipolla e l’aglio; pertanto occorre seguire particolarmente le colture che hanno forme e dimensioni più esili e quelle a crescita più lenta.
Per le colture con ampie distanze di impianto come le cucurbitacee (anguria, melone, zucca, ecc.), per superfici di una certa dimensione, durante le prime fasi di sviluppo ci si può avvalere dell’impiego di motocoltivatori effettuando lavorazioni incrociate, oppure si può più agevolmente ricorrere alla pacciamatura.
In prossimità della raccolta, e comunque quando gli ortaggi hanno raggiunto un buono sviluppo, si può trascurare la presenza delle infestanti, almeno finché non vi sia il rischio di disseminazione. Piante ben sviluppate possono tollerare la presenza delle infestanti senza subire danni consistenti.
Una cura particolare e continua si deve riservare alle piante adulte di coltivazioni pluriennali come l’asparago e la fragola, per evitare che si indeboliscano e che vengano danneggiate le radici, organi di riserva e di sviluppo delle produzioni per gli anni successivi.
Nelle interfile si possono effettuare anche delle erpicature superficiali con particolari erpicatori-estirpatori manuali.
Con l’ausilio delle zappe è inoltre possibile effettuare le assolcature o meglio le rincalzature, con lo scopo di seppellire le infestanti più piccole o in fase di emergenza e di dare terra alle colture che meglio se ne avvantaggiano, ad esempio per sostenere le piante di fagiolo, favorire l’emissione delle radici avventizie di pomodoro, favorire l’imbianchimento di sedani e finocchio, evitare il rinverdimento delle patate, ecc. Inoltre con questa tecnica è possibile effettuare l’irrigazione per scorrimento ed infiltrazione laterale.
È sconsigliabile tuttavia eseguire assolcature troppo profonde per evitare inutili perdite di acqua e rovinare gli apparati radicali delle colture orticole che sono sempre molto superficiali. Queste operazioni riescono meglio se le coltivazioni vengono praticate a file o righe.
I primi focolai di specie parassite come la cuscuta-105 e le orobanche-109 possono richiedere interventi particolarmente minuziosi (l’asportazione immediata dei primi filamenti di cuscuta e la distruzione della piante già parassitizzate).
I mezzi di lotta meccanici. Per le pratiche di sarchiatura, erpicatura, assolcatura e rincalzatura ci si può avvalere dei motocoltivatori allo scopo di agevolare le operazioni risparmiando tempo ed utili energie. Di basilare importanza, ancor di più che negli interventi manuali, è che il terreno sia in tempera (cioè con un contenuto limitato di acqua, quindi friabile e lavorabile con il minimo sforzo) e comunque non troppo bagnato per evitare pericolosi calpestamenti del suolo.
I mezzi di lotta fisici. I mezzi di natura fisica impiegabili con successo nelle colture orticole sono sostanzialmente la pacciamatura e il pirodiserbo.
Pacciamatura. I vantaggi della pacciamatura sono noti: oltre a contenere efficacemente le infestanti, essa riduce la costipazione del terreno, la presenza della crosta e l’evaporazione dell’acqua dal suolo, con migliore conservazione delle riserve per il periodo estivo. Per la sua semplice esecuzione la pacciamatura è una pratica che si adatta particolarmente alle piccole coltivazioni di ortaggi.
Si possono impiegare prodotti di origine organica, come paglia, segatura, fogliame, compost, residui di sfalcio dei prati, ecc., che sono di facile reperibilità e che, durante il loro processo di umificazione, oltre a sortire un effetto fertilizzante e strutturante nei confronti del terreno, liberano sostanze in grado di contrastare i processi di germinazione di molte infestanti.
La pacciamatura è una delle migliori pratiche da adottare in orticoltura nel periodo estivo, soprattutto per l’ombreggiamento del suolo, che permette da un lato di ridurre la nascita delle infestanti e dall’altro di limitare gli interventi irrigui. Questi infatti provocano la perdita degli elementi minerali verso gli strati profondi, costipazione del terreno e continue nascite di infestanti che richiedono un maggior numero di zappature con ulteriore perdita di umidità da parte del terreno.
Si adattano molto bene a questa tecnica le orticole trapiantate sul finire dell’estate, come sedano, finocchio, cardo, cavoli, ecc., ma anche quelle seminate come insalate, prezzemolo, carota, bietola da costa, ecc., con l’avvertenza di limitare lo strato pacciamante e di reintegrarlo con materiale non troppo grossolano non appena la coltura inizia a svilupparsi, estirpando prima le eventuali infestanti nate.
Buoni risultati si ottengono anche con gli ortaggi che vengono seminati nel periodo tardo-primaverile come zucca, zucchino, fagiolo e fagiolino, o meglio con quelli trapiantati come cetriolo, cocomero, melanzana, peperone, pomodoro, ecc. Inoltre la pacciamatura con materiale organico consente di intervenire anche nelle colture in atto.
Prima dell’inizio dell’inverno la pacciamatura, effettuata in particolare con paglia, svolge anche una lieve azione di riparo dal gelo, utile nel caso di carote, sedano, finocchio, cardo, ecc. a raccolta tardiva.
Irrinunciabile risulta la pratica della pacciamatura con paglia delle fragole, con finalità che vanno oltre la normale lotta alle infestanti, consentendo il miglioramento dello stato sanitario e della pulizia dei frutti. Questo vale anche per altri tipi di frutto, quali il pomodoro, i meloni, le angurie, ecc.
Particolare attenzione deve essere prestata alla provenienza dei materiali di origine organica, in particolare dell’erba sfalciata, che non deve contenere semi maturi in grado di infestare il terreno.
Non sono molto adatte per la pacciamatura delle colture orticole le cortecce degli alberi, in quanto la loro consistenza consente loro di durare per alcuni anni, in particolare quelle di conifere, che sono più ricche di resine.
Utilizzando film plastici occorre curare particolarmente la sistemazione e la pendenza del terreno, forare i teli nei punti maggiormente avvallati del suolo e soprattutto posizionare una manichetta per l’irrigazione o la fertirrigazione, prima della stesura dei film. Una messa in opera ottimale prevede accurati lavori di affinamento del terreno, la sua sistemazione a prose e il posizionamento delle manichette nel punto più alto (il cui perfetto funzionamento va verificato prima di stendere la pacciamatura). È consigliabile non ricoprire integralmente la superficie lasciando all’acqua piovana la possibilità di potersi infiltrare lateralmente e di sgrondare meglio nel caso in cui sia caduta in eccesso.
I film plastici si devono stendere con cura per evitare piegature, e si devono poi ancorare al suolo per evitare che il vento possa sollevarli e strapparli, ma senza tenderli troppo per evitare che si lacerino a seguito di sbalzi di temperatura. Prima di rincalzarli completamente per un perfetto ancoraggio può risultare utile avvalersi di un temporaneo fissaggio con sassi, sabbia o anche zolle di terreno che permette il loro assestamento.
Nel caso di ampie superfici ci si avvale sempre di attrezzature meccaniche stenditeli o di macchine combinate che consentono di effettuare la pacciamatura e il trapianto in un unico passaggio.
Per quanto riguarda la scelta del materiale (film plastici in PVC o polietilene, trasparenti, colorati o neri), si è sempre più indirizzati all’impiego del polietilene nero. Si ricorre a quello colorato, più costoso (e difficilmente reperibile in piccole quantità), per impieghi specifici, come nella coltivazione del melone, dove il telo di colore giallo permette di ottenere una maggiore colorazione dei frutti e un maggior accumulo di zuccheri.
I più diffusi film neri assorbono tutte le radiazioni scaldandosi più velocemente e consentendo un completo contenimento delle infestanti. Quelli trasparenti non assorbono tutte le radiazioni, ma lasciano sviluppare molte infestanti. Quelli grigi presentano caratteristiche intermedie, mentre quelli fotoselettivi lasciano passare solo alcune radiazioni impedendo lo sviluppo delle infestanti e consentendo un buon riscaldamento del terreno. Quelli gialli sono indicati per produzioni estive di pomodoro, anguria, cavoli, lattughe e fagiolino. Quelli argentati consentono di mitigare le elevate temperature nella parte basale delle piante e risultano particolarmente indicati per la coltivazione di melone, fragola, ortaggi a foglia, cipolla e fagiolino.
Da tempo si cerca, con risultati non sempre apprezzabili, di indirizzarsi verso teli biodegradabili, come quelli di carta, allo scopo di ridurre gli oneri di raccolta e di riciclaggio o smaltimento. Il maggior costo, i risultati più deludenti e le maggiori difficoltà di gestione (sono facili le rotture in caso di pioggia), sono stati alla base del loro insuccesso e della scarsa reperibilità sul mercato.
Tuttavia oggi sono disponibili teli derivati dall’amido di mais completamente biodegradabili, che praticamente offrono gli stessi vantaggi dei film di polietilene. Il maggior costo di acquisto viene ripagato generalmente dalla possibilità di poter lavorare il terreno dopo la raccolta degli ortaggi senza preoccuparsi minimamente di dover provvedere alla loro rimozione e al loro successivo smaltimento. Grazie alla loro derivazione naturale infatti si degradano nel suolo ad opera della microflora batterica senza lasciare tracce. Un aspetto svantaggioso si può presentare nei terreni più umidi e ricchi di sostanza organica dove possono rompersi anticipatamente, in particolare ai bordi, a causa del contatto con il suolo ricco di microflora biodegradante. In piccole superfici, dove i costi non sono determinanti, si possono usare con successo un po’ su tutte le colture orticole.
La pacciamatura con film offre i maggiori vantaggi nelle colture trapiantate (pomodoro, peperone, melanzana, cocomero, melone, zucca, zucchino, insalate, cavoli, ecc.). In prossimità del trapianto si debbono solo effettuare i fori o i tagli a croce, con piantabulbi, coltelli o utensili appuntiti nei punti dove verranno collocate le piantine. Dopodiché il controllo delle infestanti è assicurato, a parte qualche infestante che potrebbe uscire dai fori in prossimità delle piante coltivate, ma che con facilità si può rimuovere manualmente.
Un po’ più difficile risulta l’esecuzione della pacciamatura con film nelle colture seminate, poiché si devono praticare tagli e fenditure in corrispondenza della deposizione dei semi a postarelle o a righe. Si prestano per essere seminate su terreno pacciamato colture come fagiolo e fagiolino, ma anche bietola, spinacio, carote, finocchi, rucola, ravanelli, ecc. Ancora più agevole risulta la semina dei tuberi di patata in piccoli tagli effettuati nel telo, dai quali usciranno i germogli in cerca della luce.
Una coltivazione che si avvantaggia della pacciamatura è quella dell’asparago bianco, nella quale i teli scuri vengono utilizzati allo scopo sia di contenere lo sviluppo delle infestanti che di ridurre il numero delle raccolte. I teli di polietilene più adatti sono quelli più spessi (non meno di 0,1 mm), in quanto occorre muoverli di frequente per le ricorrenti operazioni di scopertura e ricopertura.
La durevolezza, in particolare per i teli biodegradabili, dipende dallo spessore. Per questo è possibile l’impiego su colture pluriennali, anche se in questi casi possono risultare più vantaggiosi quelli non biodegradabili.
Tra i materiali plastici, quelli di tessuto intrecciato non sono in genere indicati per le colture orticole, ma più per il giardinaggio e il vivaismo, tuttavia si possono prestare per le colture pluriennali di piante aromatiche e officinali come salvia, rosmarino, lavanda, menta, ecc., in quanto offrono il vantaggio di durare a lungo e di lasciar filtrare l’acqua meglio degli stessi film plastici preforati.
La pacciamatura permette inoltre di limitare i danni arrecati dalle specie parassite come la cuscuta-105 e le orobanche-109, impedendone lo sviluppo. In particolare con la cuscuta si possono ottenere ottimi risultati in quanto, non riuscendo ad emergere per parassitizzare la coltura ospite se non in corrispondenza dei fori di uscita delle piante coltivate, muore senza arrecare danno. Nel caso si dovessero verificare delle nascite localizzate, intervenendo tempestivamente è possibile estirpare l’infestante sul nascere.
Pirodiserbo. L’utilizzo del pirodiserbo in orticoltura, ovvero il contenimento delle infestanti mediante la scottatura delle foglie e il conseguente collasso dei tessuti, permette di ottenere buoni risultati. Si utilizzano allo scopo appositi bruciatori alimentati da GPL (gas propano liquido), che non lasciano residui nel terreno o sulle colture (vedi indirizzi a pag. 27).
Tuttavia questa tecnica non si è mai diffusa su larga scala per la professionalità che richiede e per il rischio di danni alle colture orticole, nonché di spiacevoli incidenti o incendi.
Esistono modelli di bruciatori portatili che si possono agevolmente utilizzare su superfici limitate e su colture sviluppate, allo scopo di contenere le infestanti nelle interfile e con precauzione anche sulle stesse file, avendo l’avvertenza di non sostare troppo e di non indirizzare la fiamma, seppur schermata, verso le piante dotate di fusto più legnoso e foglie non eccessivamente prostrate a terra, come fagiolo e fagiolino, pomodoro, peperone, melanzana, cavoli, ecc. In questi casi il calore raggiunto a livello dei tessuti corticali o più sviluppati, e comunque non a contatto diretto con le cellule vitali, impedisce di arrecare danni alle colture, a differenza delle giovani piantine di infestanti investite direttamente dal flusso di calore.
Particolarmente utile può risultare il pirodiserbo nelle asparagiaie in produzione dopo la raccolta dei turioni, allo scopo di eliminare le infestanti annuali e i ricacci di quelle perenni senza lasciare residui e senza correre il rischio di danneggiare l’impianto con zappature.
Un altro utile e pratico impiego potrebbe essere quello mirato a contenere le infestanti ai primi stadi di sviluppo, nate dopo l’esecuzione di lavorazioni meccaniche o manuali, nelle coltivazioni di specie pluriennali come le carciofaie o gli impianti di specie aromatiche e officinali, come lavanda, origano, salvia, menta, ecc.
Il diserbo chimico. Nei piccoli orti familiari il diserbo chimico selettivo è una pratica sconsigliata a causa della difficoltà di distribuzione degli erbicidi e soprattutto per la promiscuità delle specie coltivate, che potrebbero rimanere danneggiate da principi attivi selettivi per talune colture orticole, ma non per altre.
Ci si può invece avvalere degli erbicidi ad azione totale, come il glifosate ovvero il glufosinate ammonio in assenza di colture, ad esempio all’inizio della primavera, prima della semina e del trapianto, allo scopo di sfruttare al meglio la tecnica della falsa semina e quindi ridurre le nascite di infestanti. Questa tecnica è meno indicata per le semine a spaglio dove occorre interrare i semi rimuovendo energicamente il terreno (riportando in superficie i semi di infestanti che possono germinare), mentre si adatta meglio per le semine a righe o meglio per il trapianto.
Gli erbicidi totali agiscono sulle piante infestanti dopo essere stati assorbiti dalle parti verdi e, una volta giunti a contatto con il terreno, vengono disattivati e non lasciano residui nocivi per le colture successive. Dopo l’assorbimento da parte delle piante, le molecole erbicide vengono traslocate nei punti vitali e quindi anche prima della comparsa dei sintomi è possibile procedere alla lavorazione del terreno.
Con infestanti annuali ai primi stadi di sviluppo è possibile procedere dopo pochi giorni, mentre con le perenni occorre attendere 10-15 giorni, affinché il prodotto trasmigri fino agli organi di riserva (radici, rizomi, bulbi, tuberi, ecc.). Il prodotto più attivo e indicato in questi casi è il glifosate, che risulta particolarmente adatto per l’impiego in autunno, dopo la raccolta degli ortaggi e prima di effettuare le lavorazioni principali, allo scopo di devitalizzare completamente le infestanti perenni, facilitando la lotta negli anni successivi.
Capita spesso che nell’orto siano frequenti specie perenni difficili da debellare, come Cynodon-6, Sorghum-18, Convolvulus-40, Artemisia-26, ecc., non solo perché nell’orto le lavorazioni in genere non possono essere praticate molto in profondità, ma anche perché gli orti spesso si trovano nelle zone di più facile accesso, che non sempre sono le più adatte e ripulite. Nel caso in cui queste infestanti crescano insieme alle colture, è possibile colpirle con applicazioni localizzate di glifosate mediante attrezzature specifiche (ad esempio con una «scopa chimica») o realizzate in casa: una semplice spugna inumidita con la soluzione erbicida e posta a contatto con una parte verde dell’infestante la devitalizza senza alcun danno per gli ortaggi vicini, purché questi non vengano bagnati da gocce di diserbante.

 

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