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GUIDA ILLUSTRATA ALLA LOTTA CONTRO LE PIANTE INFESTANTI |
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Nell’orto si interviene con zappature, falsa
semina, pacciamatura e pirodiserbo |
Sono assai numerose le colture che possono essere seminate o trapiantate
in un orto nei diversi periodi dell’anno e di conseguenza le infestazioni
che si possono sviluppare sono molto eterogenee.
La flora infestante
Negli orti possiamo trovare le infestanti tipiche dei bordi di fossi e
delle capezzagne e le specie che comunemente infestano i campi coltivati
Negli orti, per la limitatezza delle superfici di coltivazione, si riscontra
spesso una prevalenza di infestanti tipiche dei bordi di fossi e delle
capezzagne tra cui Plantago-74, Coronopus-41, Trifolium-93, Taraxacum-91,
ecc., ma anche specie più propriamente perennanti, quali Sorghum-18,
Cynodon-6 e Agropyron-1 tra le graminacee, e inoltre Cirsium-39,
Convolvulus-40, Calystegia-32, Mentha-65, Achillea-20, Oxalis-70,
Potentilla-78, ecc. tra le dicotiledoni.
Oltre alle suddette infestanti, nelle coltivazioni annuali prevalgono specie
più tipiche dei campi coltivati, tra cui nel periodo autunno-primaverile
Matricaria-63, Fumaria-53, Ranunculus-79, Papaver-71, Stellaria-90,
Veronica-98, Capsella-33, Lactuca-60, Sonchus-89, Sinapis-87, Geranium-57,
Lamium-61, ecc., tra le dicotiledoni e Alopecurus-2, Avena-4, Lolium-12,
Phalaris-14, Bromus-5, Hordeum-11, Poa-16, ecc. tra le graminacee.
Nel periodo primaverile-estivo si possono riscontrare con maggior frequenza
Anagallis-24, Fallopia-51, Polygonum-76, Euphorbia-50, Mercurialis-66,
Amaranthus-22, Chenopodium-37, Portulaca-77, Solanum-88, Galinsoga-54, ecc.
tra quelle a foglia larga ed Echinochloa-9, Setaria-17, Digitaria-7,
Panicum-13, Eleusine-10, ecc. tra le graminacee.
Per quanto riguarda le coltivazioni pluriennali come l’asparago e la
fragola, che in genere richiedono frequenti lavorazioni meccaniche,
prevalgono in un primo momento le specie tipiche delle coltivazioni annuali
(dapprima le specie graminacee e a foglia larga a sviluppo autunno-invernale
e poi quelle primaverili-estive). In un secondo momento, a causa
dell’impossibilità di poter procedere periodicamente ad energiche
lavorazioni come l’aratura, tendono progressivamente ad aumentare le specie
a ciclo pluriennale tra cui Cirsium-39, Convolvulus-40 e Calystegia-32 tra
le dicotiledoni e Sorghum-18, Cynodon-6 e Agropyron-1 tra le graminacee.
Il controllo delle infestanti
In genere si interviene con scerbature e zappature e un grosso aiuto può
venire dall’impiego della pacciamatura. Il diserbo chimico non è consigliato
negli orti familiari
I sistemi prevalentemente impiegati negli orti per l’eliminazione delle
infestanti sono le scerbature e le zappature manuali, le erpicature e le
assolcature manuali o a mezzo di motocoltivatori, con i quali si possono
effettuare anche sarchiature e leggere fresature tra le colture a file o su
tutta la superficie se il terreno non è ancora coltivato. Si può ricorrere
con efficacia anche alla pacciamatura, mentre meno impiegati sono il
pirodiserbo e il diserbo chimico.
La tempestività di intervento riveste in ogni caso una rilevante importanza;
occorre evitare che le infestanti si sviluppino eccessivamente sia per i
danni che arrecano alle colture orticole che per le maggiori energie
richieste da un intervento tardivo, ma anche per la disseminazione che può
causare danni alle coltivazioni successive.
I mezzi di lotta agronomici. Considerando che gli orti esigono
frequenti interventi irrigui, innanzitutto occorre attingere l’acqua da
fonti non infestate da semi di malerbe. Nel caso si attinga da laghetti o da
bacini di raccolta dell’acqua piovana o dal pozzo (originariamente pulita ma
che rimanendo ferma si può infestare), è consigliabile mantenere pulite le
rive dalle infestanti impedendo ai semi di cadere nell’acqua o nelle vasche
di contenimento.
Nel caso invece si attinga l’acqua da fossi o canali con acqua corrente,
occorre evitare di prendere l’acqua dal fondo o dalla superficie. Meglio
ancora sarebbe poter irrigare mediante impianti che consentano una
pre-filtrazione dell’acqua.
È comunque importante controllare sempre le infestanti, impedendo che
arrivino a produrre e a diffondere i semi, comprese quelle presenti nei
terreni vicini incolti, i cui semi potrebbero essere trasportati dal vento
nelle zone coltivate.
Nel caso di infestazioni di specie perenni, occorre impedire sul nascere la
loro diffusione provvedendo ad estirparle ricorrentemente, portando in
superficie gli organi di propagazione (rizomi, tuberi, ecc.) durante i
periodi di maggiore insolazione estiva, ma soprattutto durante le gelate
invernali.
La suddivisione dell’orto in settori consente di concentrare specie e
varietà con esigenze agronomiche e di durata del ciclo di coltivazione
simili, permettendo di poter praticare un’adeguata rotazione alternata a
periodi di non-coltura, in cui eventualmente è possibile intervenire con
erbicidi ad azione totale per l’eliminazione delle specie perenni o con più
agevoli lavorazioni meccaniche.
Nella lotta alle piante parassite di cuscuta e orobanche, particolarmente
efficace può risultare l’inserimento nella rotazione di specie non ospiti
(ad esempio cavoli, insalate, asparago, fragola, ecc.), oppure la semina di
specie ospiti a perdere, cioè da eliminare dopo aver favorito la
germinazione dell’orobanche (ad esempio fava e favino, pomodoro, ecc.).
Fra i mezzi di lotta agronomici attuabili con successo nelle colture
orticole c’è sicuramente l’avvicendamento delle colture, o rotazione: lo
sfasamento dei cicli colturali con quello delle malerbe e le migliori
condizioni di sviluppo delle colture su un terreno che non viene «stancato»
con la coltivazione ripetuta delle stesse specie, permettono a queste di
essere più competitive nei confronti delle infestanti.
Inoltre la tecnica della «falsa semina», cioè la preparazione del terreno
come se dovesse essere seminato, permette di «ingannare» le infestanti, che
prontamente nascono. A questo punto si interviene con una lavorazione molto
superficiale, allo scopo di sradicare le infestanti (vedi sequenza
fotografica qui in alto) oppure si provvede a devitalizzarle senza lavorare
il terreno, mediante l’applicazione di glifosate o glufosinate ammonio.
In entrambi i casi le colture seminate hanno più tempo per potersi
sviluppare in assenza di competizione da parte delle infestanti. Un lieve
ritardo della semina stessa consente inoltre di eliminare un maggior numero
di infestanti. L’irrigazione congiunta alla tecnica della falsa semina, nel
caso in cui il terreno sia molto secco e non siano previste piogge, consente
di esaltare gli effetti di questa pratica colturale.
L’irrigazione localizzata effettuata con piccoli volumi d’acqua e con una
maggiore frequenza, permette di esaltare le condizioni di crescita delle
piante coltivate limitando quelle delle infestanti. Congiuntamente
all’irrigazione, la pacciamatura organica consente il mantenimento di una
buona struttura del suolo riducendo la costipazione e le perdite d’acqua per
evaporazione e traspirazione.
Anche la fertilizzazione localizzata, eventualmente effettuata mediante
fertirrigazione, mette in condizioni di vantaggio le colture rispetto alle
infestanti, in particolare se le piante coltivate vengono trapiantate,
perché riduce il loro ciclo colturale e quindi anche il potenziale danno che
potrebbe essere arrecato dalle infestanti.
I mezzi di lotta manuali. Le più comuni operazioni manuali
sono le scerbature, cioè l’asportazione delle infestanti con le mani, e le
zappature eseguite con differenti tipi di zappe ed estirpatori-erpicatori
superficiali. Le zappette a taglio rettilineo risultano più precise per
l’eliminazione delle infestanti sulla fila di coltivazione.
Queste operazioni riescono sicuramente meglio e richiedono minor spreco di
energie se le infestanti sono piccole e il terreno è in tempera, in
particolare se è limitata la dotazione di sostanza organica: le radici sono
meno tenacemente ancorate al suolo e si evita così di danneggiare le
coltivazioni (i danni sarebbero particolarmente rilevanti su ortaggi ai
primi stadi di sviluppo e con terreni compattati e incrostati).
All’occorrenza si possono effettuare lievi irrigazioni prima di intervenire,
allo scopo di poter effettuare la zappatura con maggior facilità su terreno
più soffice e lavorabile.
Dopo aver effettuato le zappature, invece, occorre evitare di irrigare, in
quanto le radici delle infestanti debbono rimanere ben in superficie per un
completo disseccamento.
Nel caso in cui le infestanti siano prossime alla maturazione dei semi è
preferibile portarle fuori dall’area coltivata per evitare la
disseminazione. Inoltre è bene che queste non vengano utilizzate per la
produzione di compost, in quanto anche una completa trasformazione della
massa organica potrebbe non essere sufficiente per devitalizzare
completamente i semi.
Gli interventi più assidui devono essere effettuati durante le prime fasi di
sviluppo delle colture orticole, fino a che con il loro sviluppo ed
ombreggiamento non riusciranno a competere con le infestanti. Vi sono specie
però che anche da adulte non riescono a contrastare lo sviluppo delle
infestanti, come ad esempio la cipolla e l’aglio; pertanto occorre seguire
particolarmente le colture che hanno forme e dimensioni più esili e quelle a
crescita più lenta.
Per le colture con ampie distanze di impianto come le cucurbitacee (anguria,
melone, zucca, ecc.), per superfici di una certa dimensione, durante le
prime fasi di sviluppo ci si può avvalere dell’impiego di motocoltivatori
effettuando lavorazioni incrociate, oppure si può più agevolmente ricorrere
alla pacciamatura.
In prossimità della raccolta, e comunque quando gli ortaggi hanno raggiunto
un buono sviluppo, si può trascurare la presenza delle infestanti, almeno
finché non vi sia il rischio di disseminazione. Piante ben sviluppate
possono tollerare la presenza delle infestanti senza subire danni
consistenti.
Una cura particolare e continua si deve riservare alle piante adulte di
coltivazioni pluriennali come l’asparago e la fragola, per evitare che si
indeboliscano e che vengano danneggiate le radici, organi di riserva e di
sviluppo delle produzioni per gli anni successivi.
Nelle interfile si possono effettuare anche delle erpicature superficiali
con particolari erpicatori-estirpatori manuali.
Con l’ausilio delle zappe è inoltre possibile effettuare le assolcature o
meglio le rincalzature, con lo scopo di seppellire le infestanti più piccole
o in fase di emergenza e di dare terra alle colture che meglio se ne
avvantaggiano, ad esempio per sostenere le piante di fagiolo, favorire
l’emissione delle radici avventizie di pomodoro, favorire l’imbianchimento
di sedani e finocchio, evitare il rinverdimento delle patate, ecc. Inoltre
con questa tecnica è possibile effettuare l’irrigazione per scorrimento ed
infiltrazione laterale.
È sconsigliabile tuttavia eseguire assolcature troppo profonde per evitare
inutili perdite di acqua e rovinare gli apparati radicali delle colture
orticole che sono sempre molto superficiali. Queste operazioni riescono
meglio se le coltivazioni vengono praticate a file o righe.
I primi focolai di specie parassite come la cuscuta-105 e le orobanche-109
possono richiedere interventi particolarmente minuziosi (l’asportazione
immediata dei primi filamenti di cuscuta e la distruzione della piante già
parassitizzate).
I mezzi di lotta meccanici. Per le pratiche di sarchiatura,
erpicatura, assolcatura e rincalzatura ci si può avvalere dei
motocoltivatori allo scopo di agevolare le operazioni risparmiando tempo ed
utili energie. Di basilare importanza, ancor di più che negli interventi
manuali, è che il terreno sia in tempera (cioè con un contenuto limitato di
acqua, quindi friabile e lavorabile con il minimo sforzo) e comunque non
troppo bagnato per evitare pericolosi calpestamenti del suolo.
I mezzi di lotta fisici. I mezzi di natura fisica impiegabili
con successo nelle colture orticole sono sostanzialmente la pacciamatura e
il pirodiserbo.
Pacciamatura. I vantaggi della pacciamatura sono noti: oltre a contenere
efficacemente le infestanti, essa riduce la costipazione del terreno, la
presenza della crosta e l’evaporazione dell’acqua dal suolo, con migliore
conservazione delle riserve per il periodo estivo. Per la sua semplice
esecuzione la pacciamatura è una pratica che si adatta particolarmente alle
piccole coltivazioni di ortaggi.
Si possono impiegare prodotti di origine organica, come paglia, segatura,
fogliame, compost, residui di sfalcio dei prati, ecc., che sono di facile
reperibilità e che, durante il loro processo di umificazione, oltre a
sortire un effetto fertilizzante e strutturante nei confronti del terreno,
liberano sostanze in grado di contrastare i processi di germinazione di
molte infestanti.
La pacciamatura è una delle migliori pratiche da adottare in orticoltura nel
periodo estivo, soprattutto per l’ombreggiamento del suolo, che permette da
un lato di ridurre la nascita delle infestanti e dall’altro di limitare gli
interventi irrigui. Questi infatti provocano la perdita degli elementi
minerali verso gli strati profondi, costipazione del terreno e continue
nascite di infestanti che richiedono un maggior numero di zappature con
ulteriore perdita di umidità da parte del terreno.
Si adattano molto bene a questa tecnica le orticole trapiantate sul finire
dell’estate, come sedano, finocchio, cardo, cavoli, ecc., ma anche quelle
seminate come insalate, prezzemolo, carota, bietola da costa, ecc., con
l’avvertenza di limitare lo strato pacciamante e di reintegrarlo con
materiale non troppo grossolano non appena la coltura inizia a svilupparsi,
estirpando prima le eventuali infestanti nate.
Buoni risultati si ottengono anche con gli ortaggi che vengono seminati nel
periodo tardo-primaverile come zucca, zucchino, fagiolo e fagiolino, o
meglio con quelli trapiantati come cetriolo, cocomero, melanzana, peperone,
pomodoro, ecc. Inoltre la pacciamatura con materiale organico consente di
intervenire anche nelle colture in atto.
Prima dell’inizio dell’inverno la pacciamatura, effettuata in particolare
con paglia, svolge anche una lieve azione di riparo dal gelo, utile nel caso
di carote, sedano, finocchio, cardo, ecc. a raccolta tardiva.
Irrinunciabile risulta la pratica della pacciamatura con paglia delle
fragole, con finalità che vanno oltre la normale lotta alle infestanti,
consentendo il miglioramento dello stato sanitario e della pulizia dei
frutti. Questo vale anche per altri tipi di frutto, quali il pomodoro, i
meloni, le angurie, ecc.
Particolare attenzione deve essere prestata alla provenienza dei materiali
di origine organica, in particolare dell’erba sfalciata, che non deve
contenere semi maturi in grado di infestare il terreno.
Non sono molto adatte per la pacciamatura delle colture orticole le cortecce
degli alberi, in quanto la loro consistenza consente loro di durare per
alcuni anni, in particolare quelle di conifere, che sono più ricche di
resine.
Utilizzando film plastici occorre curare particolarmente la sistemazione e
la pendenza del terreno, forare i teli nei punti maggiormente avvallati del
suolo e soprattutto posizionare una manichetta per l’irrigazione o la
fertirrigazione, prima della stesura dei film. Una messa in opera ottimale
prevede accurati lavori di affinamento del terreno, la sua sistemazione a
prose e il posizionamento delle manichette nel punto più alto (il cui
perfetto funzionamento va verificato prima di stendere la pacciamatura). È
consigliabile non ricoprire integralmente la superficie lasciando all’acqua
piovana la possibilità di potersi infiltrare lateralmente e di sgrondare
meglio nel caso in cui sia caduta in eccesso.
I film plastici si devono stendere con cura per evitare piegature, e si
devono poi ancorare al suolo per evitare che il vento possa sollevarli e
strapparli, ma senza tenderli troppo per evitare che si lacerino a seguito
di sbalzi di temperatura. Prima di rincalzarli completamente per un perfetto
ancoraggio può risultare utile avvalersi di un temporaneo fissaggio con
sassi, sabbia o anche zolle di terreno che permette il loro assestamento.
Nel caso di ampie superfici ci si avvale sempre di attrezzature meccaniche
stenditeli o di macchine combinate che consentono di effettuare la
pacciamatura e il trapianto in un unico passaggio.
Per quanto riguarda la scelta del materiale (film plastici in PVC o
polietilene, trasparenti, colorati o neri), si è sempre più indirizzati
all’impiego del polietilene nero. Si ricorre a quello colorato, più costoso
(e difficilmente reperibile in piccole quantità), per impieghi specifici,
come nella coltivazione del melone, dove il telo di colore giallo permette
di ottenere una maggiore colorazione dei frutti e un maggior accumulo di
zuccheri.
I più diffusi film neri assorbono tutte le radiazioni scaldandosi più
velocemente e consentendo un completo contenimento delle infestanti. Quelli
trasparenti non assorbono tutte le radiazioni, ma lasciano sviluppare molte
infestanti. Quelli grigi presentano caratteristiche intermedie, mentre
quelli fotoselettivi lasciano passare solo alcune radiazioni impedendo lo
sviluppo delle infestanti e consentendo un buon riscaldamento del terreno.
Quelli gialli sono indicati per produzioni estive di pomodoro, anguria,
cavoli, lattughe e fagiolino. Quelli argentati consentono di mitigare le
elevate temperature nella parte basale delle piante e risultano
particolarmente indicati per la coltivazione di melone, fragola, ortaggi a
foglia, cipolla e fagiolino.
Da tempo si cerca, con risultati non sempre apprezzabili, di indirizzarsi
verso teli biodegradabili, come quelli di carta, allo scopo di ridurre gli
oneri di raccolta e di riciclaggio o smaltimento. Il maggior costo, i
risultati più deludenti e le maggiori difficoltà di gestione (sono facili le
rotture in caso di pioggia), sono stati alla base del loro insuccesso e
della scarsa reperibilità sul mercato.
Tuttavia oggi sono disponibili teli derivati dall’amido di mais
completamente biodegradabili, che praticamente offrono gli stessi vantaggi
dei film di polietilene. Il maggior costo di acquisto viene ripagato
generalmente dalla possibilità di poter lavorare il terreno dopo la raccolta
degli ortaggi senza preoccuparsi minimamente di dover provvedere alla loro
rimozione e al loro successivo smaltimento. Grazie alla loro derivazione
naturale infatti si degradano nel suolo ad opera della microflora batterica
senza lasciare tracce. Un aspetto svantaggioso si può presentare nei terreni
più umidi e ricchi di sostanza organica dove possono rompersi
anticipatamente, in particolare ai bordi, a causa del contatto con il suolo
ricco di microflora biodegradante. In piccole superfici, dove i costi non
sono determinanti, si possono usare con successo un po’ su tutte le colture
orticole.
La pacciamatura con film offre i maggiori vantaggi nelle colture trapiantate
(pomodoro, peperone, melanzana, cocomero, melone, zucca, zucchino, insalate,
cavoli, ecc.). In prossimità del trapianto si debbono solo effettuare i fori
o i tagli a croce, con piantabulbi, coltelli o utensili appuntiti nei punti
dove verranno collocate le piantine. Dopodiché il controllo delle infestanti
è assicurato, a parte qualche infestante che potrebbe uscire dai fori in
prossimità delle piante coltivate, ma che con facilità si può rimuovere
manualmente.
Un po’ più difficile risulta l’esecuzione della pacciamatura con film nelle
colture seminate, poiché si devono praticare tagli e fenditure in
corrispondenza della deposizione dei semi a postarelle o a righe. Si
prestano per essere seminate su terreno pacciamato colture come fagiolo e
fagiolino, ma anche bietola, spinacio, carote, finocchi, rucola, ravanelli,
ecc. Ancora più agevole risulta la semina dei tuberi di patata in piccoli
tagli effettuati nel telo, dai quali usciranno i germogli in cerca della
luce.
Una coltivazione che si avvantaggia della pacciamatura è quella
dell’asparago bianco, nella quale i teli scuri vengono utilizzati allo scopo
sia di contenere lo sviluppo delle infestanti che di ridurre il numero delle
raccolte. I teli di polietilene più adatti sono quelli più spessi (non meno
di 0,1 mm), in quanto occorre muoverli di frequente per le ricorrenti
operazioni di scopertura e ricopertura.
La durevolezza, in particolare per i teli biodegradabili, dipende dallo
spessore. Per questo è possibile l’impiego su colture pluriennali, anche se
in questi casi possono risultare più vantaggiosi quelli non biodegradabili.
Tra i materiali plastici, quelli di tessuto intrecciato non sono in genere
indicati per le colture orticole, ma più per il giardinaggio e il vivaismo,
tuttavia si possono prestare per le colture pluriennali di piante aromatiche
e officinali come salvia, rosmarino, lavanda, menta, ecc., in quanto offrono
il vantaggio di durare a lungo e di lasciar filtrare l’acqua meglio degli
stessi film plastici preforati.
La pacciamatura permette inoltre di limitare i danni arrecati dalle specie
parassite come la cuscuta-105 e le orobanche-109, impedendone lo sviluppo.
In particolare con la cuscuta si possono ottenere ottimi risultati in
quanto, non riuscendo ad emergere per parassitizzare la coltura ospite se
non in corrispondenza dei fori di uscita delle piante coltivate, muore senza
arrecare danno. Nel caso si dovessero verificare delle nascite localizzate,
intervenendo tempestivamente è possibile estirpare l’infestante sul nascere.
Pirodiserbo. L’utilizzo del pirodiserbo in orticoltura, ovvero il
contenimento delle infestanti mediante la scottatura delle foglie e il
conseguente collasso dei tessuti, permette di ottenere buoni risultati. Si
utilizzano allo scopo appositi bruciatori alimentati da GPL (gas propano
liquido), che non lasciano residui nel terreno o sulle colture (vedi
indirizzi a pag. 27).
Tuttavia questa tecnica non si è mai diffusa su larga scala per la
professionalità che richiede e per il rischio di danni alle colture
orticole, nonché di spiacevoli incidenti o incendi.
Esistono modelli di bruciatori portatili che si possono agevolmente
utilizzare su superfici limitate e su colture sviluppate, allo scopo di
contenere le infestanti nelle interfile e con precauzione anche sulle stesse
file, avendo l’avvertenza di non sostare troppo e di non indirizzare la
fiamma, seppur schermata, verso le piante dotate di fusto più legnoso e
foglie non eccessivamente prostrate a terra, come fagiolo e fagiolino,
pomodoro, peperone, melanzana, cavoli, ecc. In questi casi il calore
raggiunto a livello dei tessuti corticali o più sviluppati, e comunque non a
contatto diretto con le cellule vitali, impedisce di arrecare danni alle
colture, a differenza delle giovani piantine di infestanti investite
direttamente dal flusso di calore.
Particolarmente utile può risultare il pirodiserbo nelle asparagiaie in
produzione dopo la raccolta dei turioni, allo scopo di eliminare le
infestanti annuali e i ricacci di quelle perenni senza lasciare residui e
senza correre il rischio di danneggiare l’impianto con zappature.
Un altro utile e pratico impiego potrebbe essere quello mirato a contenere
le infestanti ai primi stadi di sviluppo, nate dopo l’esecuzione di
lavorazioni meccaniche o manuali, nelle coltivazioni di specie pluriennali
come le carciofaie o gli impianti di specie aromatiche e officinali, come
lavanda, origano, salvia, menta, ecc.
Il diserbo chimico. Nei piccoli orti familiari il diserbo
chimico selettivo è una pratica sconsigliata a causa della difficoltà di
distribuzione degli erbicidi e soprattutto per la promiscuità delle specie
coltivate, che potrebbero rimanere danneggiate da principi attivi selettivi
per talune colture orticole, ma non per altre.
Ci si può invece avvalere degli erbicidi ad azione totale, come il glifosate
ovvero il glufosinate ammonio in assenza di colture, ad esempio all’inizio
della primavera, prima della semina e del trapianto, allo scopo di sfruttare
al meglio la tecnica della falsa semina e quindi ridurre le nascite di
infestanti. Questa tecnica è meno indicata per le semine a spaglio dove
occorre interrare i semi rimuovendo energicamente il terreno (riportando in
superficie i semi di infestanti che possono germinare), mentre si adatta
meglio per le semine a righe o meglio per il trapianto.
Gli erbicidi totali agiscono sulle piante infestanti dopo essere stati
assorbiti dalle parti verdi e, una volta giunti a contatto con il terreno,
vengono disattivati e non lasciano residui nocivi per le colture successive.
Dopo l’assorbimento da parte delle piante, le molecole erbicide vengono
traslocate nei punti vitali e quindi anche prima della comparsa dei sintomi
è possibile procedere alla lavorazione del terreno.
Con infestanti annuali ai primi stadi di sviluppo è possibile procedere dopo
pochi giorni, mentre con le perenni occorre attendere 10-15 giorni, affinché
il prodotto trasmigri fino agli organi di riserva (radici, rizomi, bulbi,
tuberi, ecc.). Il prodotto più attivo e indicato in questi casi è il
glifosate, che risulta particolarmente adatto per l’impiego in autunno, dopo
la raccolta degli ortaggi e prima di effettuare le lavorazioni principali,
allo scopo di devitalizzare completamente le infestanti perenni, facilitando
la lotta negli anni successivi.
Capita spesso che nell’orto siano frequenti specie perenni difficili da
debellare, come Cynodon-6, Sorghum-18, Convolvulus-40, Artemisia-26, ecc.,
non solo perché nell’orto le lavorazioni in genere non possono essere
praticate molto in profondità, ma anche perché gli orti spesso si trovano
nelle zone di più facile accesso, che non sempre sono le più adatte e
ripulite. Nel caso in cui queste infestanti crescano insieme alle colture, è
possibile colpirle con applicazioni localizzate di glifosate mediante
attrezzature specifiche (ad esempio con una «scopa chimica») o realizzate in
casa: una semplice spugna inumidita con la soluzione erbicida e posta a
contatto con una parte verde dell’infestante la devitalizza senza alcun
danno per gli ortaggi vicini, purché questi non vengano bagnati da gocce di
diserbante.
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