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Vita in Campagna
Sommario rivista Approfondimento
01
Gennaio

  2005
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I LAVORI DI GENNAIO-FEBBRAIO
Il giardino


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Tappeto erboso
Lavori
In gennaio, il mese più freddo dell’anno, il tappeto erboso si trova in uno stato di quasi completo riposo.
Nelle regioni del nord e in quelle interne del centro-sud normalmente si nota una perdita di colore che non deve preoccupare, in quanto si tratta di un fenomeno temporaneo. Di solito in questo mese non sono necessari tagli dell’erba, a meno che non si tratti di tappeti di particolare pregio per i quali si effettuano operazioni di manutenzione molto intense.
Evitate per quanto possibile un eccessivo calpestamento del tappeto erboso in occasione di piogge, gelo o al momento dello scioglimento della neve. In tali situazioni infatti l’erba è più facilmente soggetta a danni che possono essere anche di una certa entità e lentamente recuperabili.
Approfittate della pausa invernale per verificare lo stato del rasaerba e provvedete alla necessaria manutenzione periodica. Controllate lo stato della candela, pulite il filtro dell’aria o sostituitelo, cambiate l’olio motore portando quello esausto ai centri di raccolta comunale o presso un meccanico. Sollevate la scocca e pulitela da eventuali residui di erba, togliete la lama e affilatela, o sostituitela se non è in buono stato.
In febbraio, anche se la cosa può passare inosservata, l’erba comincia la ripresa. Le radici si rinnovano e si accrescono, la crescita lentamente riprende e nuove foglie si sviluppano. Nel corso del mese è bene procedere al primo taglio, con il quale si uniforma l’altezza dell’erba. Asportando la punta delle foglie, che a causa del freddo è diventata gialla, già dopo il primo taglio noterete che il colore del tappeto appare di un verde più brillante e che viene stimolata l’emissione di nuove foglioline.
Concimazione.
Nella seconda metà sempre del mese di febbraio è importante provvedere a una concimazione, che è di grande importanza per il pronto recupero dai danni invernali e per accelerare il ritorno a condizioni estetiche di buon livello. Impiegate un concime per tappeti erbosi, preferibilmente con la presenza di azoto a lenta cessione, alla dose di circa tre chili ogni cento metri quadrati; un ottimo prodotto è ad esempio il Compo Floranid. Ricordate che questa è solo la prima concimazione dell’anno. Per mantenere un tappeto erboso ben nutrito, e dunque in salute, e di piacevole aspetto sarà necessario ripetere l’operazione ogni tre mesi circa. Naturalmente non è indispensabile l’impiego di concimi a lenta cessione, ma in caso di impiego di concimi a pronto effetto è bene suddividere il dosaggio in cinque o sei somministrazioni all’anno (ciascuna con circa 1,5 kg ogni 100 metri quadrati), evitando i periodi più caldi. Una buona e costante nutrizione è importante anche per limitare lo sviluppo delle erbe infestanti. Le specie da tappeto erboso sono infatti Graminacee, famiglia di piante che risponde in modo vistoso alla concimazione, in particolare a base di azoto. Le specie migliori del tappeto, dunque, diventano molto competitive e tendono a sovrastare le infestanti.

Piante annuali, biennali e perenni
Lavori
In questo bimestre, soprattutto in gennaio, il giardino è ridotto all’essenzialità dei sempreverdi, anche se è pur vero che ci stiamo avvicinando alla tanto attesa primavera. Sfruttate questa pausa per pianificare migliorie nel vostro giardino, ad esempio per effettuare nuovi impianti; è comunque opportuno alternare la teoria alla pratica sfruttando le poche ore di sole per alcuni lavori importanti.
Pacciamatura e protezione dal gelo.
Le gelate di gennaio e gli ultimi colpi di coda dell’inverno nei due mesi successivi possono danneggiare le perenni più delicate come ad esempio le salvie ornamentali e il gelsomino: controllate e rinnovate la pacciamatura e non togliete l’eventuale manto nevoso che è utilissimo come isolante e mantiene umido il terreno.
Durante le ore più tiepide del giorno scoprite le piante che avete riparato con teli plastici: il calore del sole forma una condensa che diventa gelido stillicidio durante la notte.
Pulizia.
Gli spazi lasciati vuoti dalle piante annuali nelle aiole e nelle bordure miste hanno messo a nudo il terreno. Approfittatene per controllare che pioggia e/o neve non abbiano formato avvallamenti che causerebbero più tardi dannosi ristagni d’acqua. Rastrellate ed eliminate foglie e rami secchi e infine livellate accuratamente il terreno.
Concimazione.
Già da febbraio è possibile eseguire la prima concimazione organica delle piante annuali, biennali e perenni. Impiegate letame maturo di cavallo mescolato a paglia alla dose di circa 6-7 kg per metro quadrato: gli ultimi geli dell’inverno, e le piogge di primavera poi, scioglieranno lentamente tutti i suoi componenti arricchendo e rendendo soffice il terreno, e inibendo inoltre la crescita delle infestanti durante la primavera. In mancanza di letame utilizzate i diversi concimi organici reperibili nei garden center; osservate sempre scrupolosamente le dosi riportate in etichetta.
Se avete un caminetto non dimenticate che la cenere è un utilissimo concime naturale essendo ricca di calcio, potassio, fosforo, magnesio, ferro, rame e silice: è ottima se sparsa ai piedi delle piante biennali e perenni da fiore nella dose di circa 1 kg per pianta.
Innaffiatura
. D’inverno la mancanza d’acqua causa a volte più vittime del gelo. Durante prolungati periodi di siccità, non inusuali negli ultimi anni, ricordate che il vostro giardino ha sete e che le radici di tutte le piante hanno bisogno di acqua. Innaffiate non appena il terreno appare secco, nelle ore centrali della giornata purché la temperatura sia intorno ai 10° C.
Semine e trapianti di fine febbraio.
A seconda dell’andamento della stagione è tuttavia possibile quasi ovunque iniziare semine, trapianti, suddivisioni.
Approfittate delle ultime giornate  di ozio forzato e cercate di immaginare il vostro giardino ideale. Ricordate che un giardino può essere paragonato ad un quadro in continua evoluzione, nel quale in ogni stagione potete sperimentare e creare effetti completamente nuovi. Essenziali a questo scopo sono le piante da fiore che offrono pennellate di vari colori. Trapiantatele a gruppi cercando di riprodurre l’aspetto naturale delle fioriture spontanee. Immaginate ad esempio una macchia primaverile di margheritine (Bellis perennis), di qualche varietà selezionata, ai piedi di una magnolia o di un gruppo di betulle, oppure una fitta colonia di primule ai margini di un prato. Tra le tantissime specie di primule, oltre 400, potrete scegliere i colori e le forme che più vi piacciono. Da segnalare ad esempio le molte varietà della Primula obconica che offrono fino a tarda primavera abbondanti e coloratissimi fiori a rosetta. Una pianta questa molto particolare che può arricchire di splendidi colori ogni giardino ma che in passato era talvolta causa di fastidiose allergie. Recentemente è stata oggetto di particolari studi da parte di un istituto danese che, in collaborazione con un vivaio olandese, ha creato nuove varietà totalmente innocue, denominate  «Twilly» e immesse sul mercato con  l’etichetta  «Touch me» (Toccami).
All’aperto, in zone riparate delle aiole e delle fasce miste, potete iniziare le semine di annuali quali aster, petunie, zinnie, tagete, garofanini, calendule. È anche tempo di arricchire le aiole del giardino con alcune piante aromatiche ornamentali, come ad esempio il Rosmarinus prostratus o il Rosmarinus albus, oltre a  timo, santoreggia, menta, melissa, salvia, ecc.
Suddivisione.
Nelle zone dove l’andamento climatico lo permette procedete alla suddivisione delle piante perenni troppo accestite (garofanini, margherite, ecc.) ottenendo nuove piantine da trapiantare negli spazi vuoti del giardino (vedi riquadro della suddivisione delle piante erbacee perenni riportata ne «i Lavori» di settembre-ottobre 2004, pag. 7).
Interventi fitosanitari
Durante i mesi invernali procedete alla pulizia e alla disinfezione delle cassette se intendete preparare i semenzai per l’ottenimento di piantine da mettere a dimora. Lavatele accuratamente con un getto d’acqua, sterilizzatele con una soluzione di ipoclorito di sodio all’1% ed eliminate le tracce del prodotto sciacquandole ripetutamente. Per la realizzazione dei semenzai usate sempre torba nuova in quanto i vecchi substrati possono essere contaminati da microrganismi fungini (Rhizoctonia solani, agente di marciumi basali, e Fusarium oxysporum) che riescono poi ad infettare le nuove piante.

Piante acidofile
Lavori
I mesi di gennaio e febbraio sono notoriamente i più freddi dell’anno. In giardino, tra i vari lavori da effettuare, vi è quello di impedire che si possano verificare danni alle piante acidofile, in modo da non compromettere le loro fioriture primaverili.
In generale possiamo definire i fabbisogni termici tra –10° C e 15° C e una esposizione ombreggiata o semiombreggiata. Certamente questa regola generale non può prescindere dalla specie: le acidofile decidue (Azalea mollis e ortensia) non sono particolarmente sensibili al freddo in quanto prive di foglie e gemme vitali, ed anche rododendri a fiore grande e kalmie sopportano temperature molto rigide; le camelie e le azalee hanno invece una resistenza al freddo media (più suscettibile risulta la Camellia reticulata) e le gardenie sono più sensibili.
Grande
differenza esiste anche tra piante coltivate in vaso all’aperto e piante coltivate in piena terra.
Il primo caso (quello della coltivazione in vaso all’aperto) è il più problematico. Le piante, infatti, non giovando della piena terra del giardino che, qualche centimetro sotto la superficie, si mantiene su valori termici superiori allo zero, devono essere protette dal gelo che potrebbe danneggiare anche irrimediabilmente l’apparato radicale. Le radici più giovani, solitamente disposte all’esterno del pane di radici, sono quelle più facilmente attaccate dal gelo. Interrate quindi i vasi sino al bordo affinché si simuli la coltivazione in piena terra, altrimenti proteggete il vaso con fogli di polistirolo, paglia o altro materiale coibentante.
Protezione
. Assicurate ai vasi posizioni ombreggiate e riparate, ponendoli ad esempio sotto tettoie o sotto piante sempreverdi più grandi, in modo che tale posizione li protegga da brinate tardive (più pericolose di gelate invernali) e da sbalzi termici dovuti al riscaldamento da parte del sole in giornate limpide.
Nel caso vogliate ricoverare le piante coltivate in vaso in ambienti chiusi, ricordatevi la regola dei –10° C e 15° C e della posizione ombreggiata e riparata ma comunque luminosa perché le piante non sopportano repentini sbalzi termici. Se le temperature di questi locali permangono al di sotto dei 5-10° C, potete anche tenere le piante in ombra o quasi al buio, in quanto la pianta si troverà in uno stato di piena dormienza. Se le temperature invece salgono al di sopra dei 10° C spostate le piante in piena luce in quanto esse continueranno l’attività fisiologica di preparazione dei boccioli fiorali per la fioritura.
Fate in modo che il terriccio rimanga sempre umido, ma non troppo bagnato per evitare ristagni e marciumi alle radici
.
Nel caso della coltivazione in piena terra la questione cambia radicalmente in quanto le piante non possono essere «spostate» e bisogna adattarsi alle condizioni ambientali, cercando eventualmente di mitigarne gli effetti. I due più grossi problemi in questo caso possono essere gelo e disgelo repentini e giornate soleggiate ma con gelo. In entrambi i casi le piante possono andare incontro a uno stress idrico, come quello che può verificarsi in estati molto calde e secche. Ricordatevi quindi di controllare la pacciamatura (che deve essere di almeno di 5-10 cm di spessore); la sua presenza è sufficiente ad impedire che lo strato superficiale del terreno possa gelare. Quando le temperature si abbassano ulteriormente potete costruire dei ripari come tettoie, capannine o coperture con doppio strato di tessuto non tessuto.
In nessun caso utilizzate coperture costituite da polietilene trasparente che «soffoca» le piante, non permettendo il ricambio dell’aria, e provoca la formazione di un microclima interno caldo e umido che in breve tempo fa comparire marcescenze e scottature fogliari.
Le nevicate in questo periodo possono essere un problema soprattutto per le piante sempreverdi che non riescono naturalmente a scrollarsi di dosso il manto nevoso, con rischio di rotture di rami, branche e addirittura dell’intera pianta. Se avete fatto in precedenza delle buone potature di formazione e allevamento non dovrebbero esserci problemi. Ricordate comunque di liberare la chioma dalla neve con una scopa di saggina o altro attrezzo in modo che la chioma non venga troppo appesantita e rischi di rompersi. Fate attenzione durante questa operazione a non procurare lacerazioni alla corteccia dei rami (vedi foto e testo pubblicati su «i Lavori» di novembre-dicembre 2004, pag. 6).
Innaffiature
, concimazioni e potature. In questo periodo non esagerate con le innaffiature, senza però far mancare l’acqua, e non concimate prima che inizi la ripresa vegetativa. Aspettate anche a praticare le potature, infatti, eccetto le ortensie e le gardenie, i fiori sono portati dalla vegetazione dell’anno e potature eseguite adesso eliminerebbero completamente i boccioli.
Fioriture.
A fine febbraio cominceranno, a seconda della zona climatica, le fioriture primaverili della Camellia japonica. Ricordatevi di segnare sul calendario 2005 ricevuto con il numero di dicembre di Vita in Campagna i periodi e la qualità delle fioriture, in modo tale da poter valutare le cure colturali che avete prestato alle vostre piante nel corso dell’anno.
Interventi fitosanitari

Se in febbraio dovete trapiantare e rinvasare le piante acidofile, utilizzate sempre terricci nuovi
. Prima del trapianto, o del rinvaso, immergete la pianta con il suo pane di terriccio in una soluzione di fosetil Al-80 (non classificato, dose grammi 2,5 per litro d’acqua) al fine di prevenire eventuali infezioni alle radici e alla vegetazione di Phytophthora cinnamomi. Alla suddetta soluzione aggiungete thiametoxam-25 (non classificato, 2,5 grammi per 10 litri d’acqua). L’aggiunta di questo preparato è consigliabile per le piante acquistate in quanto nel terriccio che le ospita possono essere presenti larve di oziorrinco, le quali, oltre a danneggiare la pianta medesima, originano poi adulti che diffondono le infestazioni sulle altre piante presenti in giardino.
Lasciate poi sgrondare la soluzione in eccesso e procedete al trapianto o al rinvaso della pianta.

Bulbose e tuberose
Lavori
Di tanto in tanto smuovete i bulbi e i tuberi che avete sistemato nel locale di svernamento, per arieggiarli e per evitare che le parti a contatto con il contenitore si ammacchino. L’operazione consente nel contempo di controllare se si sono formati marciumi, annerimenti e/o muffe; in questo caso provvedete ad eliminare quelli colpiti.
Dopo tale controllo è sempre bene cospargerli leggermente di ossicloruro di rame-50 in polvere (bio, irritante).
In giardino stabilite in quali zone intendete mettere a dimora nei prossimi mesi le varie bulbose e tuberose a fioritura estivo-autunnale. Non appena il clima ve lo permette provvedete, se lo ritenete opportuno, ad interrare un poco di terriccio leggermente letamato nelle aiole e/o bordure che le ospiteranno.
Già in questo periodo consultate i nuovi cataloghi in modo da provvedere per tempo agli acquisti; il mercato offre ogni anno nuove specie e/o varietà.
In febbraio, almeno negli ambienti più favorevoli e con temperatura del terreno che è già attestata intorno ai 12° C, potete iniziare la messa a dimora delle bulbose e tuberose a fioritura estiva (dalie, begonie, lilium, gladioli, calle e Canna indica).
Interventi fitosanitari
Controllate e smuovete i bulbi conservati per arieggiarli ed eliminare quelli che presentano muffe o marciumi. Per preservare le bulbose e le tuberose da possibili marciumi durante la fase di germogliamento, conciate i bulbi e i tuberi tramite immersione per un minuto in una soluzione preparata con thiram-49 (non classificato), alla dose di grammi 8 per litro d’acqua. Lasciateli poi asciugare al sole prima di interrarli.

Rosai
Lavori
Messa a dimora.
Non mettete a dimora i rosai a radice nuda che avete conservato in tagliola, o quelli che potete trovare già in commercio, fino a quando il terreno si presenta gelato o inzuppato d’acqua. Appena la temperatura si fa più mite scavate le buche d’impianto (larghe almeno 60 cm e profonde 40-50 cm) e lasciatele scoperte, affinché il freddo, ancora pungente durante le ore notturne, uccida insetti o spore di malattie fungine.
Iniziate invece la messa a dimora dalla fine di febbraio (nelle zone del sud Italia i lavori di messa a dimora possono essere effettuati durante tutto l’inverno).
Potatura.
Finché vi sono pericoli di gelate non iniziate le potature; su alcuni rosai vi sono ancora i bellissimi e colorati cinorrodi che potrete così godere ancora per qualche settimana.
Dalla fine di febbraio mettetevi al lavoro, iniziando a eliminare i rami rotti e secchi da tutti i rosai: avrete così un’idea più chiara dei punti in cui intervenire con le potature (i tagli, obliqui, vanno sempre fatti al di sopra di una gemma orientata verso l’esterno del cespuglio); in generale comunque potete seguire queste semplici regole:
– sulle rose che fioriscono una sola volta, alle quali avete già accorciato i rami di un terzo, al termine della fioritura, dovete solo eliminare i rami più deboli;
– le rose cinesi (Rosa mutabilis, Rosa sanguinea, ecc.) non gradiscono i tagli e quindi limitatevi ad accorciare i rami scomposti: è sufficiente fare una potatura più seria ogni tre o quattro anni;
– i vecchi rosai vanno ogni tanto ringiovaniti, ma la cura non deve essere radicale e quindi non va effettuata una potatura troppo severa: limitatevi ad eliminate alla base i rami deboli o troppo vecchi e non accorciate i rami troppo lunghi, ma arcuateli; questo procedimento permette di riempire gli eventuali vuoti dell’arbusto, sollecitandolo a ramificarsi;
– sugli ibridi di tea effettuate una potatura rigorosa, lasciando 3-5 gemme su ogni ramo principale;
– alle rose floribunda moderne accorciate di 1/3 i rami che hanno portato i fiori per ridare una forma rotondeggiante all’arbusto
. Ogni tre anni potate più corto per rinnovare il cespuglio, eliminando i rami più vecchi dalla base;
– alle rose rampicanti accorciate di un terzo i tralci troppo lunghi, eliminate quelli troppo vecchi o malandati e legate i rami mantenendoli il più possibile paralleli al terreno, accorciando i rametti laterali alla seconda o terza gemma.
Protezioni e altri lavori.
Effettuate sempre un controllo delle legature delle rose rampicanti e dei tutori delle rose ad alberello: una nevicata abbondante o un forte vento potrebbero arrecare gravi danni.
Non eliminate le protezioni invernali (la terra accostata a coprire il punto d’innesto dei rosai piantati in autunno, le coperture messe a riparo dei fusti dei rosai ad alberello, le pacciamature, ecc.), fintanto che la temperatura non si fa mite e si temono ancora delle gelate.
Solo verso la fine di febbraio, sarchiate leggermente il terreno alla base dei rosai, incorporando del compost (anche non completamente decomposto), nella dose di 2-3 palate per arbusto, e del concime chimico come ad esempio il Nitrophoska (tre manciate per arbusto) o un concime specifico per rosai come il Baycote della Bayer, attenendovi alle dosi riportate sulla confezione.
È anche il momento della scelta di nuovi rosai, non per creare un orto botanico, ma per avere dei bei fiori e belle piante decorative.
Perciò accanto alle classiche rose (ibridi di tea, antiche, inglesi, ecc.), inserite dei rosai più nuovi o rari: i rosai tappezzanti («Berenice» rosa pallido, «Sea Foam» bianco, «Flaming Star» rosso fiammeggiante, «Regina della Neve» bianco con stami gialli, «Sonnenkind» giallo oro, «Bassino» rosso sangue, ecc.), con rami morbidi che possono anche ricadere a cascata e i rosai arbustivi moderni («Leonardo da Vinci» rosa scuro, «Mirato» rosa brillante, «Friesia» giallo vivo, «Aspirin Rose» bianco, ecc.), per avere arbusti sempre in fiore, un ricco fogliame nella buona stagione e spesso anche i cinorrodi autunnali.
Anche
fra le rose rampicanti ve ne sono con fioriture ricorrenti e generose come «Goldener Olimp» a fiori doppi giallo oro e ramati, «Rosarium Uetersen» rosa carico argentato, «Shogun» rosa intenso e profumata, ecc.
Interventi fitosanitari

Effettuate
le operazioni di potatura solo dopo che non sono più previste forti gelate. Asportate e bruciate i rami che presentano cancri corticali causati da diversi agenti fungini (come Cryptosporella umbrina) e incrostazioni di cocciniglia (Aulacaspis rosae).
Terminata l’operazione, per disinfettare le ferite da taglio, procedete a un trattamento con ossicloruro di rame-50 (bio, irritante), alla dose di grammi 50 per 10 litri d’acqua.

Siepi, arbusti e alberi
Lavori

Nonostante nei
mesi di gennaio e febbraio siepi, alberi ed arbusti, soprattutto le specie a foglia caduca, siano nel pieno del riposo vegetativo, ci si avvicina al risveglio primaverile. Già con le prime tiepide temperature di febbraio, in particolar modo nel centro-sud, le radici delle piante iniziano ad entrare in attività.
Messa a dimora.
Se intendete mettere a dimora nel vostro giardino nuove piante a radice nuda, gennaio è il mese migliore per preparare il terreno dove verranno realizzate le buche dei nuovi impianti. Soprattutto nelle zone dove il terreno si rassoda a causa delle forti gelate vi consigliamo di effettuare lavorazioni («scassi») profonde anche sino a 100 cm, volte a favorire l’arieggiamento della terra. Il contatto della terra con l’aria favorirà lo sviluppo della flora batterica così importante per la fertilità del terreno e la crescita delle piante.
Preparate invece le buche per le nuove piantagioni solo al momento della messa a dimora delle piante per evitare che le pareti della buca stessa, in caso di abbondanti piogge, si compattino a tal punto da impedire alle radici di espandersi; la loro dimensione dovrà avere un’ampiezza doppia rispetto a quella della zolla della pianta.
Per la messa a dimora evitate giornate di forte gelo.
Potature.
Il mese di febbraio, una volta passate le forti gelate, è il più indicato per procedere alle potature.
A tal proposito vi ricordiamo che se si escludono esigenze come quella di effettuare operazioni di pulizia o di ridare forma alla chioma, gli alberi in genere non hanno bisogno di drastici interventi di potatura. Per quanto riguarda gli arbusti la potatura può essere invece importante per favorire le fioriture, come ad esempio nelle lagerstroemie; questi e molti altri arbusti, come ad esempio forsizia, weigelia, spirea fioriscono solo sul legno dell’anno, perciò la potatura, pur accelerando l’invecchiamento della pianta, favorisce l’emissione dei fiori.
Concimazione.
In febbraio è importante ricordarsi di concimare bene con sostanza organica gli alberi e gli arbusti da fiore come l’osmanto, la lentaggine, ecc. con concimi specifici a lenta cessione (tipo Osmocote Top Dress alla dose di 30 grammi per ogni arbusto di medie dimensioni), che ne stimoleranno la crescita e la fioritura.
Altri lavori.
Da febbraio in poi è molto importante verificare il funzionamento degli impianti di irrigazione a goccia che dovranno, a breve, riprendere il loro regolare funzionamento.
Nel mese di febbraio provvedete anche alla zappettatura delle aree sotto gli arbusti da fiore e alla successiva collocazione di pacciamatura naturale (tipo corteccia o cippature) al fine di prevenire lo sviluppo di erbe infestanti, causa di manutenzioni impegnative durante il periodo primaverile-estivo. 
Interventi fitosanitari
Quando sono terminati i rischi di gelate potete procedere ad un trattamento sui cipressi (Cupressus sempervirens e Cupressus macrocarpa) e su Cupressocyparis leylandii con ossicloruro di rame-50 (bio, irritante o nocivo, grammi 50 per 10 litri d’acqua) o poltiglia bordolese-20 (bio, non classificato, grammi 150 per 10 litri d’acqua) per preservarli da possibili sviluppi del cancro corticale causato dal microrganismo fungino Seiridium cardinale. Nelle piante che presentano cancri vecchi ma ancora attivi, in corrispondenza dei suddetti, sono visibili scoli resinosi che fuoriescono dalle lesioni, mentre settori della chioma irrorati dai vasi linfatici compromessi dai cancri mostrano arrossamenti degli aghi e disseccamenti. Le infezioni sono favorite dalla presenza di microscopiche fessurazioni della corteccia causate dalle gelate che si sono verificate durante l’inverno e da temperature di fine inverno miti, accompagnate da elevata umidità.
Le piante di olivo sono esposte agli attacchi batterici di Pseudomonas syringae subspecie savastanoi (agente della rogna). Anche questo agente dannoso si insedia in corrispondenza delle lesioni della corteccia causate dal gelo o in corrispondenza di ferite conseguenti alla potatura o alla rottura di rami sotto l’azione del forte vento o della neve. Esso porta alla formazione di masse tumorali dapprima sparse e successivamente sempre più numerose. In occasione della potatura asportate, con un coltello ben affilato, le masse tumorali, fino a raggiungere i tessuti sani, e al termine di questa operazione e della potatura ricorrete ad un trattamento con sali rameici, alle dosi sopra indicate.
Allo stesso intervento sottoponete anche le piante di oleandro, anche queste soggette agli attacchi di rogna.
Le piante di pesco da fiore, in febbraio, sono esposte alle infezioni primarie della bolla (Taphrina deformans). In coincidenza di innalzamenti termici e in previsione di piogge (condizioni favorevoli allo sviluppo delle infezioni primarie) eseguite un intervento con ossicloruro di rame-50 (bio, irritante) o poltiglia bordolese-20 (bio, non classificato), alle rispettive dosi di grammi 60 e 120 per 10 litri d’acqua. 

Piante acquatiche e laghetto
Lavori
Ossigenazione dell’acqua.
La sola operazione da effettuare in questo bimestre consiste nel mantenere un angolo del laghetto libero dal ghiaccio per assicurare una minima ossigenazione dell’acqua. Se lo stagno gela completamente sono impediti tutti gli scambi gassosi tra l’acqua e l’atmosfera. I gas prodotti dalle sostanze organiche in decomposizione si concentrano sotto il ghiaccio e l’ossigeno consumato dai microrganismi e dai pesci cala pericolosamente provocando la morte dei vostri ospiti.
Non provate mai a rompere il ghiaccio con un martello: ciò causerebbe delle violente vibrazioni con effetti disastrosi su tutti gli animali del laghetto.
Un semplice accorgimento per non dover rompere il ghiaccio è quello di mettere una palla di gomma nel laghetto prima che la temperatura si abbassi al di sotto degli 0o C: nel punto occupato dalla palla non si formerà il ghiaccio. Un altro sistema per ottenere un’apertura perfetta è quello di appoggiare una pentola piena di acqua bollente sulla superficie ghiacciata. Nei laghetti con una profondità di cinquanta centimetri, e più, è possibile lasciare in funzione la pompa centrifuga: il movimento costante dell’acqua impedisce a quest’ultima di gelare.
Pulizia.
Il giardino acquatico, come quello terrestre, segue i ritmi delle stagioni. A causa dell’inerzia termica dell’acqua la ripresa dell’attività delle piante acquatiche inizia uno o due mesi dopo il risveglio delle altre piante del giardino. Questo risveglio al sud avviene già a fine gennaio mentre al nord inizia più tardi. Con l’arrivo delle prime belle giornate la vita attorno al laghetto si risveglia velocemente: non fatevi trovare impreparati. Eliminate le foglie morte delle piante e quelle degli alberi che il vento ha eventualmente portato nel corso dell’inverno; un accumulo eccessivo di sostanza organica produce infatti, per opera dell’azione decompositrice dei batteri presenti sul fondo, un’elevata quantità di sali minerali, causa principale della «fioritura primaverile» dell’acqua. Lo sviluppo delle alghe verdi unicellulari (fioritura) avviene proprio in questo periodo perché le piante acquatiche, all’inizio del loro sviluppo vegetativo, non sono in grado di contrastare la crescita delle stesse, stimolate dal surriscaldamento dell’acqua provocato dal sole.
Nelle regioni meridionali, a fine febbraio, il rischio delle gelate è ormai passato ed è possibile spostare all’esterno tutte quelle piante che avete fatto svernare in ambienti protetti come i papiri (Cyperus alternifolius e Cyperus papirus), i giacinti d’acqua (Eichornia crassipes), la lattuga d’acqua (Pistia stratiotes), ecc.
Moltiplicazione e concimazione delle piante acquatiche.
Al sud, già a fine febbraio, potete moltiplicare le ninfee, la Caltha palustris e l’Acorus calamus tagliando con un coltello affilato le ramificazioni e piantando le nuove piante in nuovi vasi. È importante non dimenticare di cospargere il taglio con polvere di carbone per evitare lo sviluppo di funghi.
Rimpicciolite tutte le piante da riva (come ad esempio Pontederia cordata, Iris laevigata, Acorus calamus, Hibiscus palustris) che sono diventate grandi e invadenti dividendo il ceppo in porzioni più piccole.
Potete dividere anche le piante ossigenanti (come ad esempio Elodea canadensis, Ceratophyllum demersum) se la loro presenza è diventata troppo consistente. Va tenuto presente però che la riduzione non deve superare il 50% se non si vuole provocare un brusco calo di ossigeno.
Riempite i nuovi vasi con una miscela formata per un 50% di terra argillosa, un 25% di sabbia e un 25% di terra di compost, il tutto arricchito con 25 grammi di un concime ternario granulare a lenta cessione di sei mesi (tipo Osmocote), per vasi inferiori a 25 cm di diametro, e 50 grammi, per vasi superiori a 25 cm. Concimate tutte le piante che non sono state divise inserendo nei vasi 5 compresse da 7 grammi dello stesso concime a lenta cessione.
Interventi fitosanitari
Nessun intervento fitosanitario è necessario in questo bimestre. 

Piante in vaso da fiore per terrazzo e balcone
Lavori
Le piante in questo momento sono in completo riposo e dovrebbero svilupparsi il meno possibile. Per questo occorre mantenere a una temperatura di 3-4° C tutte le piante da fiore per terrezzo e balcone come fucsie, gerani, lantane e verbene. Il sottoscala, una cantina arieggiata, un solaio luminoso o il locale caldaia sono ideali per questo scopo. Questi locali devono essere ben arieggiati, senza però correnti d’aria. Le piante non devono crescere, ma solo mantenersi vive, per tutta la stagione invernale.
Nelle zone più miti potete semplicemente posizionare le piante contro un muro esposto a sud, a patto che siano riparate anche sui lati e che non vengano bagnate dalla pioggia. Le potete in questa eventualità proteggere con una struttura in legno aperta sui lati e ricoperta da un telo plastico.
In questo bimestre è normale vedere una leggera crescita dei germogli che però a causa delle cattive condizioni (luminose soprattutto) saranno esili. Se ciò avvenisse lasciateli crescere liberamente, evitando però abbondanti innaffiature; troppa acqua intenerisce i fusti e li rende estremamente sensibili a freddi improvvisi o repentini abbassamenti di temperatura.
Controllate le piante tutte le settimane per verificare se hanno bisogno di essere innaffiate e per assicurarvi del loro buono stato di salute. Usate acqua a temperatura ambiente: se troppo fredda può provocare marciumi, se troppo calda può stimolare una crescita inopportuna in questo periodo. Siate parsimoniosi con le quantità di acqua poiché le piante sono ancora in uno stato di letargo.
Concimazione.
Anche la concimazione in questo bimestre deve essere limitata; è sufficiente nutrire le piante una volta ogni 20 giorni circa, impiegando metà dose rispetto a quella consigliata in etichetta di un prodotto specifico per piante da fiore.
Interventi fitosanitari
Controllate le piante in vaso, soprattutto quelle poste in ambiente riscaldato, in quanto potrebbero essersi infestate di cocciniglia farinosa (Planococcus citri). Asportate con un batuffolo di cotone imbevuto con olio bianco-80 (bio, non classificato, ml 1 per 100 ml di acqua) le cocciniglie insieme alle loro masse cerose inglobanti le uova.
Eventuali infestazioni di afidi (Aphis gossypii in particolare) possono essere eliminate con imidacloprid-17,8 (non classificato) o con thiametoxam-25 (non classificato), alle rispettive dosi di ml 5 e grammi 20 per 10 litri d’acqua. Questi preparati sono efficaci anche nei confronti delle infestazioni di aleurodidi (Trialeurodes vaporariorum), ma in questo caso le dosi vanno aumentate, rispettivamente, a ml 7 e grammi 4 per 10 litri d’acqua.

Agrumi in vaso
Lavori
I mesi di gennaio e febbraio sono i più freddi dell’anno ed anche gli agrumi, come molte delle piante coltivate in vaso sensibili al gelo, devono già trovarsi al riparo dal freddo.
In inverno gli agrumi non necessitano di particolari cure, si trovano infatti in uno stato di riposo vegetativo e di conseguenza anche gli interventi relativi alla coltivazione sono assai limitati.
Innaffiature
. Uno degli interventi da non sottovalutare sono le innaffiature. Anche in inverno, infatti, le piante di agrumi in vaso devono essere innaffiate regolarmente; la frequenza delle innaffiature in questo periodo è comunque inferiore rispetto a quella estiva ma la quantità di acqua per singolo intervento deve essere sempre molto abbondante.
La quantità d’acqua da somministrare varia con il variare delle condizioni atmosferiche e quindi diventa difficile dare delle indicazioni molto dettagliate in merito. Un suggerimento piuttosto semplice è quello di tastare la terra in superficie: nel momento in cui vi accorgete che lo strato più superficiali della zolla è asciutto innaffiate abbondantemente anche a più riprese; intervenite di nuovo solo quando il terreno si sarà asciugato. A differenza dell’estate però, durante l’inverno è importante irrigare nelle ore più calde della giornata per evitare che le piante subiscano degli shock termici a livello delle radici. 
Evitate di bagnare le foglie perché l’alto tasso di umidità relativa dell’aria è una delle condizioni ambientali più favorevoli allo sviluppo di malattie fungine. A questo proposito nelle ore più calde della giornata è importante aerare il locale in modo che la condensa presente sulle foglie si asciughi rapidamente: in presenza di un alto tasso di umidità infatti i rametti in cima alla chioma cominciano a diventare marroni e ammuffiscono.
Altri lavori.
Non vi allarmate se vedete ingiallire e cadere alcune foglie: è un fenomeno tipico degli agrumi che, come molte piante sempreverdi, in questi periodi cambiano parte delle foglie più vecchie. Se però le piante si stanno defogliando eccessivamente allora ci possono essere delle condizioni ambientali da correggere. Se nel locale adibito a ricovero vi è poca luce, oppure troppo caldo e quindi l’aria è secca, dovete correre ai ripari creando condizioni più idonee. Collocate quindi gli agrumi in un locale molto luminoso, poco riscaldato e dove la temperatura non scenda al di sotto degli 0° C; queste condizioni sono sufficienti per far sì che le piante possano trascorrere un inverno al riparo dalle intemperie e arrivare alla primavera in buone condizioni.
Interventi fitosanitari
Se durante il periodo di svernamento le piante al chiuso si sono infestate di ragnetti rossi (Tetranychus urticae, vedi immagine a pag. 12) o di cocciniglie farinose (Planococcus citri, vedi immagine a pag. 12), aspettate che siano poste all’aperto prima di realizzare i necessari interventi, seguendo le indicazioni che verranno fornite nel prossimo supplemento «i Lavori». 

Piante d’appartamento
Lavori
Per le piante d’appartamento la stagione invernale è la più critica, a causa della scarsità di luce dei nostri appartamenti; di conseguenza queste vanno a riposo riducendo molto la loro attività vegetativa.
Dobbiamo evitare, perciò, tutti i possibili stress iniziando col regolare con attenzione le innaffiature.
Innaffiature
. L’acqua assorbita dalle piante viene traspirata sotto forma di vapore acqueo, cioè fatta uscire dagli stomi (microscopiche aperture), che si trovano nella pagina inferiore delle foglie; nello stesso momento avviene l’ingresso dell’anidride carbonica che servirà per la fotosintesi. In inverno con la scarsa luce diminuisce l’attività fotosintetica e, di conseguenza, anche l’apertura degli stomi: l’assorbimento di acqua così si riduce notevolmente; è perciò importante evitare di innaffiare eccessivamente le piante per non causare asfissia a livello delle radici, con il conseguente deperimento della pianta.
Concimazione.
Anche le concimazioni devono essere sospese e riprese, nelle regioni meridionali, verso fine febbraio, quando la temperatura e la luminosità aumentano e con esse anche l’attività vegetativa.
Moltiplicazione.
Nel mese di febbraio potete moltiplicare per talea le piante di ficus beniamino. Come contenitore utilizzate l’apposita vaschetta per talee, oppure un portauova sul cui fondo avrete praticato dei fori per favorire il drenaggio dell’acqua. Riempite di terriccio a base di torba (aggiungendo anche qualche manciata di polistirolo sbriciolato per alleggerire il tutto) la vaschetta, o il portauova, e in ogni alveolo ponete una talea «di punta» lunga circa 10 cm, provvista di due-tre foglie; prelevate preferibilmente le talee dall’estremità di un ramo laterale e non dalla cima della pianta per non rovinarla. Quindi nebulizzate con uno spruzzino, chiudete in un sacchetto di plastica trasparente e infine mettete il tutto possibilmente su una mensola sopra un calorifero, in modo che riceva calore dal basso. Tutti i giorni nebulizzate abbondantemente le talee; nel giro di circa un mese avranno emesso le radici e saranno quindi pronte per essere invasate.
Altri lavori.
La maggior parte delle piante da appartamento è di origine tropicale, abituata quindi a un ambiente caldo umido. Nelle nostre case, soprattutto in inverno, l’umidità atmosferica è a bassi livelli rispetto alle esigenze delle piante; dovete quindi umidificare l’ambiente, ad esclusione del bagno, locale ideale per piante particolarmente delicate come le felci.
La mancanza di umidità ambientale si manifesta con la comparsa di seccumi, tipica durante la stagione invernale, sulla punta delle foglie dello spatifillo, del tronchetto della felicità, della calatea, della maranta, ecc. Se le vostre piante presentano questi seccumi dovete adottare soluzioni per aumentare l’umidità dell’aria: posizionate su tutti i termosifoni gli appositi contenitori con l’acqua, nebulizzate le foglie e predisponete almeno un umidificatore. Nel caso nebulizziate le piante vi consigliamo di effettuare questa operazione al mattino o nelle ore più calde della giornata, mentre è da evitare la sera.
Un altro fattore limitante dei mesi invernali è la scarsa luminosità; questa situazione può provocare danni come l’ingiallimento precoce delle foglie o la loro caduta (tipico fenomeno che colpisce il ficus beniamino) oppure l’allungamento dei fusti che si sviluppano debolmente. Le piante che soffrono di più in questo periodo sono quindi quelle che hanno maggiori esigenze in fatto di luce: croton, papiro, stella di Natale, Ficus elastica, Yucca elephantipes, begonia, ecc.
Se possibile durante l’inverno avvicinate le piante alle finestre: questo aiuterà ad incrementare sia la durata dell’illuminazione che l’intensità della luce che raggiunge le foglie. Pareti e soffitti colorati di bianco, o comunque con colori chiari, riflettendo la luce, migliorano la crescita delle piante in ambienti poco illuminati, limitandone anche la tendenza a curvarsi verso la luce; questo fenomeno si può evitare anche ruotando di tanto in tanto il vaso, di pochi centimetri alla volta.
Ricordate infine che le piante con foglie variegate richiedono più luce rispetto a quelle con foglie completamente verdi; se la luce non è sufficiente, infatti, le variegature sulle foglie tendono a sbiadire.
Interventi fitosanitari
Vedi interventi fitosanitari «Piante in vaso da fiore per terrazzo e balcone». 

A cura di: Giovanni Lombardi (Lavori: Tappeto erboso); Elena Taberna - Le erbe dei Griggi Montù (Lavori: Piante annuali, biennali e perenni); Andrea Corneo - Società italiana della Camelia (Lavori: Piante acidofile); Centro internazionale dei bulbi da fiore (Lavori: Bulbose e tuberose); Anna Furlani Pedoja (Lavori: Rosai); Andrea Mati (Lavori: Siepi, arbusti e alberi);  Gianni Ricci - Vivaio Eta Beta (Lavori: Piante acquatiche e laghetto); Luigi Vasarri - Azienda Lazzeri (Lavori: Piante in vaso da fiore per terrazzo e balcone); Alberto Tintori - Azienda Oscar Tintori (Lavori: Agrumi in vaso); Luigi Oggioni - Fondazione Minoprio (Lavori: Piante d’appartamento); Aldo Pollini (Interventi fitosanitari: Piante annuali, biennali e perenni - Piante acidofile - Bulbose e tuberose - Rosai - Siepi, arbusti e alberi - Piante acquatiche e laghetto - Piante in vaso da fiore - Agrumi in vaso - Piante d’appartamento).
 

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