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2003 |
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SPECIALE |
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Il pero, una coltura tipicamente italiana |
L’Italia conferma anche nel
2002 il ruolo di secondo maggior produttore di pere a livello mondiale dopo gli
Stati Uniti.
Produrre pere sembra ancora
garantire una discreta remuneratività. In tal senso la cultivar migliore è
l’Abate Fétel, seguita da Conference, mentre William evidenzia qualche
difficoltà con una redditività quasi nulla in Italia e negativa in Francia.
Il ritmo dei nuovi impianti
in Italia si mantiene comunque stabile, intorno a 3.500 ha/anno. I produttori
nazionali si devono però confrontare con quelli dei Paesi emergenti, come
Argentina e Spagna, la cui pressione competitiva si fa significativa proprio
sulle piazze di esportazione tipicamente italiane. I volumi nazionali esportati
subiscono infatti un lento ma inesorabile declino dagli inizi degli anni 90.
Tuttavia la pericoltura
continua a rappresentare un settore di eccellenza dell’agricoltura nazionale.
L’elevato grado di specializzazione richiesto all’imprenditore dedito alla
pericoltura contribuisce a rallentarne la diffusione a livello mondiale.
L’Italia può conservare sia la posizione conquistata nel mercato internazionale
sia la redditività della coltura, a patto che investa in ricerca, innovazione e
miglioramento dell’efficienza della struttura commerciale. Dall’indagine
condotta dal Cso (2003), in parte richiamata nello Speciale, emerge come i
costi di produzione della filiera in Italia siano i più alti in Europa contro
prezzi delle pere in campo paragonabili a quelli degli altri Paesi dell’Unione.
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