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POLITICA |
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La Trasporti agricoli, il futuro è nelle
«autostrade del mare» |
Vantaggi economici e
ambientaliA breve termine si prevede un
sensibile incremento del trasporto intermodale per via marittima, su alcune
tratte già oggi competitivo con quello esclusivamente su gomma. Il progetto
della società «Strade blu» intende spostare su nave 2.500 mezzi pesanti al
giorno
Da un’indagine Ismea svolta
presso importatori e trader stranieri della grande distribuzione organizzata
emerge che alla buona qualità del prodotto agricolo italiano fa spesso da
contraltare la mancanza di standard, con pezzature spesso irregolari, la
variabilità sia in termini di qualità che di freschezza, un inadeguato
confezionamento per lo più imputabile alla scelta dei materiali non sempre
idonei ai trasporti di lungo raggio, ma soprattutto carenze organizzative lungo
la filiera produttivo-distributiva. Dunque non è la produzione a presentare
problemi, ma la logistica e la contrattualistica che tolgono prestigio al made
in Italy.
D’altronde questi parametri,
e la logistica in modo particolare, negli ultimi anni hanno assunto, per la
collocazione dei prodotti agricoli, un peso relativo sempre più importante. Ciò
è dovuto sostanzialmente a un miglioramento del reddito delle famiglie italiane
e al processo di globalizzazione che va interessando anche culture, tradizioni
e stili di vita.
Così è avvenuto ad esempio
che tra il 1970 e il 2000 il trasporto merci ha fatto registrare in Italia un
incremento di oltre il 150%. Ma il sistema dei trasporti merci in Italia ha una
caratteristica unica in Europa: la nettissima prevalenza del vettore stradale
rispetto agli altri vettori (il 90% contro il 3% sulla ferrovia e il 7% nel
cabotaggio navale).
Ragioni di carattere
economico e ambientale imporrebbero invece un riequilibrio significativo di
queste percentuali. Troppo spesso si è caduti nell’errore di considerare tra
gli indicatori di sviluppo di un Paese il livello di infrastrutturazione di
trasporto lineare di passeggeri e merci.
Oggi tra l’altro obblighi
internazionali derivanti dal rispetto di condizioni ambientali sempre più
stringenti e obblighi nazionali derivanti da nuove norme sulla sicurezza
stradale rendono impellente quel riequilibrio sopra accennato.
Nel caso specifico del
trasporto dei prodotti agricoli si può ipotizzare un sistema che incoraggi un
loro spostamento significativo dalla strada agli altri vettori, distinti in
funzione del grado di deperibilità e del costo dei singoli prodotti.
Schematicamente si potrà pensare di trasferire ad esempio su ferrovia o su navi
volumi consistenti delle grandi commodity, nonché di prodotti ortofrutticoli e
su aereo produzioni di alto valore aggiunto, quali i fiori o prodotti agricoli
in serra.
Le prospettive in Italia
In questo schema diventano
particolarmente interessanti le prospettive che si aprono al trasporto di
cabotaggio per nave.
Ciò è vero in particolar modo
per il settore agricolo, sia per le caratteristiche geografiche del Paese che
fanno coincidere sostanzialmente la direzione del principale flusso del
trasporto via mare dei prodotti agricoli con la disposizione della Penisola,
stretta e lunga tra i due mari; sia perché i porti del Mezzogiorno, ipotizzati
di diventare i principali poli di partenza delle nuove vie del mare (Termini
Imerese, Catania e Gioia Tauro), sono anche località baricentriche di grandi
bacini della produzione agricola.
Per il trasporto di lunga
distanza dei prodotti agricoli dal Meridione, infatti, appare scarsamente
influente il risparmio di tempo che si avrebbe ad esempio con la realizzazione
del ponte sullo Stretto di Messina, considerato il tempo complessivo di viaggio
verso il Nord Italia e a maggior ragione verso l’estero, mentre risulta
decisiva un’efficace organizzazione del sistema del trasporto intermodale.
Ora per realizzare un salto
qualitativo decisivo nel trasporto di cabotaggio occorre: assicurare che i
terminal portuali consentano lo svolgimento senza intoppi delle operazioni di
carico e scarico, in modo da ridurre i tempi di attesa dei vettori; garantire rapidi
collegamenti con la rete autostradale e ferroviaria; investire nelle nuove
infrastrutture e nelle navi.
Le ambizioni di «Strade blu»
Oggi l’esperienza maturata dalla società «Strade blu» di Carlo
Tavella, Virgilio Cimaschi, il Fondo Giada della famiglia Benetton e il fondo
svizzero First Gene, che dal 2001 trasporta veicoli commerciali tra Termini
Imerese e Genova Voltri, lascia intravedere opportunità interessanti.
Attualmente sono in servizio
tre navi, due sulla linea Genova Voltri-Termini Imerese e una sulla
Civitavecchia-Termini Imerese. Ognuna di queste navi può accogliere 150 camion.
Gli autisti dei tir entrano nel terminal direttamente dall’autostrada e,
tramite una convenzione con Air One, possono tornare a casa in aereo. Un grande
vantaggio di questo sistema è rappresentato dagli orari di partenza delle navi,
calibrati sull’esigenza di consegna delle merci. Si salpa alle 24 di ogni
giorno e si compiono le 440 miglia che separano Voltri da Termini Imerese in 24
ore di navigazione. L’autotrasportatore può decidere di imbarcare solo il
semirimorchio, risparmiando così circa il 35% sul costo dello stesso percorso
in autostrada, oppure l’intero mezzo, compreso il trattore, con un risparmio
del 15-20%. In questo modo si ottiene inoltre un grande beneficio ambientale in
quanto la nave inquina un decimo di un tir e consuma un decimo di carburante.
Una previsione sull’entità
dell’impatto ambientale positivo di questo sistema la si riscontra nel «Piano
nazionale per la riduzione delle emissioni di gas serra 2003-2010» elaborato
dal Ministero dell’ambiente. Secondo queste stime, se dal settore dei trasporti
ci si aspetta una riduzione di 7,5 milioni di tonnellate equivalenti di CO2, al
suo interno il contributo del cabotaggio è previsto attorno a 0,8 milioni di
tonnellate e a 0,5 quello del trasporto nelle acque interne.
Se il progetto «Strade blu»
centrasse l’obiettivo di spostare sul mare 2.500 mezzi pesanti dalle autostrade
sulla dorsale nord-sud al mare ciò significherebbe rimuovere ogni giorno una
fila ininterrotta di mezzi pesanti lunga quasi 50 km e spostare sul mare ogni
anno oltre 25 milioni di tonnellate di merci.
La messa a punto definitiva
del progetto richiederebbe la realizzazione di una rete di terminal portuali
strutturati in modo simile e con procedure standardizzate, dai quali far
salpare una nave ogni 3-4 ore. Inoltre sarebbe necessario l’affidamento di
questa rete, con funzioni simili a quelle di un ente di assistenza al volo, a
una società in grado di funzionare da interfaccia tra tutte le compagnie di
navigazione che vorranno entrare in pool e il mondo dell’autotrasporto.
D’altronde l’opzione di uno
sviluppo significativo verso il cabotaggio marino è diventata prioritaria a
livello europeo. Infatti il progetto delle «autostrade del mare», che consiste
sostanzialmente nell’adeguamento delle infrastrutture portuali per il trasporto
dei tir nei porti che collegano Spagna, Francia, Italia, Malta ed Europa
sud-orientale, è entrato a far parte della lista quick start dell’Ue che è
stata approvata in occasione del summit europeo del 12 e 13 dicembre scorso
(vedi riquadro). Il progetto infatti rispetta i quattro criteri di
selezione stabiliti dall’Ue: la dimensione transfrontaliera, l’impatto su
crescita e innovazione, il grado di maturità, la sostenibilità ambientale.
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L'Unione Europea finanzia il trasporto via mare |
Via a quattro progetti
Il vertice europeo di
Bruxelles del 12-13 dicembre ha approvato il pacchetto di interventi prioritari
sulle infrastrutture dei trasporti e dei servizi telematici, ai quali andranno
complessivamente 60 miliardi di euro, pari a un decimo delle opere da
realizzare al massimo in un decennio. Ai trasporti andranno 29,2 miliardi, di
cui 1,8 in progetti portuali. Queste risorse saranno integrate da interventi
della Banca europea per gli investimenti (Bei), da fondi pubblici nazionali e
da iniziative di partenariato con imprese private.
In particolare, il meccanismo
di sostegno per le «autostrade del mare» vuole favorire iniziative – in gran
parte plurinazionali – per attivare nuovi collegamenti regolari di trasporto
merci. Il meccanismo permetterà – sostiene la Commissione europea che in
ottobre presentò il progetto ora approvato – di assegnare sovvenzioni per
pacchetti destinati a infrastrutture, sistemi logistici e aiuti all’avviamento.
Oltre ai progetti per il
Baltico e per il Nord-ovest (dalla Penisola iberica al mare del Nord e
all’Irlanda) due iniziative riguardano direttamente l’Italia: quella
dell’Europa sud-orientale, per collegare l’Adriatico, lo Ionio e il
Mediterraneo orientale, compreso Cipro, e quella sud-occidentale, per collegare
Spagna, Francia e Italia, Malta compresa. Non sono state ancora date
indicazioni sulle località in cui effettuare gli interventi, né sulla
ripartizione dettagliata dei fondi disponibili. Tutti i lavori dovranno essere
terminati entro il 2010. Si cercheranno di integrare al massimo le iniziative
di miglioramento dei porti con gli investimenti ferroviari autostradali che
permetteranno di completare la rete dai produttori ai destinatari finali.
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