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POLITICA |
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Anagrafe bovina, certificato un capo su tre |
La sistemazione dei dati
procede a rilento
Per disporre di una Banca
dati nazionale efficiente gli allevatori dovranno aspettare almeno altri 3 o 4
mesi. In alcune regioni i ritardi sono veramente preoccupanti
Il termine previsto per
l’attività di certificazione della consistenza dei capi aziendale risultante
nella Banca dati nazionale e per il conseguente allineamento con l’effettiva
situazione di stalla è stato prorogato dal 15 novembre al 31-12-2003. Ma non
basterà, perché i lavori di sistemazione dell’Anagrafe nazionale zootecnica
procedono con un ritmo lento e sicuramente tale da non assicurare la chiusura
dell’operazione entro la fine del corrente anno.
È probabile, dunque, che dopo
la recente ordinanza del commissario straordinario di Governo, ci saranno altri
slittamenti di tempi. In particolare, sarà necessario, prima di tutto,
prevedere una fase di proroga del mandato attribuito al commissario di Governo
che scade alla fine dell’anno. Fatto ciò si dovrà decidere un ulteriore
allungamento dei tempi per la conclusione del processo di allineamento.
In Italia, i capi bovini da
registrare regolarmente nell’Anagrafe sono poco meno di 8 milioni, ripartiti
tra circa 280.000 unità produttive sparse sull’intero territorio nazionale,
anche se la concentrazione zootecnica è più alta nelle regioni della Pianura
Padana rispetto al resto del territorio.
A metà dicembre 2003 sono
stati certificati circa 95.000 registri di stalla (il 33% del totale) e poco
più di 2,6 milioni di capi bovini (33% della mandria complessiva). Questo
significa che procedendo con tale ritmo c’è bisogno ancora di 3-4 mesi di
lavoro. La certificazione dei dati è svolta dai servizi veterinari, dai Centri
di assistenza agricola (Caa), dai singoli detentori muniti di chiave di accesso
alla Banca dati e, infine, dai nodi regionali. Insomma, una pluralità di
soggetti tutti concentrati sullo stesso obiettivo che però rischia di divenire
irraggiungibile.
La situazione varia secondo
la regione considerata. Ce ne sono alcune efficienti, dove la certificazione è
in fase avanzata (in Piemonte pare che entro la fine di gennaio si chiuda
l’attività di allineamento). In altre realtà, invece, i ritardi sono davvero
preoccupanti, tanto da richiedere l’intervento del commissario straordinario,
il quale nei casi più gravi esercita un’azione di assistenza e di orientamento.
Il costo per la mancata e
completa attuazione della Banca dati zootecnica è ormai piuttosto elevato per
il nostro Paese. Il sistema di erogazione dei premi pac previsti
nell’organizzazione comune di mercato per la carne bovina è inefficiente e
spesso si inceppa, facendo in modo che parte dei contributi che dovrebbero
confluire ai nostri allevatori rimanga nelle casse dell’Unione Europea.
Il drammatico problema si
presenta in modo sistematico da anni, tanto che per la regolare erogazione dei
pagamenti relativi al 2002 si è deciso di ricorrere a una procedura
straordinaria. Questa prevede prima la liquidazione dei premi e poi la verifica
della corretta registrazione dei capi nella Banca dati nazionale. Insomma, un
percorso esattamente inverso rispetto a quanto stabilito nella norma
comunitaria.
La riforma della pac e
l’introduzione del regime del pagamento unico aziendale implicano il
disaccoppiamento del sostegno e il suo conseguente congelamento ai valori
storicamente erogati. In tal modo si proietta in avanti nel tempo il
pregiudizio derivante dal mancato funzionamento dell’Anagrafe e si ingigantisce
il danno economico subito dal sistema degli allevamenti italiani.
Non risulta che negli altri
Paesi membri dell’Unione ci siano problemi così macroscopici nell’implementare
e gestire un sistema di identificazione e registrazione degli animali, la cui
prima introduzione risale agli inizi degli anni Novanta. Successivamente ci
sono stati solo perfezionamenti e completamenti, anche tenendo conto dei
progressi raggiunti in campo informatico e dell’opportunità di conferire al
«sistema Anagrafe», la capacità di perseguire anche altri obiettivi, oltre a quello
eminentemente di natura sanitaria e di sicurezza alimentare.
Con il regolamento
comunitario 1760/2000, infatti, si è voluto estendere l’utilizzo della Banca
dati informatizzata anche all’etichettatura della carne bovina e dei prodotti a
base di carne bovina, fornendo in tal modo una risposta alla domanda sempre più
pressante del consumatore di avere informazioni sul prodotto da acquistare e di
esercitare in maniera chiara e sicura il potere di scelta.
In Italia c’è stata una
sottovalutazione del rilievo e dell’importanza strategica rivestita
dall’Anagrafe zootecnica. La distrazione non è un problema recente, ma si
trascina da troppi anni e precisamente da quando l’Unione Europea ha varato la
prima direttiva in materia, identificata come 92/102 Cee, risalente appunto al
1992.
Ora si sta cercando di porre
rimedio, attraverso l’affidamento di compiti straordinari a un commissario di
Governo, il quale ha scelto la strada del «fermi tutti» e di procedere con un
generalizzato allineamento dei dati tra realtà concreta (le singole stalle) e
realtà virtuale (quella che risulta nel sistema della Banca dati nazionale),
confidando poi che, una volta certificata tutta la mandria nazionale, il
processo di registrazione ordinaria e di aggiornamento progressivo diventi un
fatto di ordinaria amministrazione.
Su questo automatismo ci sono
seri e fondati dubbi, alla luce delle difficoltà che si incontrano nella fase
di allineamento iniziale e della carenza di interventi che finora c’è stata per
rimediare ai problemi strutturali del sistema di gestione dell’Anagrafe a
livello nazionale, con particolare riferimento ad alcune realtà regionali, dove
persiste una sostanziale inadeguatezza organizzativa.
Intanto, mentre ancora si
parla di Anagrafe bovina, a livello di Unione Europea è quasi completato l’iter
legislativo che porterà all’emanazione di un regolamento del Consiglio che
istituisce il sistema di identificazione e di registrazione degli animali della
specie ovina e caprina.
Mentre a livello italiano,
entro qualche settimana, partono i controlli da parte delle Regioni che, in
forza dell’articolo 6 comma 1 del decreto di applicazione della legge sulle
quote latte, sono tenute a eseguire dei controlli sulle consegne mensili
effettuate dagli allevatori, in modo da accertarne la coerenza con il numero di
vacche detenute, utilizzando all’uopo naturalmente l’Anagrafe.
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